Tra crisi climatica e ricambio generazionale, l’agricoltura sta attraversando profondi mutamenti. La Cornovaglia ha adottato un piano per diventare la regione più sostenibile del Regno Unito. Ma anche tanti paesi Ue hanno preso misure per favorire la presenza dei giovani nel settore
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«La nostra ambizione è quella di diventare la regione numero uno del Regno Unito nel settore dell’alimentazione e delle bevande sostenibili». Di certo, la missione fissata da Lord John Hutton non è la più semplice. Eppure il presidente del Forum economico della Cornovaglia e delle isole Scilly rimane convinto di poterla portare a termine. Insieme a lui, agricoltori e produttori della regione.
Come intendano riuscirci è scritto nel piano alimentare redatto dalla Cornwall Food and Drink lo scorso anno. L’ultimo era stato pubblicato vent’anni fa: un’era geologica, vista la velocità dei tempi moderni. Il nuovo obiettivo è di trasformare la regione da qui a un decennio e adattarla al cambiamento. Il risultato che si vuole raggiungere è il rovesciamento del sistema attuale. La Cornovaglia può diventare il modello da seguire.
Trasformare le campagne per renderle un’opportunità è infatti una necessità di tutta Europa. D’altronde rappresentano l’80 per cento del territorio comunitario e ospitano il 30 per cento della popolazione europea. Ma il loro spopolamento è un tema da affrontare prima che sia troppo tardi. Il bando Ruralization punta proprio a interrompere il declino di cui sono vittime le campagne. Il fine è individuare e sviluppare strategie innovative e approcci moderni per replicarli anche con altri contesti.
Questo perché non tutte le aree sono uguali. I limiti strutturali delle zone rurali sono un ostacolo alla loro crescita. Basti pensare ai servizi minimi ed essenziali, come la connessione a Internet o i trasporti, tutt’altro che scontati. Non a caso lo sviluppo di queste zone è il secondo pilastro della Politica Agricola Comune (PAC).
I programmi a cui possono accedere gli Stati membri sono vari e con specificità diverse, ma nell’insieme rispondono all’obiettivo di rendere attraenti questi territori. Nella sua visione a lungo termine che guarda al 2040, l’Ue ha individuato le aree in cui intervenire e le azioni da intraprendere per rendere le comunità rurali «più forti, connesse, resilienti e prospere». Un modo per vincere lo scetticismo generale.
Volere è potere
Non è fantascienza istituire un modello alimentare sostenibile, fondato sulla collaborazione tra chi lavora nella filiera, rispettoso di ogni tassello della catena di approvvigionamento. Non è impossibile combinare la produzione su larga scala con il rispetto degli standard ambientali, promuovendo prodotti freschi e locali.
L’esempio perfetto è incarnato da Riviera Produce. Parliamo di un’azienda della Cornovaglia a conduzione familiare, incentrata sulla produzione di ortaggi nel pieno rispetto delle stagioni. Niente zucchine a gennaio insomma, né zucche a luglio. Fondata nel 1870 è attualmente gestita dalla sesta generazione dei Simmons. Nel tempo si è imposta al punto tale da diventare uno dei principali fornitori alimentari di tutto il Regno Unito.
A Riviera Produce lavorano oltre 500 persone, impegnate nei 7.500 acri di terreno di proprietà dell’azienda. Vengono sfruttati tramite colture di copertura, per migliorare la fertilità del suolo e limitare l’impatto di altre sostanze. Il grano saraceno, ad esempio, serve per il rilascio dei fosfati, mentre il trifoglio per l’azoto. Tutto questo riduce l’utilizzo di pesticidi e altri prodotti nocivi. Anche i trattori vengono alimentati a idrogeno e metano, permettendo così di abbandonare il diesel.
A queste pratiche naturali si aggiunge l’innovazione. Soprattutto nell’orticoltura, le opportunità che presentano i nuovi strumenti sono enormi. Grazie alla tecnologia è possibile ricavare più informazioni sulle piante, studiarne gli effetti e comprendere come possono essere utilizzate in ambito medico. In tema di produzione, invece, l’intelligenza artificiale può diventare un rimedio per colmare il vuoto nella manodopera.
Una scelta di parte
Lo spopolamento del settore primario è un problema generale. Anche in questo caso, è la Cornovaglia ad avanzare soluzioni. D’altronde è una questione di necessità: qui il settore agroalimentare pesa per il 10 per cento del valore aggiunto lordo (circa il doppio della media nazionale), offre lavoro 1 cittadino su 5 e rappresenta un quarto delle imprese della zona.
Per incentivare i giovani a perseverare, la Young Fishermen’s Network ha deciso di stargli al fianco attraverso iniziative concrete: supporto, formazione e coinvolgimento diretto per portare avanti le proprie istanze e trasformare il settore. Tradotto: l’associazione vuole proporre un modello in cui vivere di sola pesca è possibile. Ma servono investimenti affinché le nuove generazioni si sentano tutelate e spinte a intraprendere la carriera di pescatori.
La volontà a quanto pare non manca. Lo dimostra l’alleanza siglata ad agosto di due anni fa proprio tra la Young Fishermen’s Network e la Cornwall’s Young Farmers – un’altra associazione regionale che rappresenta i giovani agricoltori della regione per incoraggiare l’acquisto di prodotti locali. L’ennesima iniziativa che porta la firma della Gen Z, tra le più attente quando si parla di sostenibilità.
Dai sondaggi degli ultimi anni emerge come il 61 per cento dei consumatori britannici mette l’eticità dei prodotti al primo posto. Il 70 per cento dei di loro è disposto a pagare di più, pur di acquistare cibo sostenibile. Il 72 per cento dei ragazzi di età compresa tra i 18 e i 24 anni opta in locali che lavorano in modo etico. La scelta da che parte stare, insomma, è piuttosto evidente.
Ripensare le campagne
Anche gli Stati dell’Unione europea provano a fare la loro parte. Il caso più interessante è forse quello dell’Olanda, tra le più colpite dal cambiamento climatico. La possibilità che fra qualche anno molte delle sue terre siano sott’acqua è concreta. Servono quindi adottare al più presto misure innovative. Il governo ha lanciato l’AI Agenda for Agriculture, Food and Nature, un programma di azioni concrete pensate insieme alle aziende.
Il paese ha le capacità per attuarla: è leader in Europa nel campo della robotica e della connettività e i suoi agricoltori hanno un alto livello di conoscenze per far sì che l’IA diventi il volano verso un’agricoltura sostenibile. Anche il settore della pesca, in sinergia con le istituzioni, si sta organizzando per l’attuazione di un programma per assicurarsi un futuro sostenibile e redditizio. Possibilmente a misura dei giovani.
In Italia, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentari (Ismea) ha rilanciato il bando Generazione Terra, un programma di incentivi pensato proprio per loro. Un budget da 120 milioni di euro, messo interamente a disposizione di coloro che intendono acquistare terreni per avviare o allargare la propria impresa agricola.
Un’iniziativa molto simile a quella promossa in Spagna per riequilibrare lo scompenso anagrafico delle campagne, dove il 40 per cento delle terre appartiene ad over 65. Il governo di Madrid guidato da Pedro Sanchez ha quindi deciso di rivalutare le aree rurali sottosviluppate mettendole al servizio delle nuove leve. Le associazioni di categoria, pur lodando l’intento, sottolineano però come questo non sia sufficiente a invertire la rotta.
Simile considerazione vale per la Francia, che ha messo sul piatto 40 milioni di euro nella speranza di favorire il ricambio generazionale nelle campagne. Un paio di anni fa Parigi aveva l’ambizione di trasferire 150mila giovani entro i prossimi dieci anni per sostituire chi andrà in pensione. Secondo alcune stime, a posare gli attrezzi da lavoro dovrebbero essere la metà degli attuali agricoltori. Il discorso non vale per tutti.
L’Austria, ad esempio, vanta il doppio di under 40 impegnati nell’agricoltura. Merito delle attività di sensibilizzazione messe in campo, come quelle della Rural Youth Austria che tramite progetti, corsi e iniziative rappresenta le istanze del settore. Anche l’Irlanda si è contraddistinta per le sue politiche agricole: scambio di terre, tramite locazioni a lungo termine, partnership, partenariati familiari. A testimonianza di come le misure per affrontare e governare il cambiamento, permettendo all’Europa di camminare alla stessa velocità, ci sono.
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