Il mondo del fumetto, la creatività degli autori e la città di Milano, che è un “personaggio” di tante strisce e tante tavole. Sono gli ingredienti del dialogo tra Tito Faraci e Paolo Bacilieri, al nostro evento di Milano. Entrambi hanno un rapporto molto stretto con il capoluogo lombardo: «La creatività cambia di città in città, la rivista Linus poteva nascere solo qui»
Il mondo del fumetto, la creatività degli autori e la città di Milano, che non fa da semplice sfondo ma è un vero personaggio di tante strisce e tante tavole. Sono gli ingredienti dell’incontro che ha visto confrontarsi Tito Faraci e Paolo Bacilieri al nostro evento dal vivo a Milano.
Il panel intitolato “Milano crea? Il fumetto e la città” ha visto sul palco Faraci, autore di varie storie per Topolino e Dylan Dog, nonché uno dei primi narratori italiani a confrontarsi con i comic statunitensi, in dialogo con Paolo Bacilieri, docente alla Scuola internazionale di Comics. Con loro Michela Rossi (Sonno), fumettista ed editor della sezione fumetti di Finzioni e degli illustratori di Cibo.
Sia Faraci che Bacilieri hanno un rapporto creativo molto stretto con Milano, pur non essendo originari della città. «Io vengo dalla provincia profonda, arrivare qui poco più che ventenne è stato in un certo senso un passaggio obbligato. Amo molto Milano e ho un rapporto un po’ paterno con la città: la rimprovero molto, ma se qualcuno me la tocca lo fermo», dice Faraci.
«Molto del fumetto italiano è milanese: è la città di Crepax, della Sergio Bonelli Editore, della redazione di Topolino. È un luogo in cui devi stare attento a quello che desideri, perché potresti anche ottenerlo».
In parte simile è l’esperienza di Bacilieri: «Io sono arrivato a Milano soprattutto perché era qui che si facevano i fumetti. La città mi ha salvato la vita e ha dato al mio lavoro una dimensione più ampia, profonda e consapevole. E ovviamente mi sono messo a disegnarla. Ora per me è un feticcio, la disegno in ogni occasione. Milano mi è servita in tutti i sensi, materiali e creativi».
C’è città e città
Ma al tempo stesso oggi appare come un centro legato alla comunicazione, all’immagine, agli influencer. Ciò apre anche spazio per i fumettisti, che possono lavorare con i brand. È un bene o un male? «Mi sembra che negli anni Novanta il fumetto girasse attorno alle altre attività, adesso è diventato un perno di iniziative musicali e cinematografiche. Il fumetto richiama mondi e questa è una cosa positiva», spiega Faraci, che è anche curatore di Feltrinelli Comics.
La creatività, peraltro, cambia di città in città: c’è un tipo di stimolo creativo proprio di Milano, Bologna o Roma: «Ad esempio la rivista Frigidaire non sarebbe potuta nascere a Milano, ma solo in un ambiente “cazzaro” come quello romano. Invece la rivista Linus non poteva che nascere qui», dice Bacilieri.
«Oggi i fumettisti possono lavorare da casa da ogni parte d’Italia anziché da studi e spazi di coworking, ma così si perdono una parte di esperienze e di divertimento che solo i grandi centri possono trasmettere», conclude Faraci. «Ma è anche vero che molti fumettisti amano stare da soli, lavorare da casa. Forse io e Paolo in questo rappresentiamo un’eccezione».
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