Cibo è il nostro inserto mensile che racconta il mondo attraverso ciò che mangiamo. Esce l'ultimo sabato di ogni mese sulla app di Domani e in edicola. In ogni numero svisceriamo un tema diverso con articoli, approfondimenti e commenti: questo mese parliamo di abitudini e tendenze culinarie che diventano cringe. Qui troverete man mano tutti gli altri articoli di questo numero. In questa pagina , invece, tutti gli altri articoli di Cibo, che è anche una newsletter gratuita. Ci si scrive a questo link.


Premessa: questo pezzo sarà intriso di acidità e malumore diffuso. Mettiamo le mani avanti ma come Edith Piaf non regrettiamo assolutamente rien.

In principio erano i maschi che sculacciavano impasti, e l’algoritmo vide che macinavano visualizzazioni. Anche voi trovate piuttosto disdicevole vedere un uomo con i pantaloni a vita alta affondare la faccia dentro un panetto o fare un ditalino a un limone? Pazienza, è il mondo del food porn, in cui il food finisce tra parentesi e in primo piano resta il porn.

Sberle e filetti

Li chiamavano i thirst trap chef, e anche se probabilmente vi sembra molto cringe vedere uno che lecca il piatto in cui ha appena messo un’elaborata creazione che ha richiesto vari passaggi ad alto livello tecnico, il numero dei loro follower li fa entrare a buon diritto nelle vette del cool. Il binomio cibo e sessualità non è certo nato con i social, ma come tutto sui social è diventato qualcosa di estremizzato.

E fin qui ci siamo tutti e stiamo ribadendo cose abbastanza banali. I contenuti per bucare uno schermo devono diventare esagerati in tutti i sensi. La miglior pasta della tua vita, vegana, con la tua dose settimanale di fibre e quella mensile di proteine, fatta tutta sporcando una sola padella e in meno di 15 minuti, ché lo sappiamo utente, lavori tanto e scrolli alle 22 di sera cercando una promessa di benessere e di equilibrio che sai già essere sfuggente. Ma va bene così, le promesse sono fatte per non essere mantenute, i social sono fatti per le bugie.

Più strana e più cringe è invece questa estremizzazione del nostro rapporto con gli ingredienti. Non è più abbastanza che i piatti nei reel risultino fotogenici, per qualche motivo c’è anche bisogno di menare in maniera cinematografica gli ingredienti. Filetti di manzo malmenati da uomini che si sentono manzi, noci di cocco spezzate a metà a mani nude, teglie sbattute in forno.

Di sicuro c’entra l’Asmr e il suo potere ipnotizzante, lo scriveva anche la Bbc, intervistando Sam Way (@samseats sui social, 12 milioni di followers tra le varie piattaforme): «I rumori che accompagnano ogni ripresa, che si tratti del rumore di un coperchio che si apre o dello sfrigolio di qualcosa che frigge in padella, hanno contribuito al fascino dei suoi video, facendogli conquistare una schiera di fan».

Ma l’Asmr di @samseats non presuppone la violenza subita ogni giorno da schiere di ciambelle inermi, e non basta quindi a spiegare questa fascinazione. Inoltre, se la suddetta violenza risponde almeno alle logiche perverse del food porn quasi autoironico dei maschioni impastatori (risponde alle logiche, ma non viene condonata da questo mensile, lasciate stare quei filetti, quella mucca ha già sofferto abbastanza, ndr) c’era davvero bisogno che invadesse anche il resto della nostra timeline?

Prendersela con i ceci

Perché adesso si malmena un po’ tutto. I ceci per fare il blondie ipocalorico e zuccherato con i datteri? L’influencer vegana che lo prepara per noi sullo schermo si premura di farli cadere molto violentemente dalla latta. E di sbatterci sopra il coperchio del frullatore con la stessa forza con cui si picchiano le talpe in quel gioco con i martelletti. Anche i verbi sono sempre cose tipo WHACK them in the food processor, sbattili dentro, menali, riduci i poveri ceci a poltiglia, perché se lo meritano, #cecidimmerda.

Anche in video privi di ammiccamenti, gli ingredienti del ripieno per delicati croissant laminati con fiori eduli vengono lanciati in ciotole e pentolini da circa un metro e mezzo di altezza, in modo che schizzino per bene la superficie di lavoro, e in modo che il latte capisca chi comanda. E forse è un retaggio molto anni Novanta/primi anni Duemila, ma non avevate insegnanti alle elementari che vi dicevano di non sprecare il cibo, «pensate ai bambini dell’Africa»? (E sul serio, potete per un secondo pensare ai bambini che non hanno da mangiare? O quantomeno, all’inflazione e all’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità?).

Insomma, ok, la timeline è piena di tic e forse ciascuno deve solo trovare il proprio angolino di pace, ma davvero a che pro ci piace guardare persone che menano il cibo? Cucinare richiede gesti violenti ma anche tanti gesti pieni di cura, di delicatezza, di leggerezza: quando abbiamo deciso che quelli non erano cool?


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