Da nord a sud, all'interno delle carceri sono nati orti, laboratori artigianali e pastifici nati dalla volontà di riscatto e sostenuto dal mondo della cooperazione con spirito mutualistico e inclusivo
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Il cibo è una lente attraverso cui è possibile guardare il mondo. Un carrello della spesa può raccontarci molto delle condizioni sociali di chi acquista, delle condizioni di lavoro di chi ha raccolto o trasformato la materia prima o, ancora, del rispetto della stagionalità dei prodotti. Il cibo racconta chi siamo e chi vorremmo essere. Ecco perché è al centro di tanti progetti sociali che intervengono sulle disuguaglianze e sulle marginalità sociali.
L’alta qualità come fattore principale
Da nord a sud, all'interno delle carceri sono nati orti, laboratori artigianali e pastifici nati dalla volontà di riscatto e sostenuto dal mondo della cooperazione con spirito mutualistico e inclusivo. Un dato interessante è che a caratterizzare le produzioni agroalimentari dell'economia carceraria è l'alta qualità: l'attenzione ai metodi di produzione delle materie prime, il rispetto dell'ambiente e del lavoro e l'alta formazione professionale.
Le scelte di sostenibilità rafforzano l'idea di riscatto attraverso la cura e il rispetto non solo delle persone ma anche dell'ambiente e di chi coltiva la terra. A portare avanti i progetti di formazione e reinserimento attraverso il lavoro sono cooperative sociali che lavorano nel settore agroalimentare, persone che credevano fortemente nell'idea che il cibo sia un mezzo potente per riportare dignità e speranza, di emancipazione e libertà.
La missione sociale e di comunità è un servizio fondamentale per la riduzione delle disuguaglianze e l'inclusione, sono infatti le reti solidali a sostenere maggiormente le produzioni di economia carceraria ea trasformare il cibo in strumento di connessione, scambio e attivazione.
A Bologna, all'emporio Camilla, la prima food coop in Italia, un gruppo di soci ha lanciato l'iniziativa “Sprigioniamo le feste” per raccontare e promuovere i prodotti di cinque realtà di economia carceraria presenti sugli scaffali, dimostrando come il concetto di inclusione e comunità possa estendersi anche oltre le sbarre.
I progetti distraggono durante le feste
Lo stato di detenzione, la separazione dal resto del mondo e dagli affetti possono diventare più pesanti durante le feste, è forse per questo che i progetti di produzione alimentare carceraria diventano ancora più importanti durante il periodo natalizio nel creare un ponte con l'esterno attraverso prodotti come il panettone Maskalzone, le Sbarrette di cioccolato oi biscotti Galeotti, naturalmente Cotti in fragranza.
A Siracusa la cooperativa sociale l'Arcolaio Dolci Evasioni, oltre ad impiegare persone detenute nella produzione di dolci tradizionali, si rifornisce di materie prime locali, valorizzando la biodiversità e il lavoro agricolo biologico del territorio.
L'orto della casa circondariale Sant'Anna di Modena fornisce di frutta e verdure biologiche la Franceschetta58, uno dei ristoranti del pluristellato chef Massimo Bottura.
La Banda Biscotti
Da un paio di anni è stato avviato un progetto nei terreni intorno al carcere che permette a una parte dei detenuti di impegnarsi e apprendere tecniche a basso impatto ambientale e coltivare la dispensa di prodotti vegetali.
La Banda Biscotti è un laboratorio artigianale nato nel 2006 in una cella del carcere di Verbania. Oggi si è allargata e distribuisce i suoi prodotti di alta qualità in tutta Italia attraverso la rete dei GAS, delle cooperative e del commercio equo. Piccole grandi iniziative, che mettono al centro il cibo come collante sociale.
Un valore che, nel momento in cui i riflettori internazionali sono tutti puntati sulla cucina italiana, occorre recuperare il più presto possibile.
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