L’autrice pubblica con Europa Edizioni una silloge poetica che attraversa paura, dolore, memoria e rinascita. Un libro che ci guida alla scoperta della fragilità che connota ogni vita
Il buio non si può evitare. Rappresenta un elemento visivo e introspettivo unico, presente in tutti noi. D’altronde la vita è memoria su cui si sedimenta il vissuto psicologico e dove la poesia diventa strumento di attraversamento, una luce che guida nei momenti più pesti. Capace di trasformare la fragilità in materia poetica. È da questa necessità, più che da un progetto letterario, che nasce "Anime invisibili”, silloge d’esordio di Katrin (Ketrin Lasiychuk), pubblicata da Europa Edizioni nella collana “Tracciare Spazi”.
La silloge
La struttura della silloge segue un andamento ondoso: sprofondamento e riemersione, apnea e fiato, buio
e spiragli. L’acqua è abbraccio e minaccia, il cielo è un organismo che assume tratti umani: piange, urla, si arrende. La pioggia diventa linguaggio condiviso, una pedagogia della vulnerabilità: goccia
dopo goccia, ciò che cade scava ma allo stesso tempo purifica. L’acqua infatti è un elemento che attraversa i testi con un doppio simbolismo: sia rifugio che minaccia.
Il dolore in questa raccolta viene invocato, costringendo il buio a prendere la forma di materia letteraria. L’io lirico si percepisce come un corpo attraversato da ferite e vergogna. Ma anche come una mente in costante battaglia.
La ripetizione di frasi come «non riesco» non è resa, bensì diagnosi sonora: un modo per misurare la distanza modo per misurare la distanza fra ciò che si sente e ciò che si riesce a reggere. La scrittura diventa così uno strumento di autosoccorso, uno strumento salvifico utilizzato in casi di estrema necessità. Quando il buio ingoia tutto ciò che ci circonda.
Il bestiario
Nella silloge si sviluppa anche un bestiario interiore fatto di corvi, serpenti, ragni e predatori. Sono immagini nette, fisiche, che trasformano l’angoscia in scena visibile, fino a farne materia su cui lavorare.
Si innalzano così, lungo i versi della silloge, alcuni nuclei tematici ben visibili: la solitudine come condizione primaria, l’identità come domanda incessante, la memoria come ferita che non si può cancellare.
La silloge affronta il tema del corpo oggettificato e violato. Cosicché la poesia si fa denuncia e nello stesso tempo rimane desiderio: la rinascita non deve essere solamente retorica, bensì una pratica quotidiana. I versi devono diventare materia su cui modellare il nostro vivere.
In “Anime invisibili” troviamo anche la famiglia, matrice di ogni amore: la nonna, il padre – evocato con la parola ucraina “Тато” – le amiche, gli amori. Alcuni testi assumono la forma di lettere o frammenti narrativi, ampliando il respiro della silloge.
Con “Anime invisibili”, Katrin ci ricorda come la fragilità non sia una condanna, bensì una condizione da abitare in piena libertà.
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