La cover di Finzioni di febbraio è firmata da Stefano Bessoni, regista, illustratore e animatore stop-motion, attivo dal 1989 tra film sperimentali, installazioni e documentari.

Per Bakemono Lab sta per uscire il suo nuovo libro realizzato con Peter Greenaway, He Read Deep Into The Night / Si immerse nella lettura fino a notte fonda, cento micro-racconti di Greenaway reinterpretati da Bessoni. Abbiamo parlato con entrambi del loro lavoro, del progetto insieme e del tema del mese della cover e dei fumetti di Finzioni, cioè il buio.

Cosa c’è in un’immagine

A Stefano Bessoni abbiamo chiesto della sua esperienza con i testi di Peter Greenaway, che appunto sono molto brevi: «Credo che più sia lungo e prolisso un testo e più lo spazio creativo per realizzare un’illustrazione diventa limitato. Poi, devo dire che non mi considero un illustratore, o meglio quello che si intende per illustratore. Lavoro quasi solamente su progetti personali e su pochissimi altri nei quali mi riconosco, che mi diano la possibilità di usare l’illustrazione come mezzo espressivo e non come mero strumento di raffigurazione di un testo scritto».

Parlando dello stato del settore, Bessoni dice: «Oggi i libri illustrati sono spesso cataloghi di stili reiterati e di tendenze modaiole che tolgono potenza e carica sovversiva alle immagini. È un fenomeno che tocca tutte le forme espressive, basta guardare il cinema, e non potevamo aspettarci che l’illustrazione rimanesse integra dallo schiacciamento delle logiche commerciali», aggiunge, «Io credo che parole e immagini debbano dialogare, pungolarsi, stimolando il fruitore, senza fornire nitidezza, ma innescando un processo immaginativo personale».

Allo stesso modo descrive la propria cifra come artista, in equilibrio tra la fiaba e inquietudine: «È vero, anche se tale caratterizzazione avviene in maniera del tutto spontanea. Non è una cosa che ho cercato di costruire nel tempo. Probabilmente, è un sentimento riconducibile alla malinconia che mi accompagna costantemente, fin da quando ero bambino. La malinconia permea ogni mio personaggio e lo imprigiona in un limbo apparentemente buio e triste, dove però esistono sentimenti e poesia, gioco, fantasia e follia. Il mio è un mondo parallelo, sotterraneo, fatto di ossessioni e governato dalle paturnie esistenziali, sempre intriso dal fascino sottile e discreto della diversità. Non voglio mai stupire, né tantomeno spaventare, cerco di affabulare e se ci riesco anche a destare empatia, magari fino a commuovere».

Con Greenaway, racconta, la scelta per He Read Deep Into The Night non è stata di “solamente illustrare”, ma “ricreare” stimolando il lettore: «Per questo motivo, ho deciso di concentrarmi sui protagonisti delle brevi narrazioni scritte da Greenaway, figure che portano nel profondo della loro anima disagi esistenziali, ossessioni, sogni paradossali e di aggiungere alcuni elementi presenti nel testo, senza ambientazioni o contesti specifici. Non volevo cadere in una mera narrazione illustrata, ma trasformare testo, immagini ed elementi grafici in un gioco per il lettore, in modo che possa fantasticare con i pezzi a disposizione, sviluppando un’idea personale».

Il tema dei fumetti e della cover di Finzioni, questo mese, è il buio, che non è necessariamente un nascondiglio, ma alle volte può essere addirittura una scelta consapevole: «Sono ammaliato dal buio e da tutto ciò che nasconde. Ma allo stesso tempo ne sono tremendamente spaventato. Da ragazzo, durante gli studi universitari, ho passato tanto tempo sotto terra per studiare i pipistrelli (Bessoni ha frequentato il corso di laurea in scienze biologiche, sviluppando particolare interesse per la zoologia e l’anatomia, ndr) e nel profondo delle grotte ho provato il buio assoluto, quello a cui gli occhi non si abituano mai, insieme alla mancanza di suoni esterni, con il tempo scandito solo dalle gocce d’acqua», spiega.

«È un’esperienza che sicuramente ha poi caratterizzato la mia ricerca espressiva. La cover è idealmente un mio autoritratto da bambino, dove, con tutte le mie paure e le mie incertezze, cerco di esplorare il buio con matite e colori» continua Bessoni.

Cosa c’è in una parola

Greenaway, invece, è un autore che spinge la brevità fino al paradosso: «Ho sempre ammirato la brevità dei racconti di Borges. Guerra e pace di Tolstoj, invece di essere lungo mille pagine, potrebbe forse essere più efficace se fosse lungo mille parole. E probabilmente tutti i film sono troppo lunghi. Ci sono altre cose che vale la pena fare» dice.

Ma Greenaway non rinuncia al suo contrario, trasmettendoci una forza creativa enorme, inarrestabile e, soprattutto, divertita: «Oltre a brevi racconti, sono incline a scrivere cataloghi letterari estremamente lunghi e tortuosi, composti da migliaia di idee e liste collegate tra loro che so che non finirò mai. Potrei fornirvi i titoli di almeno 50 progetti incompiuti o solo parzialmente completati, e qualche idea sulla loro struttura e sul loro contenuto, ma ho 83 anni e non avrò mai il tempo di portarli a termine. Ma sicuramente che anche solo iniziare a lavorarci, contemplarli, giocarci, esserne consapevole, è soddisfacente ed emozionante».

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