Cibo è il nostro inserto mensile che racconta il mondo attraverso ciò che mangiamo. Esce l’ultimo sabato di ogni mese sulla app di Domani e in edicola. In ogni numero svisceriamo un tema diverso con articoli, approfondimenti e commenti: questo mese parliamo del ritorno nella nostra dieta delle fibre. Qui troverete man mano tutti gli altri articoli di questo numero. In questa pagina, invece, tutti gli altri articoli di Cibo, che è anche una newsletter gratuita. Ci si iscrive a questo link.


I benefici del consumo di fibre sono diventati così lampanti da approdare su TikTok con il trend fibermaxxing. I contenuti a tema cibo trainano mode, con ricette virali adattate a seconda del pubblico del content creator che le riposta, e causando spesso il sold out di specifici prodotti alimentari, quasi sempre industriali.

Nel 2025, però, non è stata condivisa solo la Dubai chocolate, ma anche cereali integrali, legumi, semi di chia e fibre in polvere da integrare per raggiungere il fabbisogno quotidiano. #Fibermaxxing è stata una moda alimentare che ha rilanciato l’azione prebiotica delle fibre che nutrono il microbiota intestinale.

Il Crea, nelle linee guida per una sana alimentazione, considera frutta e verdura la “combinazione alimentare più virtuosa per la salute dell’apparato digerente”, proprio per l’elevato contenuto di fibre e acqua, evidenziandone il ruolo nel facilitare il raggiungimento del senso di sazietà, stimolando anche la regolare attività intestinale.

Sembrava della stessa opinione il governo americano quando a inizio ha lanciato il nuovo piano “Make America Healthy Again” con il semplice messaggio: “Eat real food”. In questo motto rientrano gli alimenti ricchi di fibre e una drastica riduzione di cibi ultraprocessati. Nella nuova piramide alimentare americana, però, la priorità è data alle proteine (se ne consigliano 1.2-1.6 grammi per kg di peso corporeo al giorno, quasi il doppio degli 0,83 grammi consigliati dall’Autorità Europea per la sicurezza alimentare).

I limiti economici

Ma nella realtà concreta, oltre le mode sui social e le campagne di responsabilizzazione individuale, le scelte alimentari sono condizionate prima di tutto dal reddito e dai limiti economici. Terra! ha esplorato questo tema nel nuovo rapporto Quando il cibo non basta, puntando ad esplorare il concetto di povertà alimentare e connetterlo con la transizione ecologica dei sistemi alimentari, dando voce alle esperienze dirette delle persone che ogni giorno vivono questa condizione nel Tufello, nella periferia nord di Roma nel III municipio, tra i quartieri socialmente più vulnerabili della città.

L’alimentazione si adatta a una realtà fatta di vincoli economici e logistici, e la questione non è solo avere sufficienti risorse economiche per acquistare cibo salutare, ma avere il frigorifero per conservarlo, la cucina e gli strumenti per prepararlo e, ancora prima, la sua reperibilità. In molte zone urbane, denominate “food deserts”, l’accesso ad un cibo nutriente e fresco è spesso difficile.

Le testimonianze raccolte raccontano che la qualità degli alimenti è condizionata da risorse e durata. Per alcune persone anziane in situazioni di fragilità «la spesa non è un gesto ordinario ma un impegno gravoso». Se lo stipendio non è sufficiente per pagare le bollette, mangiare sano diventa un lusso, anche in casi in cui seguire una dieta sarebbe necessario a causa di condizioni cliniche. Questo ha pesanti conseguenze anche sulle generazioni più giovani che vivono in ambienti vulnerabili.

In questo contesto una politica pubblica chiave per affrontare molte delle diverse criticità dei sistemi alimentari è la refezione scolastica. Il pasto consumato a scuola è infatti spesso per decine di migliaia di bambini in Italia (milioni nel mondo) l’unica fonte affidabile e completa di nutrimento della giornata.

Non solo: può essere uno strumento per avvicinare i bambini (e anche le famiglie e il personale scolastico stesso) verso abitudini più sane, costruendo un rapporto positivo con il cibo attraverso l’educazione alimentare. E il beneficio non è solo per la salute umana.

Frutta, verdura, legumi, semi vanno a braccetto con un ridotto impatto ambientale, considerando la minore quantità di emissioni di gas clima-alteranti e il consumo idrico necessari per la loro coltivazione, rispetto agli alimenti di origine animale. Le fibre vegetali sono il filo invisibile che unisce il nostro benessere a quello del pianeta: lavorare per renderle accessibili è la grande sfida che ci aspetta.


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