Eleonora Marangoni nel suo libro L’imperdibile – Feltrinelli 2026 – racconta la storia di un uomo passato alla storia per le occasioni che ha perduto. Walter Hunt è un inventore, nella New York nell’Ottocento, che però non si accorge del valore delle sue invenzioni
Stephen Crane quando muore non ha nemmeno compiuto trent’anni eppure ha fatto in tempo a essere scrittore, giornalista e reporter di guerra. Ha scritto romanzi e poesie, tra cui Il segno rosso del coraggio (Einaudi), il suo romanzo più noto, un racconto in presa diretta della guerra civile americana.
Le figure come quella Crane restano stampate nella memoria collettiva, si tratta di uomini e donne capaci di coagulare attorno alla propria esistenza la storia di un paese e il senso di un’epoca. Attorno a Crane e alla sua storia non a caso Paul Auster, uno degli ultimi grandi romanzieri postmoderni americani, ha dedicato uno dei suoi ultimi libri, Ragazzo in fiamme (Einaudi), oltre mille pagine capaci di raccontare dall’interno il carattere stesso di una nazione. Ragazzo in fiamme è un libro formidabile e appassionante come l’esistenza che racconta, in un’aderenza tra Crane e gli Stati Uniti che in parte lui stesso ha contributo a plasmare quanto meno a livello d’immaginario.
Ma esiste anche uno spazio altro, diverso dove alle grandi passioni si possono affiancare elementi minimi, spesso impercettibili o considerarti per la loro semplicità ovvi, per non dire banali. Ad esempio tutto può partire da una spilla da balia, un oggetto fondamentale quanto estremamente sottovalutato da cui prende avvio il racconto di Eleonora Marangoni, L’imperdibile (Feltrinelli): «A cosa serve una spilla da balia? Protegge, unisce, assicura, tiene insieme. “El imperdible” ho scoperto che si chiama in spagnolo. L’imperdibile: l’oggetto perfetto di un uomo passato alla storia per le occasioni che ha perduto».
L’inventore
Il romanzo di Eleonora Marangoni prende forma attorno ad un uomo, un inventore che si posiziona perfettamente all’opposto di una figura eroica e tragica come quella di Stephen Crane, ma che è capace allo stesso modo di coagulare attorno alla propria esistenza il carattere e il senso di una nazione come gli Stati Uniti.
Walter Hunt, questo il nome dell’inventore, nasce nel 1796 a Martinsburg (quasi un secolo prima di Crane) e vive nel cuore di quella che è la Rivoluzione industriale, non ne vive la fabbrica, ma di certo ne assorbe la mentalità. L’umanità sta entrando in un tempo in cui gli oggetti tecnologici divengono anno dopo anno sempre più fondamentali per la quotidianità.
Lui stesso grazie alle prime invenzioni si emancipa da un condizione contadina per avventurarsi con la qualifica di artista in una città come New York. Ed è forse proprio nella qualifica di artista che si esemplifica il limite di un uomo che sa di appartenere alla propria epoca, ma ne rifugge una parte fondamentale tanto più negli Stati Uniti.
Quel farsi da sé che significa non solo immaginare, inventare e creare, ma plasmare la propria e altrui vita in nome di un guadagno che prima di ogni altra cosa non può che tradursi in solido denaro. Walter Hunt non è un uomo intenzionato per davvero a farsi da sé, a far soldi e a cogliere tutte quelle che possono apparire a chiunque altro facili occasioni. Il suo disinteresse è così ostinato da farlo risultare uno stralunato in un tempo feroce.
La ricerca
Attorno alla figura del suo eroe, un po’ tragico e un po’ strampalato, Eleonora Marangoni cuce una narrazione fortemente contemporanea, dentro alla quale sbuca di tanto in tanto la propria stessa vita o meglio quella parte di vita che tenta in ogni modo di dedicarsi all’esistenza di Hunt per salvarlo dalla condanna all’anonimato. La ricerca in biblioteca non è sufficiente, troppo poco il materiale a disposizione e così quella che inizialmente appare come un’intuizione un po’ vacua e dai contorni sbiaditi si trasforma in un’ossessione.
Marangoni parte per gli Stati Uniti, con lei il compagno Marco e il figlio di lui Bruno che non vede l’ora di vedere per la prima volta gli states. Alle perplessità dell’autrice e del compagno si alternano i sinceri entusiasmi di Bruno che di fronte alle dimensioni generose e sempre esagerate di quello che gli Stati Uniti possono offrire: dalle auto alle bibite, dai paesaggi alle città, non può che restare incantato.
Ma d’altra parte la ricerca è rivolta ad un inventore sconosciuto, un quacchero per l’esattezza, che ha immaginato principalmente cose minime e ben lontane dall’euforica enormità americana. Anche dal punto di vista etico Hunt va in totale controtendenza avvertendo la necessità di uno sguardo diverso che sappia contemplare gli esiti magari nefasti che un’invenzione migliorativa nello specifico può causare in un più ampio contesto.
Sembra di intravvedere un uomo totalmente fuori dal mondo, allora come oggi. Tutto ciò non può che rendere amabile la figura di Walter Hunt, una sorta di Forrest Gump e di Walter Mitty ante litteram. Figure per altro tipiche del panorama culturale americano forse perché utili idioti di un sistema che tutto macina e tutto distrugge in nome di un sempre avanzato attuale contemporaneo. Si dirà è il capitalismo! È il mercato!
Occasioni e cura
Ma l’impressione è che se da un lato persone come Walter Hunt tendano a prefigurare l’eroismo tragico di figure come quelle di Stephen Crane, dall’altro rappresentino una denuncia dell’orribile cinismo e della stupidità reazionaria di chi è detentore della verità solo in virtù della propria stessa forza di convincimento.
Walter Hunt risulta così fortemente credibile e amabile perché è soprattutto dubbioso, come è dubbiosa la sua stessa narratrice, sempre in bilico tra desiderio e necessità, perplessità e gratitudine per uomo uscito sconfitto dal suo tempo, ma non dalla storia: «Ogni tanto mentre lavoravo a questo libro, guardavo la spilla e mi dicevo: ma guarda un po’, in fondo anche a me Walter Hunt salva un po’ ogni giorno, anche adesso. Oggi la gente non si ricorda di lui, o addirittura scuote la testa quando ne parlo, ma intanto. Eccolo qui».
In un tempo di apparenza e di facili mitologie che illuminano i cosiddetti grandi e geniali inventori della Silicon Valley ecco che Marangoni riporta alla luce un personaggio minimo che visse nell’ombra e che inventò cose utili con un’idea di progresso estremamente civile anche se oggi così surclassata da un’idea di cambiamento continuo, di palingenesi obbligata e soprattutto sempre al servizio di pochi.
Eccolo qui Walter Hunt, alternativa solo apparentemente sconfitta di un mondo pensato più vivibile e utile per molti e non solo più appariscente e conflittuale. Dopo di lui verrà Stephen Crane, la guerra civile e una rifondazione degli Stati Uniti che rinasceranno anche grazie all’intelligenza di chi ha imposto le proprie idee prima che il proprio sé. Eleonora Marangoni con L’imperdibile riporta Walter Hunt al tempo che gli spetta: quello della contemporaneità.
Il suo personaggio va oltre le invenzioni e le sfortune, le incapacità e i fallimenti, per divenire una figura capace di vivere in fragile equilibrio tra un domani possibile e un presente che rischia di essere solo una triste condanna. La sua storia si sostanzia di un’idea d’innovazione che si lega ad un pensiero di cura dentro al quale le occasioni perse si riducono solo a piccoli fatti quotidiani di poco conto.
L’imperdibile (Feltrinelli 2026) è un romanzo di Eleonora Marangoni
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