Il film antologico, curato dall’autore del manga Akira, sarà in sala dal 12 al 14 gennaio con la distribuzione di Dynit e Adler Entertainment per la collana Animagine. Arrivato in Italia a metà anni Novanta per l’home video, l’opera sci-fi è composta da tre cortometraggi: Magnetic Rose, Stink Bomb e Cannon Fodder. “Ricordi” che suonano come un avvertimento sul futuro
Guardando sui tetti, al posto delle antenne, ci sono cannoni. Saranno centinaia, se non migliaia. La città è senza nome, ma proprio per questa peculiarità è detta “dei cannoni”. È una città dove si sente, anche se attraverso lo schermo, l’atmosfera carica di tensione e l’odore forte di polvere da sparo. Quasi asfissiante, tossico. Katsuhiro Ōtomo, mangaka e regista giapponese anche noto per essere il papà di Akira, il manga cyberpunk anni Ottanta per eccellenza, in questo corto animato datato 1995 ha raggiunto vette tecnologiche e di storytelling importantissime per quelli che saranno poi i suoi lavori successivi, come Steamboy.
Il corto in questione s’intitola Cannon Fodder, ed è – oltre che una breve storia a fumetti – uno dei capitoli antologici di Memories, film degli anni Novanta curato da Ōtomo e composto da tre storie scritte e dirette da grandi sensei dell’animazione giapponese come Satoshi Kon (Paprika) e Koji Morimoto (Animatrix). Il materiale di partenza è la raccolta omonima di Otomo: un fumetto attualmente introvabile su carta e in digitale.
Sembra quasi di essere al confine con un lost media, un’opera perduta nel tempo, se non fosse che il film – dal 12 al 14 gennaio – sarà nelle sale cinematografiche italiane per i suoi trent’anni, grazie alla distribuzione di Dynit e Adler Entertainment per la collana Animagine (all’epoca in Italia era arrivato solo per l’home video).
Un’altra strada
Il suono delle sirene, il ruggito dei cannoni. Fuoco. Cannon Fodder è una paurosa miscela sonora e visiva futurista, in cui la società è perfettamente ingegnerizzata (e zombificata) affinché, la mattina, il primo pensiero sia correre verso il proprio cannone. E sparare. «Ma contro chi combattiamo papà?», chiede il bambino protagonista, che a scuola su quelle grosse macchine da guerra impara tutto, per quando arriverà il suo momento. «Lo capirai quando sarai grande», risponde il padre, mentre il notiziario propagandistico sta raccontando i numeri di oggi, i grandi danni inferti al nemico. Se esiste.
Questo è l’ultimo step di una società deumanizzata, militarizzata e ingolfata di retorica di guerra e onore fino a scoppiare. Con qualche rimando, chiaro, alla Germania nazista e al Giappone Imperiale, Ōtomo con questo lavoro sperimenta un’altra strada (rispetto ad Akira) per raccontare l’oppressione (queste storie a fumetti sono state scritte tra gli anni Settanta e Novanta). E l’animazione è tecnicamente un trionfo per lo Studio 4°C, che ha prodotto due dei tre corti (Magnetic Rose e Cannon Fodder) sotto la supervisione di Bandai Visual, il secondo (Stink Bomb) è invece di Madhouse.
Dalla prima all’ultima scena, infatti, l’inquadratura segue la storia senza tagliare mai in maniera netta. Una sorta di piano sequenza unico, dove la tecnica di animazione tradizionale incontra il digitale mescolando due e tre dimensioni. Il tutto realizzato con uno stile di disegno grottesco, colorato sui toni del rosso, grigio e verde militare.
Avvertimento
Da sottolineare: le storie di Memories non hanno un palese filo conduttore, ma in qualche modo si parlano. Con discrezione. Se Cannon Fodder è l’esagerazione della distopia bellicista, Stink Bomb è invece una ridicolizzazione la cui genialità non è da trascurare. In un laboratorio farmaceutico, un ricercatore sta combattendo con l’influenza stagionale e ingerisce una pillola che stanno sviluppando.
Da quel momento comincia a emanare un fetore annichilente, e la gente attorno a lui muore, tutta la città in cui lavora, muore. Il farmaco era sotto contratto per l’esercito, ma le ricerche sono evidentemente andate male. Per capirci, anche le maschere anti-gas dei militari sono inutili. E proprio quando il Giappone intero sembra in ginocchio, ecco che dalla sala di comando si mostra questo rapporto difficile tra difesa giapponese e statunitense, che con fare da fratello maggiore arriva con i giocattoli giusti a risolvere il pasticcio.
Dal canto suo Magnetic Rose non parla invece di militarismo, ma di nostalgia e memoria. Un’astronave, la “Corona”, raccoglie un segnale di aiuto ed entra in una stazione spaziale a forma di gigantesca rosa. Corridoi barocchi si alternano a ferraglie derelitte, mentre i due protagonisti scoprono la storia di lutto della soprano Eva Friedel, che però gioca con i loro ricordi, i loro desideri. È una space opera avvolgente, intrigante, forse la più riuscita del pacchetto e che si può riassumere in un gigantesco “nostalgia canaglia”. Quanto possa essere ammaliante, e quanto possa uccidere. La nostalgia.
Ecco, Memories: così i “ricordi” sci-fi di Ōtomo sono un avvertimento sugli autoritarismi del futuro.
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