Il libro di Vincenzo Latronico, “Le perfezioni”, è un caso editoriale molto singolare: uscito in Italia nel 2022, è rimasto un po’ in sordina nonostante l’ingresso in dozzina al Premio Strega. Nel 2025, poi, è uscito per l’editore inglese Fitzcarraldo, diventando un caso editoriale a livello internazionale e nel mondo anglosassone, arrivando alla nomination per l’International Booker Prize. Come si fa, dunque, a costruire un romanzo europeo? Da questa domanda, al nostro evento a Milano, “Le sfide di Domani”, è partito un dibattito – moderato da Maria Tornielli – insieme all’autore del romanzo, Vincenzo Latronico, e Camilla Dubini, scout letteraria di The London Literary Agency.

«Non mi aspettavo questo successo», ha ammesso subito Latronico. «Quando ho finito il romanzo, l’ho mandato alla mia agente con una mail di scuse. Aspettava un mio romanzo da anni. Vivo in Germania e, da scrittore italiano all’estero, la mia sensazione era che spesso dalla letteratura italiana ci si aspettasse storie con tanto colore locale. Io invece volevo evitarlo, ma volevo una storia che mi appartenesse. Il romanzo parla di una coppia che nel 2009-2010 si trasferisce a Berlino, non per un motivo particolare. All’epoca potevano permettersi di farlo italiani, spagnoli, francesi, ma questo fenomeno non era raccontato come fenomeno europeo. Mi interessava rievocare questo momento, che appartiene molto ai Millennial della mia generazione: crescendo, avevamo la sensazione che gli Stati Uniti d’Europa sarebbero stati qualcosa di inevitabile, con Berlino come capitale. Anche se poi sappiamo come è andata...».

«Il mio lavoro è consigliare libri italiani, francesi e spagnoli all’estero. Il libro di Vincenzo racconta qualcosa di profondamente generazionale, ma è un libro che servirà a chi dovrà giudicare, e non solo raccontare, la nostra generazione», ha aggiunto Camilla Dubini, che ha sottolineato poi come la “gestazione del successo” di “Le perfezioni” sia stato molto particolare: «Sono state stampate 7mila copie il giorno dopo dell’uscita a Londra del libro, di cui si sono innamorati tutti. Da lì è partito tutto: è stato letto anche nelle campagne inglesi, ha superato la sua demografia. A quel punto c’è stata una ripercussione importante sulle altre edizioni europei. Il libro ha avuto una doppia vita, prima e dopo l’edizione inglese».

Superare i pregiudizi 

«Come sarebbe accolto secondo voi il romanzo di una graphic designer svedese che ha vissuto a Milano per due anni perché se n’è innamorata durante la Design week? Non bene», ha detto poi Latronico. «All’inizio è stato così anche per il mio libro, perché un italiano avrebbe dovuto scrivere di Berlino? Ma quegli anni di Berlino sono sia un’esperienza tedesca che europea. E le esperienze europee sono pochissime. Credevamo in una sorta di collante dell’identità europea, ma quali sono questi collanti? Le radici giudaico-cristiane? L’euro? No, uno dei pochi collanti è l’Erasmus. Ma è un senso difficile da cogliere. Le arti visive, come la musica, sono automaticamente internazionali. Nessuno si chiede da dove viene Dua Lipa. Con il romanzo è tutto molto più difficile. In Europa c’è una sorta di gerarchia: gli svedesi sono sopra, gli italiani sono sotto. Per cui le prime reazioni sono state: “Ma cosa vuole questo?”. Dopo il successo inglese, è stato considerato un romanzo in qualche modo americano, ha superato quel pregiudizio iniziale. Questo mi ha molto colpito».

«”Le perfezioni” è stato pubblicato come un libro che trascendeva la nazionalità dell’autore, o perlomeno è stato recepito così. È stato questo il segreto: in questa chiave, i tedeschi hanno superato il pregiudizio rispetto a un autore che ha voluto raccontare la loro capitale», ha aggiunto Dubini. 

Se la casa è un privilegio

Il libro parte con una descrizione molto specifica della casa dei protagonisti a Berlino e, in effetti, quello della casa è un tema che riguarda trasversalmente più generazioni italiane. Per questo abbiamo chiesto all’autore se, rispetto al momento della scrittura del romanzo, ha visto crescere una sensibilità sul tema nel nostro paese. «Per quello che sta succedendo ora in Europa, la nostra è una generazione privilegiata (che ha un passaporto forte, che viene da paesi in cui il sistema funziona bene e che non sono dalla parte sbagliata rispetto a discriminazioni e razzismo) per cui la casa è uno dei primi diritti che diventa privilegio. La casa è parte del patto sociale, ma per la mia generazione ha smesso di esserlo. L’erosione di questo diritto è l’inizio: poi verrà la sanità, l’istruzione. E vediamo che già scricchiolano anche questi. Questa erosione è un esempio di battaglia generazionale e inter-classe che dovrà prima o poi essere combattuta davvero».

«Sta succedendo qualcosa di bellissimo nella letteratura italiana. Sta uscendo una generazione di scrittrici e scrittori con un orizzonte più vasto, perché in qualche modo siamo l’intersezione tra il ricco e il povero. Ed è questo che rende questi romanzi così europei e generazionali», ha concluso Latronico.

Il mercato italiano

A questo punto del nostro incontro, abbiamo chiesto a Latronico e Dubini se, secondo loro, il pubblico italiano ha capito il libro come quello anglosassone, visto che è stato quest’ultimo a regalare a “Le perfezioni” il successo che poi ha ottenuto anche in altri paesi europei, Italia compresa. «Il libro è uscito prima in Germania, mi sono esposta poi in paesi come Francia, Spagna, Ungheria, Olanda… Poi ho osservato basita che la gente, in Italia, non sapeva dell’esistenza di questo libro», ha raccontato Dubini. «Anche oggi, quando ne parlo con i miei amici italiani, ben pochi lo conoscono: è il libro che ha preso meno voti nella storia dello Strega. Dunque non vediamo l’ora di dargli una nuova vita!»

Dubini non si dice però del tutto sorpresa: «Forse non era ancora il tempo per questo libro in Italia. Però mi ha stupito che abbia fatto così fatica, perché credo nel potere della scrittura. E in Italia certi libri difficili hanno funzionato, come quello di Ada D’Adamo».

L’autore ha definito la differenza nella percezione del romanzo tra l’Italia e gli altri paesi come «un ottimo caso-studio della differenza tra le persone all’interno di una grande realtà aziendale e le logiche e i fini della stessa». Il motivo? «Tutte le persone con cui ho lavorato lo hanno sostenuto tantissimo, eppure questo romanzo era in finale al Booker Price ma non era in libreria, come non è in libreria adesso. Questo non dipende dalle singole persone, ma dal fatto che l’editore che mi ha pubblicato – con una storia letteraria grandissima – è recentemente passato sotto il controllo di un grande gruppo il cui interesse è puramente commerciale. Un libro come il mio, che non sarà mai un best-seller, non interesserà a queste realtà».

Sono questi tipi di logica, ha concluso Latronico, che possono «strozzare sul nascere alcuni libri», per questo motivo «sono particolarmente contento che finalmente questo libro uscirà nuovamente in Italia a settembre con un altro editore. È stata una battaglia: e quando mi chiedono spiegazioni, io non lo so il perché».

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