Dopo soldi e gioielli, nomi e colori, questa settimana lo scandaglio della maschilità si orienta sulle abitudini. Sono elettrizzato nel presentarvi (qui su Domani) la prima traduzione italiana di un estratto del nuovo libro di Monica Huerta, Magical Habits, uscito quest’estate per Duke University Press e già vincitore di premi nonché oggetto di studio in diverse università d’America e del Regno Unito. Il New York Times lo ha salutato come uno «striking debut».

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Tradurre Huerta è come lasciarsi abitare dalla voce di un’amica e di un’affabile sacerdotessa. La sua scrittura è illuminante come un saggio e fruttuosamente ambigua, come la più lirica delle prose narrative. Nel brano che ho scelto, dal primo capitolo, la figura dominante del libro – un carismatico padre messicano dal sedere incongruamente piatto, destinato al successo e alla mitomania, che fa pensare a questa canzone di Jose Alfredo Jimenez – emerge dalle sue cose da maschio: le cinture cafone da cowboy, le nuvole d’acqua di colonia nel bagno padronale, le mutande bianche e la maglia della salute al tavolo della colazione.

Ma quel padre, pur tanto ingombrante, è solo un pretesto che apre la strada alle brillanti idee di Huerta (storica della proprietà, critica letteraria, americanista) sull’estetica del potere, sulle marcide interiora del rutilante sogno americano, sulla razza, sulle discipline umanistiche, e soprattutto sulla condizione della migrante che raramente ha il tempo e gli strumenti per spacchettare il proprio bagaglio archivistico di storie e memorie.

Credo che Magical Habits sia bellissimo e necessario, un libro che ci ricorda che ogni identità la si porta sulle spalle per un certo periodo e poi la si lascia sulla strada, come un fagotto dimenticato o come un ragionato cabinet of curiosities, come un’ofrenda o un altare, come il menù di un ristorante che non esiste più.

Se leggete l’inglese, vi consiglio di prenderlo qui. Duke University Press ha il piacere di offrire a chi segue Cose da Maschi uno sconto del 30 per cento inserendo il codice coupon E21HRTA al momento dell’acquisto.

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L’abitudine (non proprio magica) di cui ho ragionato questa settimana è invece quella di accedere ai social network e alle app di messaggistica istantanea, improvvisamente interrotta, mentre scrivevo il pezzo per Domani, dal blackout delle piattaforme Facebook.

Tirando in mezzo Mandelstam, Ariosto, Rembrandt e i Promessi sposi, ho immaginato Mark Zuckerberg come il barbiere che non vuole ammettere di essere, facendoci credere di essere tuttз solз nel nostro bagno (padronale o meno) a far giardinaggio di noi. Il rasoio è una cosa da maschi che aiuta a capire certe spiazzanti dinamiche del potere: la scelta, in particolare, di affidarsi; di essere passivi in situazioni paradossalmente di minaccia.

So che detta così suona un po’ strana, ma ormai, d’altronde, sarete abituatз. Spero dunque che mi accorderete la pazienza di attraversare la mia toletta mentale qui o sabato, come di consueto, in edicola.


Uno degli obiettivi di questa newsletter, in arrivo ogni mercoledì pomeriggio, è quello di mappare e allargare la percezione della maschilità che le cose e gli oggetti ci restituiscono, per cui non esitate a scrivermi qui: agiammei@brynmawr.edu per proporre idee, prospettive e memorie.
Per una comunicazione più istituzionale potete invece scrivere a: lettori@editorialedomani.it.
Grazie per la lettura e a presto!
Alessandro Giammei
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