Grande festa alla corte di Giorgia Meloni. Si celebra, come è noto, il record del governo più lungo della storia repubblicana d’Italia. Qualsiasi associazione di pensiero con le lunghezze che antecedono il 1946 è respinta.

I discorsi sulla durata aprono però anche un altro inevitabile dibattito, ben sintetizzato dalle sagge parole della sindaca Salis alla festa de L’Unità di Genova, «in tante cose della vita una lunga durata non corrisponde poi alla qualità». Qualità e quantità, com’è difficile trovarle insieme. E che peccato quando non si riconosce chi è capace di garantire entrambe.

Campo di battaglia

È meglio Un giorno da pecora o millequattrocentotredici giorni da Meloni? «Cinquanta da orsacchiotto», come dicevano Massimo Troisi e Lello Arena, o mezzo da Geppi Cucciari, che con un post su Instagram ha confermato i timori maturati dai fedelissimi ascoltatori dello storico programma satirico di Radio 1.

Quello dove un tempo, al fianco di Giorgio «il simpatico» Lauro c’erano il picconatore Francesco Cossiga in versione Dj-K e Claudio Sabelli Fioretti, poi sostituito egregiamente dalla conduttrice cagliaritana, e che oggi sembra essere l’ennesimo campo di battaglia pseudo-egemonico culturale tra Rai, politica e qualità del servizio pubblico, appunto.

Sarà infatti solo una coincidenza, quella di aver rimpiazzato con una scusa logistica debole (una conduzione divisa tra Roma e Milano) la responsabile della prima clamorosa figuraccia del governo più longevo della Repubblica – il deus ex machina calato sul palco dello Strega nel 2023 che fece tremare Gennaro Sangiuliano – con Nancy Brilli, un’attrice che non ha mai nascosto il suo entusiasmo per l’operato della presidente del Consiglio.

E che, per quanto stimabile, non è nota per il suo sarcasmo pungente, di cui Cucciari invece dispone in grandi quantità. Quanti giorni mancano a maggio 2027?

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