[…] La crisi di fiducia nella sanità può apparire paradossale, a livello di dibattito pubblico, se si pensa che i vaccini contro il Covid sono stati realizzati e testati in tempi record e con grande impiego di risorse.

La ricerca medica, in effetti, è stata quantitativamente molto produttiva e, dopo ovvie prove, in grado di essere tutto sommato clinicamente efficace: in diciotto mesi, i vaccini funzionano e le terapie sono migliorate.

Ci sono tuttavia cause antecedenti e strutturali e altre più recenti legate alla pandemia che hanno portato a questa erosione di fiducia; perché il Covid ci insegni qualcosa occorre considerarle e individuare le componenti che si sono particolarmente deteriorate. 

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[Ma la fiducia di era] già erosa già prima del Covid: ogni componente della relazione era infatti problematica – premettendo che tutti i punti qui accennati meriterebbero un approfondimento sia fattuale sia teorico. Innanzitutto, sono cambiati i criteri per attribuire competenza: facciamo sempre più fatica, a livello personale e nel dibattito pubblico, ad ammettere che qualcuno, in virtù del proprio ruolo istituzionale, ne sappia più di noi.

Senza arrivare alla tesi magniloquente della morte degli esperti, il cittadino nell’era di Internet vuole controllare le credenziali epistemiche degli esperti, e questo avviene anche con i medici e la sanità. Se i controlli consistono nel guardare le notizie in rete, non c’è ospedale, medico o istituzione scientifica il cui nome non sia collegato a qualche errore colpevole o colposo, o semplicemente a qualche morte tragica, come prevede qualsiasi statistica. 

Secondo, non è ovvio oggi ai cittadini e al pubblico che le istituzioni sanitarie e la medicina siano “benevole”, che agiscano nel nostro interesse. Esiste la percezione, in parte fondata, della collusione della ricerca con gli interessi di Big Pharma, le multinazionali farmaceutiche il cui valore motivante è il profitto, non il bene del pubblico in materia di salute.

Ingiustizia epistemica

Emergono poi periodicamente alla consapevolezza dei media e delle persone casi di corruzione nelle istituzioni scientifiche e ancor di più nella gestione delle istituzioni sanitarie. C’è il fenomeno dell’aziendalizzazione degli ospedali e della razionalizzazione delle risorse del Sistema sanitario nazionale che si traduce spesso nel poter erogare meno servizi: di qui il sospetto che lo scopo del sistema sia risparmiare e non più – nuovamente – fare del bene.

Si pensi a questo esempio: i vertici del sistema sanitario regionale propongono di chiudere il punto nascita di un piccolo comune montano, perché è troppo distante e pericoloso raggiungere l’ospedale centrale in caso di emergenze per la madre o il bambino.

Difficile far credere ai cittadini che questa ragione benevola sia quella genuina, e non piuttosto un problema di budget. Ancor più difficile è l’attribuzione di benevolenza alla sanità e alla medicina quando ci sono gruppi di cittadini che sono e si sentono sistematicamente poco ascoltati e curati per ragioni etniche, sociali e di genere: la cosiddetta ingiustizia epistemica.

Come risultato, sappiamo dalle ricerche sociologiche che le donne, le persone di colore e altre minoranze – a seconda dei contesti socio-geografici - si fidano meno dei servizi sanitari e della scienza. 

Terzo, sempre riguardo alla componente valoriale della fiducia, c’è la questione della coincidenza di valori che idealmente dovremmo poter attribuire alle istituzioni di cui ci fidiamo.

[…] Infine, la politicizzazione e polarizzazione del dibattito pubblico influenzano sia l’attribuzione di competenza sia quella di benevolenza nelle raccomandazioni della scienza e delle istituzioni sanitarie. Così come, negli Stati Uniti, le raccomandazioni per contrastare il climate change sono “di sinistra” (democratiche), lo è anche la campagna di vaccinazione contro il papilloma virus per le adolescenti, e corrispondentemente avversata dalla parte politica contraria. 

Riassumendo, dunque: un rapporto diverso con il ruolo degli esperti, i sospetti e i casi di corruzione nella ricerca, il disallineamento sui valori e la politicizzazione di ogni dibattito hanno eroso ciascuna componente della relazione di fiducia tra cittadini e sanità.

[…] In un simile scenario il terremoto Covid non ha fatto altro che scuotere un legame già fragile. La vulnerabilità di tutti noi, soprattutto nei primi mesi della pandemia, è stata massima, perché avevamo paura.

In quanto vulnerabili avevamo un diritto di essere protetti che non sempre è stato percepito come espletato da parte delle istituzioni, ma soprattutto una condizione emotiva poco favorevole alla valutazione razionale della competenza di chi ci parlava di cure e misure contenitive, modelli, dati, sanificazione e mascherine.

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