Il presente negli anniversari ci sguazza. Le ricorrenze sono i pilastri a cui aggrapparsi nel caos digitale che più che postmoderno ormai è Über-moderno. E dunque, buon compleanno Pixar Animation Studios.

Quarant’anni, un’età che stando alle coordinate dantesche dovrebbe aver superato da un po’ quel famoso mezzo del cammin di nostra vita. Non una selva oscura, ma una selva di Ia e soglia dell’attenzione ai minimi storici, quella in cui si trova a dover sgomitare per emergere l’universo animato fondato da Steve Jobs, Virgilio del terzo millennio. Il 3 febbraio del 1986 nascono gli studi di animazione con la lampada da scrivania che saltella, nel 2006 vengono acquistati da Disney, e come direbbe il mascellone astronauta di Toy Story: «Verso l’infinito e oltre».

Le innovazioni 

Le innovazioni di Pixar sono due. L’animazione digitale e l’idea che un lungometraggio per bambini, se infarcito di trame appetibili anche per gli adulti, ha il doppio del gradimento. E così, La ricerca di Nemo ci racconta di pesci parlanti ma anche di padri e figli, Gli Incredibili parla di supereroi e crisi di mezza età, mentre Monsters&Co. potrebbe essere interpretato come un’audace sfida al capitale, con la collettivizzazione della produzione in fabbrica da parte dei mostri.

Sappiamo che gli studi americani hanno un legame forte con l’Italia, con ben due film ambientati nei nostri invidiabili scenari, Luca del 2021 e Gatto, in uscita nel 2027. Visto il prestigio di tale coinvolgimento, la speranza è che il rapporto continui anche nel futuro, sfruttando al meglio il potenziale del nostro patrimonio artistico, che non solo è unico, ma anche magico, già pixarizzato.

In quale altro posto gli affreschi si trasformano in presidenti del Consiglio alati e i quadri prendono vita per fare tour promozionali del ministero del Turismo? Come piace a Pixar, intrattenimento per grandi e piccini.

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