È stato il dolore a ucciderla. Così la fumettista franco-iraniana Marjane Satrapi, conosciuta in tutto il mondo per il suo romanzo a fumetti Persepolis (Lizard), è morta all’età di 56 anni. Lo ha annunciato la sua famiglia in un messaggio arrivato nella mattina del 4 giugno all’Agence France-Press.

L’autrice «è morta per il dolore a un anno dalla scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e amore della vita». Ripa era un attore, produttore e sceneggiatore di origine svedese venuto a mancare l’8 aprile 2025. Da quel mese, il profilo Instagram di Satrapi è infatti diventato una bacheca di commemorazione, con diversi post che insieme formano la scritta: «Ho perso l’amore della mia vita».

La vita 

Satrapi è nata nel 1969 a Racht, città iraniana sul litorale del Mar Caspio, ma è cresciuta a Teheran in una famiglia di intellettuali politicamente molto schierata nell’area progressista. Vivendo nella capitale assiste da vicino agli ultimi anni della monarchia degli scià di Persia, poi la rivoluzione islamica nel 1978-79, l’ascesa della dittatura degli ayatollah e la guerra con l’Iraq del 1980. Con quella rivoluzione cominciano gli anni della repressione delle donne e della caccia ai dissidenti politici: storie che ha raccontato nel suo romanzo a fumetti più famoso, Persepolis. Cioè l’autobiografia di una donna ribelle (Histoire d’une femme insoumise, come da titolo originale) e della sua famiglia altrettanto ribelle.

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Il graphic novel (parola che a lei non piaceva, «è un modo degli editori per far leggere i fumetti ai borghesi senza farli sentire in colpa») è stato pubblicato dalla casa editrice francese L’association in quattro volumi dal 2000 al 2003. Si tratta sì della storia personale di Satrapi ma è soprattutto una forte denuncia nei confronti della repubblica islamica khomeinista. Un’opera premiata come miglior fumetto al festival di Angoulême già dal suo primo capitolo, con uno stile semplice ma immediatamente riconoscibile: bianco e nero, tratto morbido e stilizzato, e un’ironia tagliente.

Il tono del racconto tra dramma e satira può essere riassunto con questo aneddoto, cioè quando da ragazzina è stata rimproverata per strada da due guardiane della rivoluzione per via del suo look “occidentale”: giacca di jeans, con tanto di scritta “punk is not ded” sulla schiena, spilla di Michael Jackson («Ve lo giuro è Malcom X»), sneaker e la musicassetta degli Iron Maiden appena acquistata sottobanco da un venditore ambulante. Una scena molto famosa anche nel film d’animazione di Persepolis, uscito nel 2007 per la regia della stessa Satrapi e di Vincent Paronnaud, che quell’anno si sono portati a casa il premio della giuria al Festival di Cannes.

Nel 2011 ad approdare sul grande schermo con la doppia firma Satrapi – Paronnaud è invece un altro suo fumetto, Pollo alle prugne (2004), questa volta in live action: un film su un giovane musicista iraniano (il suo strumento è il Tar) chiamato Nasser Ali Khan, costretto a sposarsi con una donna che non ama.

Donna, vita, libertà 

Sempre dalla parte delle libertà e dei diritti civili, l’ultimo libro pubblicato da Satrapi (uscito nel 2023 con il titolo italiano Donna, vita, libertà) ospita i contributi di artisti e accademici, omaggiando i giovani che sono scesi in piazza in Iran dopo l’omicidio di Mahsa Amini, giovane ragazza pestata a morte dalla polizia morale perché non indossava il chador (il “velo” iraniano) “correttamente” il 16 settembre 2022.

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Dopo il breve matrimonio con un ragazzo di nome Reza, quando appena diciottenne l’autrice era tornata a Teheran per frequentare l’accademia delle belle arti, a inizio degli anni Novanta Satrapi lascia definitivamente l’Iran per trasferirsi in Francia, dove frequenta l’accademia di arte decorativa di Strasburgo. Sarà poi naturalizzata cittadina francese nel 2006. E a luglio 2024 riceve il premio alla legion d’onore della repubblica francese. Un riconoscimento che lei ha però rifiutato nel gennaio 2025, dicendo che non poteva ignorare «l’ipocrisia della Francia verso l’Iran» soprattutto vista la nuova ondata di repressione che aveva colpito i giovani manifestanti del suo paese d’origine.

La rinuncia, inviata alla ministra delle Cultura, è arrivata così in «solidarietà con gli iraniani, specialmente le donne e i giovani». «Per un momento, ho davvero fatto fatica a capire la posizione delle politiche francesi nei confronti dell’Iran. A dissidenti e artisti viene negato il visto, mentre i figli degli oligarchi iraniani girano indisturbati a Saint-Tropez».

A febbraio 2026, con il suo ultimo post su Instagram, ha annunciato la nascita della Fondazione per il cinema Mattias e Marjane Ripa-Satrapi, con il sostegno dell’accademia di belle arti di Parigi. L’obiettivo è quello di supportare ogni anno (con due borse di studio) gli studenti stranieri che scelgono la capitale d’oltralpe per studiare cinema. «Rispecchia la storia mia e di mio marito: due stranieri a Parigi, che si sono incontrati, si sono innamorati, si sono sposati e hanno costruito la loro vita in questa incredibile città, vivace e stimolante, che non lascia nessuno indifferente», aveva detto Satrapi.

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