Rentrée letteraria di settembre. Vince l’evasione. Ma un’evasione costruita con ingegneria, anzi architettura (Felicia è architetta a Modena) narrativa. In cima torna, puntuale, Felicia Kingsley. Ogni fine estate ha il suo rito laico: riaprono le scuole, ricominciano il campionato e i talk show e arriva un nuovo romanzo della regina del romance italiano. First Lady per caso (Newton Compton) trasporta il meccanismo della commedia sentimentale nel luogo meno sentimentale del pianeta: Washington.

Lui è un candidato repubblicano alla Casa Bianca, lei una deputata democratica che lo ha demolito per anni. La politica diventa il più sofisticato degli speed date. Un equivoco li costringe a fingersi la coppia perfetta davanti ai media. House of Cards incontra Notting Hill: Washington scopre che perfino la geopolitica, se ben confezionata, può diventare un enemies to lovers. Del resto la politica contemporanea vive già di storytelling: Kingsley si limita a colorarla di rosa.

Le altre new entry sono due gialli che si piazzano al nono e al decimo posto e dimostrano quanto il noir continui a essere il vero romanzo popolare del nostro tempo.

New entry di due gialli: Messina e Stevenson

L’esordio di Agnese Messina L’eremo dei folli (Garzanti) porta finalmente nel poliziesco italiano una protagonista insolita: June McFlynn, entomologa forense. Mentre i detective tradizionali interrogano sospetti, lei interroga insetti, terriccio e frammenti vegetali. È una Sherlock Holmes al microscopio, convinta che la verità si nasconda nei dettagli più invisibili.

La scienza è il suo lavoro e il suo modo di stare al mondo: garantisce ordine e giustizia, e lo studio delle cose piccole le permette di tenere a bada un mondo troppo grande, a cominciare dalla Sicilia assolata e tormentata che la circonda, dove ancora la chiamano «l’americana», come se non fosse nata e cresciuta qui. Il teatro del delitto è la Sicilia, che ormai nella narrativa italiana svolge la funzione che il New England aveva per Stephen King: un luogo dove qualunque vicolo, spiaggia, scorcio archeologico sembra custodire un segreto.

L’altro protagonista è Benjamin Stevenson, lo scrittore australiano che continua a trasformare il giallo in un gigantesco gioco logico. In Tutti in questa banca sono ladri (Feltrinelli) prosegue il suo gioco metanarrativo: una banca, una rapina, dieci sospettati, più furti che rapinatori. Agatha Christie riscritta da uno stand-up comedian. Stevenson scrive come se Agatha Christie avesse scoperto i puzzle game e i videogiochi investigativi: il lettore non assiste all’indagine, ci partecipa.

È la stessa logica che ha trasformato Murdoku, al secondo posto per Magazzini Salani, nel fenomeno editoriale dell’estate. Crime più sudoku: il poliziesco non si limita più a raccontare un enigma, pretende che il lettore lo risolva. Il romanzo diventa un gioco da tavolo, e per una volta l’Homo ludens incrocia l’Homo sapiens.

Al terzo posto resiste Ci basterà mangiare il vento di Gianluca Gotto (Mondadori), il romanzo che ha attraversato tutta l’estate senza perdere fiato. Gotto è il fenomeno editoriale che più irrita chi continua a distinguere la letteratura dalla felicità. I suoi libri funzionano come un incrocio fra romanzo di formazione, diario di viaggio e seduta di mindfulness. Più che lettori, costruiscono praticanti e fedeli. Non promettono il capolavoro: promettono di stare un po’ meglio. E, in tempi di ansia permanente, è probabilmente la forma narrativa più realistica che ci sia.

Effetto Strega: centomila copie per Mari

E intanto continua la corsa di I convitati di pietra di Michele Mari (al quarto posto per Einaudi), ormai oltre le centomila copie che certificano l’effetto Strega. È forse il dato più sorprendente della stagione. Mari è sempre stato uno scrittore per scrittori, uno stilista quasi ascetico della lingua. Poi ha vinto lo Strega e ha dimostrato che perfino uno scrittore che ha fatto dello stile la sua religione può diventare un bestseller, purché si conceda, come in questo caso felice, anche all’affabulazione. La notizia è che il pubblico non è affatto ostile alla qualità: semplicemente pretende che la qualità abbia voglia di raccontare.

La rentrée, insomma, conferma una vecchia legge dell’editoria. Cambiano le ambientazioni – la Casa Bianca, una banca, la Sicilia, un cruciverba criminale, la cena di classe – ma il motore resta sempre lo stesso: una domanda. Chi amerà chi? Chi ha ucciso? Chi sta mentendo? Chi sarà la prossima vittima? Da Omero in poi, il romanzo vive di questo. E, per fortuna, anche i lettori non hanno alcuna intenzione di smettere di farsela.

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