Fine è un graphic novel tratto dal romanzo di Giuseppe Civati e Marco Tiberi. L’anno è il 2042, Sara è una ragazza privilegiata, figlia di quel potere che ha portato il mondoaal collasso. Poi uno sparo, arriva un colpo di pistola e da lì comincia un viaggio che sembra infinito, in un mondo che però è al termine
C’è una nave sospesa nel tempo, da qualche parte ai confini del mondo.
È una storia che descrive un momento specifico, ma non si tratta di un luogo “post”, non è un “dopo”. È un “già”. Già tardi. Già troppo tardi.
Sara, la protagonista di Fine (pubblicato da Coconino Press a fine 2025), scrive e si domanda «Quand’è che tutto, per tutti, ha cominciato a finire?». L’incipit ci fa inciampare in una domanda tanto attuale quanto elusiva, la prendi per finzione e intanto la senti vera, come se parlasse direttamente alla tua vita.
Fine nasce come romanzo nel 2019 (pubblicato da People), firmato da Giuseppe Civati e Marco Tiberi. E torna oggi, a fine 2025, come graphic novel per Coconino Press, con i disegni e l’adattamento di Isabella Tiveron.
Dopo
Siamo nel 2042. Sara è una ragazza privilegiata in fuga, “privilegiata” non come etichetta morale, ma come dettaglio narrativo che definisce il suo background e le sue scelte. Lei sta bene, sta molto bene. È figlia di quel potere che, in un mondo al collasso, è responsabile e complice. Poi uno sparo, arriva un colpo di pistola e da lì comincia un viaggio che sembra non avere fine, in un mondo che però è al termine.
Proprio in chiusura il racconto piazza una gravidanza, l’evento che per definizione dovrebbe riaprire tutto e far scattare l’idea stessa di “dopo”. l simbolo massimo del futuro usato per raccontare qualcosa in una storia in cui il futuro, però, non c’è.
Civati racconta di aver iniziato a scrivere il romanzo nel novembre 2018, ai tempi dei primi scioperi del venerdì, quando Greta Thunberg cominciava a girare il mondo e in Italia del clima «non parlava nessuno». Fine nasce quindi come un diario dal futuro il cui intento non è tanto distribuire speranza, ma spingere verso l’azione.
Lavoro per sottrazione
Nel 2025 Isabella Tiveron dà una nuova voce e un’identità visiva al romanzo, lavorando per sottrazione, una sottrazione precisa e densa, piena di campiture di colore che costruiscono una narrazione estremamente definita, quasi grafica.
La sottrazione quindi necessaria per raccontare una storia complessa e ogni segno rimasto è quello giusto, essenziale, mai decorativo, come del resto, appunto, non lo è la storia stessa. Anche gli sfondi ricevono lo stesso trattamento e, in alcune vignette, spariscono del tutto.
Resta così la capacità indubbia di Tiveron di narrare senza orpelli visivi, senza distrarre il lettore con dettagli superflui, sfruttando invece il potere narrativo dei silenzi e degli sguardi. Il libro è pieno di micro-cedimenti ed esitazioni. Un lessico emotivo sorprendentemente maturo mentre racconta la catastrofe globale.
Isabella Tiveron arriva a questa prima graphic novel dopo un percorso tra illustrazione e fumetto, prima il diploma in Arti Visive a Venezia poi le prime collaborazioni tra cui quella con Domani (uno dei suoi primi lavori da fumettista è passato proprio di qui) poi La Lettura delle Ragazze e dei Ragazzi del Corriere, La Chiave di Sophia. Per La Revue ha disegnato Sotto controllo, reportage sulla smart control room di Venezia. Tra i suoi lavori anche A spasso con Poldo (con i testi di Walter Leoni).
Resta una strana sensazione, alla fine di Fine, cioè che la domanda iniziale non chieda davvero «quando», ma «com’è che non ce ne siamo accorti?». E che la risposta, se deve arrivare, debba arrivare adesso.
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