Fumettista, illustratrice e regista, nella sua opera più famosa ha raccontato l’infanzia e l’adolescenza a Teheran e la fuga dal regime degli ayatollah. La famiglia ha detto all’Agence France-Press che «è morta di tristezza solo un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e amore della vita»
La fumettista franco-iraniana Marjane Satrapi, conosciuta in tutto il mondo per il suo romanzo a fumetti Persepolis (Lizard), è morta all’età di 56 anni. Lo ha annunciato la sua famiglia in un messaggio questa mattina, 4 giugno, arrivato all’Agence France-Press, scrivendo che l’autrice «è morta di tristezza solo un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e amore della vita». Ripa, scrive Le Monde, era un attore, produttore e sceneggiatore venuto a mancare l’8 aprile 2025.
Una voce libera
Satrapi, che ha pubblicato Persepolis all’inizio degli anni Duemila con la casa editrice francese L’association, e con il titolo Persepolis. Histoire d’une femme insoumise, in quelle pagine (poi diventate film d’animazione nel 2007 per la regia della stessa Satrapi e Vincent Paronnaud, vincendo il premio della giuria al Festival di Cannes) racconta della sua infanzia e adolescenza a Teheran negli anni della rivoluzione islamica, prima di partire per l’Europa e scappare così dall’appena instaurato regime degli ayatollah.
La fumettista, che ha spesso lavorato come illustratrice di libri per l’infanzia, è arrivata infine in Francia nel 1994, poi naturalizzata nel 2006. Nel gennaio del 2025, riporta Le Monde, ha rifiutato il premio alla Legion d’onore della repubblica francese per «principio», dicendo che non poteva ignorare «l’attitudine ipocrita della Francia verso l’Iran» soprattutto vista la nuova ondata di repressione che aveva colpito i giovani manifestanti del suo paese d’origine.
La sua rinuncia è stata motivata quindi da un moto di «solidarietà con gli iraniani, specialmente le donne e i giovani, ma anche con i suoi compatrioti tenuti in ostaggio in Iran». «Per un momento, ho davvero fatto fatica a capire la postura delle politiche francesi nei confronti dell’Iran. A dissidenti e artisti viene negato il visto, mentre i figli degli oligarchi iraniani girano indisturbati a Saint-Tropez».
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