Illustratore e fumettista, autore della cover di marzo del nostro mensile Finzioni, prima del suo graphic novel Corpo a corpo aveva lavorato solo su testi di altri. In questo libro aveva «la necessità di fermare su carta alcuni ricordi e dinamiche dei miei 16 anni»
La cover dell’inserto Finzioni di marzo è realizzata da Giovanni “Gioz” Scarduelli. Giovanni “Gioz” Scarduelli, illustratore e fumettiste, si è formato tra il liceo d’arte Giulio Romano, l’Istituto Design Palladio di Verona e il MiMaster di Milano. Negli anni ha collaborato con diversi giornali e case editrici con storie, copertine e fumetti, illustrando poi Il diario di Anne Frank (Rizzoli), Il mio amico Giovanni (Feltrinelli) e Antologia di Spoon River (Mondadori).
Nel suo lavoro il corpo è uno spazio emotivo e narrativo, attraversato da fragilità, trasformazioni e crescita. Questo tratto emerge particolarmente nel suo ultimo libro uscito nel 2025 con Terre di mezzo, Corpo a corpo.
Nel suo fumetto Corpo a corpo il corpo è sia il tema sia il linguaggio. Cosa sente più vicino a sé, creativamente, la parola o il gesto/il tocco?
Il gesto è il mio lavoro quotidiano. La parola è arrivata dopo, quasi inevitabilmente, e mi ha aiutato a spingere il disegno un po’ più in là.
Prima di Corpo a corpo ho sempre lavorato su libri scritti da altri, dai fumetti alle illustrazioni. Da un certo punto di vista sono stato fortunato, perché ho sempre trovato autori e autrici con cui entrare in sinergia e quindi unire al meglio le due cose.
Con questo libro, però, avevo bisogno di avere lo spazio creativo tutto per me, prendermi i tempi giusti, poter sbagliare, tornare indietro o rifare daccapo, sia col gesto che con la parola.
In Corpo a corpo ha scelto di raccontare l’adolescenza maschile. È stata una direzione arrivata in modo istintivo mentre lavorava oppure una scelta precisa fin dall’inizio? C’è un’età, o un momento della crescita, a cui spera che questo libro arrivi?
In realtà, questo libro non doveva essere un libro. Mi spiego meglio: Corpo a corpo fino a qualche tempo fa erano solo una serie di capitoli, più o meno legati tra di loro, che tenevo in una cartella sul computer chiamata Classico.
Ho iniziato a scriverli e disegnarli nel 2018, perché avevo la necessità di fermare su carta, alcuni ricordi e dinamiche dei miei sedici anni – i rapporti con gli amici, con i prof ma soprattutto con la dimensione amorosa che stavo vivendo, fatta di silenzi, sguardi e parecchi pare!
Lavorare a questa storia è stato un provare a riprendere le fila di certi rapporti (con la lucidità dell’avere il doppio degli anni), con gli altri e con me stesso.
Penso che il libro possa essere letto sia dagli adolescenti che dagli adulti - senza distinzioni o preferenze - mi piace pensare che sia così, l’intento è stato anche un po’ questo.
Nel suo lavoro c’è una sensibilità particolare per il ritratto. Ci racconta come sta lavorando alla cover di Finzioni di questo mese?
Lasciandomi andare. Alla redazione è piaciuto molto un ritratto che ho fatto su Carmelo Bene, qualche tempo fa. L’avevo realizzato nel tempo libero, non era un lavoro che mi avevano commissionato; mi ero intestardito a disegnare lo sguardo profondo e tragico di Bene, ma senza ricercare le forme esatte, provando ad indovinare i tratti giusti e osando un po’ con il colore e il segno.
Fare ritratti per me è sempre stato molto difficile – non ho mai capito perché alcuni funzionassero e altri no. Oggi penso di aver capito che il segreto di un buon primo piano sta in pochi (pochissimi) tratti.
Per la cover di questo mese ho provato a seguire lo stesso procedimento, cercando di indovinare cosa fa stare in piedi un volto e poi lasciando andare tutto il resto.
Quando ho scoperto che per questo numero avrei disegnato Kafka mi sono letteralmente lanciato al tavolo da disegno: adoro Kafka, i suoi racconti, il suo sguardo e quella delicatezza nervosa che gli riempie il viso.
In Corpo a corpo parla molto di vulnerabilità, come se oggi mancasse il linguaggio per dirla e lo spazio per mostrarla. Che ne pensa?
Parlando con le persone, durante il tour di presentazione del libro, mi accorgo di cose a cui non avevo pensato durante la lavorazione.
A me interessava provare a restituire quel pezzo di adolescenza che ha sempre affollato un po’ i miei pensieri. Ho cercato di farlo nel modo più onesto possibile, senza filtri. Se questo ha finito per aprire delle porte su certe tematiche, forse è perché quelle esperienze le abbiamo attraversate anche noi — ieri come oggi — magari senza esserne del tutto consapevoli.
Credo che, a volte, nominare esplicitamente le cose non ci renda più sinceri con noi stessi. Al contrario, parlare ognuno la nostra lingua – con le parole e con i gesti – permette di andare più a fondo nelle cose. Provo a spiegarmi meglio. Se mi fossi detto “voglio parlare di vulnerabilità” probabilmente non ci sarei riuscito. Provando invece ad essere il più sincero possibile, mi sono accorto di aver parlato proprio di vulnerabilità e altre temi, senza ricercarli in modo diretto.
Ognuno però ha il suo modo di affrontare i temi che gli stanno a cuore – questo è stato il mio.
Le sono arrivati commenti da ragazze o ragazzi che l’hanno sorpresa o che in qualche modo hanno spostato il suo sguardo o punto di vista sul libro rispetto a quando lo stava facendo?
La cosa che continua a colpirmi è vedere come questo libro riesca a parlare tanto alla mia generazione, i millennial, quanto alla Gen Z e perfino a quelle precedenti. Ogni generazione è diversa da quella che l’ha preceduta e lo sarà da quella che verrà, tuttavia c’è qualcosa che le lega ed è un vissuto comune che travalica il tempo e lo spazio. Alle presentazioni il pubblico è sempre molto vario, questo è il mio vanto più grande perché la dice lunga su dove può arrivare questa storia ma soprattutto che il fumetto è un linguaggio universale e potentissimo, che può puntare lontano.
A cosa sta lavorando adesso e quali sono i suoi prossimi progetti?
Ho appena ultimato un corso di fumetto con ragazze e ragazzi delle scuole medie, a breve tornerò ad insegnarlo anche ai più grandi, tra Verona e Milano; porterò in tour Corpo a corpo in giro per l’Italia a incontrare il suo pubblico, questa storia mi accompagnerà ancora per qualche tempo. Tra una trasferta e l’altra continuerò a disegnare, spero, sempre di più; intanto ho iniziato a scrivere una nuova storia.
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