C’è qualcosa di straordinariamente italiano nel successo di Pera Toons, i cui libri scalano con regolarità le classifiche. Il punto più interessante è questo: Pera Toons ha compiuto una piccola rivoluzione antropologica e narratologica. Ha trasformato la barzelletta da residuo analogico dell’infanzia nazionale (e della nostalgia del varietà in tv il sabato sera da Walter Chiari a Gigi Proietti) a prodotto editoriale perfetto per l’epoca della distrazione digitale permanente.

Il gioco delle risate di Pera Toons per Tunué è primo nella classifica dei libri più venduti della settimana in Italia. Uscito da quindici giorni, domina la top ten con un risultato eccezionale per un libro destinato a un pubblico di bambini e bambine, a coronamento di un percorso straordinario iniziato con il suo best seller Ridi che è meglio del 2020 che è il primo fumetto ad aver superato le 300.000 copie, il più venduto nella storia.

Con più di cinque milioni di followers sui social, che si chiamano affettuosamente Pere, Pera Toons è tra gli autori più venduti negli ultimi anni in tutto il mercato librario italiano con quasi 3 milioni di copie tra tutti i suoi titoli. I suoi fumetti sono caratterizzati da personaggi con una grande testa tonda, senza naso e occhi a puntino, spesso su sfondi pastello, con uno stile simile ai rage comics.

Materiale riconnesso

Questo libro, Il gioco delle risate, mescola le freddure con il più classico e antico dei giochi da tavolo: il gioco dell’oca. In copertina un pesce incrocia nel mare un’anguilla che gli dice: «Mi raccomando, acqua in bocca». «Tranguilla, sarò muto come un pesce».

Per decenni la barzelletta è stata il genere più disprezzato e più praticato del nostro paese. Nessuno l’avrebbe mai ammessa nel proprio pantheon estetico, ma tutti ne custodivano una dozzina in qualche ripostiglio della memoria: il pierino scolastico, il carabiniere smarrito, il marito tonto, la suocera rompicoglioni, il pappagallo che dice parole indecenti. Era un sottobosco orale, una forma enciclopedica del comico bassa e tenacissima.

Pera Toons ha capito che quel materiale, apparentemente decrepito, non andava riformato. Andava semplicemente riconnesso. Era già accaduto più di vent’anni fa con il libro stracult (e clamoroso caso editoriale) delle Barzellette di Totti scritte da lui medesimo per Mondadori.

Come allora, Pera Toons ha preso il meccanismo più antico del comico – l’attesa e lo scarto, la domanda e la risposta stupida, il trabocchetto infantile, la catastrofe minima del senso – e lo ha trasferito nella grammatica visiva del presente: disegno netto, battuta breve, ritmo da scroll, innocenza programmata, reiterazione seriale. Con abilità mercuriale, ha creato una forma libro di accesso immediato adatta ai bambini plasmati alla civiltà della notifica.

In provincia

L’altra cosa straordinariamente italiana di questa storia è la sua confezione tutta in provincia. Non c’è niente di metropolitano o di marketing orientend. È una storia antica di barzellette e di gioco dell’oca nata tra la provincia di Arezzo dove vive Pera Toons, nome d’arte di Alessandro Perugini, e Latina, città letterariamente pennacchiana, nel senso del grande scrittore Antonio Pennacchi, quello de Il fasciocomunista e Canale Mussolini, di cui è appena uscito il Meridiano Mondadori a cura di Giuseppe Iannaccone.

Sono in dieci a Latina a fare Tunuè, capitanati da Emanuele Di Giorgi, un manager simpatico che esordisce dicendo: «Da piccolo non mi hanno venduto all’Inter. Ero un buon difensore». Ora è un buon editore che sa che il successo è basato su un lavoro certosino, attento ai dettagli. Come quelli che stanno curando ora che, sempre in casa, stanno sviluppando l’animazione e la produzione della serie tv di Pera Toons che andrà su Raigulp.

Fanno fumetti per bambini soprattutto. Ma non solo. Anche libri di grande pregio visivo e letterario come il graphic novel Rughe del maestro del fumetto spagnolo Pedro Roca, il magnifico Ombre di famiglia di Tessa Hulls, Premio Pulitzer 2025 per memoir e autobiografia, dedicato a tre generazioni di donne cinesi tra comunismo e follia. E Insectopolis di Peter Kuper, vignettista del New Yorker.

Insomma il caso Pera Toons è interessante perché smentisce una gerarchia culturale che continuiamo a recitare senza crederci: diciamo che l’editoria deve allargare la base dei lettori, ma quando qualcuno ci riesce davvero, storciamo il naso perché non lo fa introducendo un dodicenne a Musil, ma inducendolo a ridere di una banana che parla.

© Riproduzione riservata