Ripensare il linguaggio in un contesto multispecie richiede di essere attenti alla pluralità di modi in cui altri animali creano significato: alcuni animali, come gli uccelli o i cani, usano la propria voce, mentre altri possono affidarsi a profumi, gesti, contatto visivo, segnali visivi, movimenti o altre forme di espressione.

È necessario anche stare attenti con le definizioni: ci sono molte cose che gli umani non sanno dei linguaggi degli altri animali ed è problematico definire per gli altri ciò che conta come linguaggio. Una visione non antropocentrica del linguaggio deve quindi essere pluralistica, connessa alle pratiche sociali e aperta al cambiamento.

I giochi linguistici

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I contributi del tardo Ludwig Wittgenstein, in particolare le sue nozioni di “gioco linguistico”, “somiglianza di famiglia” e “grammatica”, si prestano ad aiutarci a pensare gli animali e il linguaggio.

Nelle Ricerche filosofiche Wittgenstein sostiene che non possiamo dare un’unica definizione di linguaggio: esistono molti modi diversi in cui usiamo il linguaggio, i quali, pur essendo correlati tra loro, non condividono una stessa caratteristica comune; per questa ragione non esiste un modo unico per descriverli. Invece di cercare una definizione, dovremmo descrivere e analizzare questi diversi usi del linguaggio, che Wittgenstein chiama giochi linguistici.

Wittgenstein non dà una definizione precisa di giochi linguistici, ma utilizza questo concetto per fare riferimento a tutto il nostro linguaggio naturale, in quanto composto da un insieme di giochi linguistici, come anche a semplici esempi di uso del linguaggio e alle forme più primitive di linguaggio.

I giochi linguistici sono a finalità aperta; c’è sempre la possibilità di realizzarne di nuovi e ci sono molti giochi linguistici che non riconosciamo nemmeno come tali. Wittgenstein sottolinea l’importanza dei gesti e della comunicazione non linguistica nei giochi linguistici.

Considerare il linguaggio come un insieme di giochi linguistici è un punto di partenza adeguato per pensare i linguaggi animali e la comunicazione multispecie. Si tratta infatti di un approccio flessibile, che non discrimina tra i vari tipi diversi di atti linguistici. Questo aspetto è necessario per pensare gli animali e il linguaggio, perché gli umani e gli altri animali sono esposti a innumerevoli modalità differenti di incontro e di rapporto e perché gli animali si esprimono in molti modi diversi.

L’enfasi posta da Wittgenstein sulla stretta relazione tra significato e uso è utile nelle riflessioni sugli animali non umani e il linguaggio: possiamo infatti comprendere le pratiche linguistiche animali solo nei loro contesti sociali, che hanno grammatiche proprie.

L’idea che i giochi linguistici siano correlati tra loro in base a somiglianze di famiglia si presta inoltre a far luce sulle somiglianze e relazioni nei linguaggi impiegati tra umani e animali. Il ricorso alla teoria dei giochi linguistici come punto di partenza per indagare la comunicazione multispecie presenta un duplice vantaggio: può chiarire le interazioni esistenti tra umani e animali e gettare le basi per nuovi incontri.

Significati e relazioni

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Un tale inquadramento aiuta a pensare alle pratiche linguistiche esistenti e a capire cosa succede quando animali di specie diverse creano significato insieme. Per capire cosa significa e cosa può significare il linguaggio in un mondo multispecie, dobbiamo moltiplicare la nostra comprensione del linguaggio, passando dalla nozione di linguaggio a quella di linguaggi. Inoltre, per non rafforzare le gerarchie, dobbiamo iniziare con gli incontri già esistenti.

Considerare gli incontri e le pratiche linguistiche multispecie come giochi linguistici ci consente di capire come gli altri animali creano significato tra di loro e in relazione agli umani. Includere l’agentività e la prospettiva degli altri animali è importante, perché, come ho già detto, gli umani non devono essere i soli a ripensare cosa sia il linguaggio.

Come si ripercuotono queste riflessioni a proposito di linguaggio e politica sul modo in cui ci relazioniamo con gli altri animali? La risposta breve è: dovremmo chiederlo a loro. Per progredire nelle indagini relative alle questioni del linguaggio e della comunità multispecie, dobbiamo porre al centro le opinioni di altri animali. In qualità di essere umano io non posso fornire un quadro completo di come dovrebbe essere una democrazia o una comunità multispecie.

Ci sono molte domande che non abbiamo nemmeno iniziato a porre ad altri animali come società, per non parlare del fatto che non abbiamo ascoltato le loro risposte. Ma dobbiamo farlo, altrimenti continueremo a perpetuare l’antropocentrismo. Porre delle domande agli animali può sembrare utopistico, anche a coloro che simpatizzano per la causa animale.

Ma in realtà non lo è. Possiamo, e dovremmo, iniziare questo processo e possiamo farlo in due modi. In primo luogo estendendo le istituzioni e le pratiche politiche e legali esistenti per incorporare interessi e prospettive animali e in secondo luogo sviluppandone di nuove insieme agli altri animali.

Oltre l’antropocentrismo

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L’idea di estendere le istituzioni, le leggi e le pratiche esistenti per incorporare gli interessi e le prospettive degli animali ha riscosso molto successo nella letteratura sui diritti degli animali e nella filosofia politico-animale e molte delle proposte in questi campi possono essere utili per porre al centro gli animali.

I diritti della persona possono aiutare a proteggere gli interessi degli individui, come il diritto alla vita e alla libertà; i diritti legati all’habitat degli animali possono aiutare a proteggere le loro comunità e le aree naturali in cui vivono e i diritti legati al lavoro, un campo nuovo, possono contribuire a creare relazioni di lavoro più rispettose. Anche in questo caso l’educazione multispecie deve giocare la sua parte.

Oltre a estendere i meccanismi politici esistenti, dovremmo però anche sviluppare nuove pratiche politiche insieme ad altri animali. Qui si può pensare di sviluppare rituali di saluto o nuove virtù politiche multispecie, ma anche nuove pratiche deliberative. Alcuni esseri umani, accademici e attivisti, lavorano già insieme agli animali per stabilire questo tipo di pratiche, ad esempio nei santuari degli animali, dove si prende sul serio la possibilità di trasformare la società e si considera la giustizia uno sforzo multispecie.

In questi santuari si riscontra un serio coinvolgimento in interazioni con gli altri che spesso prendono la forma di dialoghi. Il Vine Sanctuary in Vermont (Usa) è un buon esempio di santuario che si considera una comunità multispecie. I residenti umani non solo includono gli interessi degli animali nei loro processi decisionali, ma indagano anche su come i residenti animali possono co-creare le condizioni in cui vivono e lavorare alla creazione di un governo multispecie.

Ascoltare

Alla base dello sviluppo di queste nuove pratiche e delle nuove relazioni in generale c’è l’ascolto. Finora ho parlato di linguaggio. Ma la formazione di nuove relazioni con altri animali inizia con l’ascoltarli. L’ascolto è poco esplorato in filosofia, anche in filosofia politica.

Questo è problematico, perché l’ascolto è importante per avere una conversazione politica significativa e la partecipazione al dibattito politico conta solo se si viene ascoltati. L’ascoltare è anche orientato all’altro. Sviluppare un atteggiamento politico che si focalizzi sull’altro è necessario per affrontare i grandi problemi politici del nostro tempo, anche per quanto concerne gli esseri umani.

Si fa un gran parlare in politica e a proposito del sé, ma un’attenzione troppo forte al sé porta a una perdita del mondo comune. Si pensi alla crisi climatica e all’ascesa dell’estrema destra, al populismo e alla polarizzazione in Europa e in altre aree del mondo. L’ascolto può creare uno spazio per il disaccordo, può sorreggere un mondo comune in cui esseri con opinioni diverse possono esprimersi.

L’ascolto è quindi un’importante pratica democratica, che dobbiamo coltivare per poter vivere meglio con gli altri in un mondo multispecie.


Il testo è la lezione magistrale in programma nell’ambito del festivalfilosofia, parola Modena, Piazza Grande, venerdì 15 settembre 2023, ore 20,30 © Consorzio per il festivalfilosofia. La traduzione è a cura di Tessa Marzotto Caotorta

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