Cibo è il nostro inserto mensile che racconta il mondo attraverso ciò che mangiamo. Esce l'ultimo sabato di ogni mese sulla app di Domani e in edicola. In ogni numero svisceriamo un tema diverso con articoli, approfondimenti e commenti: questo mese parliamo della crisi del mondo del vino e delle evoluzioni nel settore, tra wine pairing con il gelato, eccezioni portoghesi e calici in Ucraina. Qui troverete man mano tutti gli altri articoli di questo numero. In questa pagina, invece, tutti gli altri articoli di Cibo, che è anche una newsletter gratuita. Ci si iscrive a questo link.


Incendio in Belgio, è il più grande mai registrato». «Due persone sono morte e centinaia sono state evacuate dalle spiagge più frequentate quando due incendi sono scoppiati sull’isola greca di Salamina, vicino ad Atene». «Portogallo: emergenza incendi nel paese, impegnati duemila vigili del fuoco». «In Croazia una persona è morta e più di mille sono state evacuate per un grosso incendio a sud di Spalato». Questi 4 titoli sono tutti relativi ai giorni 17 e 18 agosto, quando ho iniziato a raccogliere il materiale per “Vino sul divano” di agosto.

E la lista, ripensando a quanto successo nelle ultime settimane, potrebbe essere molto più lunga: abbiamo ancora negli occhi le terribili immagini arrivate da Francia e Spagna, colpite quest’estate da alcuni degli incendi più devastanti della storia recente europea. Tutto è cominciato il 22 luglio: nei pressi di Saumos, a 40 chilometri da Bordeaux e da alcuni dei luoghi del vino più famosi del mondo, un incendio boschivo in appena una giornata era riuscito a bruciare 4.800 ettari di terra, poi diventati circa 42mila, con oltre 200mila tra residenti e turisti evacuati dalle forze dell’ordine.

Lo stesso giorno un altro rogo vicino Burgohondo, comune all’interno della denominazione di origine Cebreros (famosa per i suoi vini rossi a base di garnacha), un centinaio di chilometri a ovest di Madrid, ha tenuto impegnati i vigili del fuoco per oltre tre settimane con un bilancio, una volta domato, altrettanto drammatico: circa 50mila gli ettari bruciati.

Se la superficie è facile da misurare, calcolare il costo di questi incendi è assai più complicato. Si tratta di un conto che deve prendere in considerazione il numero di edifici, di imprese, di campi coltivati distrutti, oltre all’impatto che questo provoca sul commercio, sul turismo e sulla salute delle persone residenti. Le cause sono invece conclamate, anche se la loro portata continua a sorprendere.

Un inverno piovoso ha favorito una crescita rigogliosa della vegetazione, mentre un’estate eccezionalmente calda – con quattro ondate di calore da maggio ad agosto – ha asciugato il suolo e ridotto l’umidità delle piante, trasformando boschi e macchie mediterranee in potenziali riserve di combustibile per gli incendi. A questo si aggiunge lo spopolamento delle aree rurali: l’abbandono di terreni agricoli e l’aumento della vegetazione spontanea, senza quindi una gestione attiva da parte della popolazione, fornisce agli incendi biomassa in quantità crescente.

È qui che può entrare in gioco la viticoltura: i vigneti possono infatti funzionare come corridoi rompifuoco. Le viti bruciano molto più lentamente rispetto agli alberi e lo spazio tra i filari rallenta le fiamme, oltre al fatto che si tratta di una coltivazione che rende naturalmente agevole l’accesso in campo ai vigili del fuoco. È su queste basi che opera Fire Wine, un progetto avviato in Catalogna dal Centre de Ciència i Tecnologia Forestal nell’ambito dell’iniziativa europea Fire-Res, oggi potenzialmente esteso anche in Francia, Portogallo e Italia.

Fermare le fiamme

L’obiettivo dichiarato è quello di stimolare la creazione di paesaggi preparati a resistere e a riprendersi velocemente dagli incendi, riducendone quindi l’impatto. Ne scriveva a giugno anche il New York Times: «Le fiamme hanno avvolto una foresta in Catalogna propagandosi rapidamente attraverso una vasta area boschiva e dirigendosi verso centinaia di ettari di pini e sottobosco. Ma, prima di raggiungerli, questo inferno ha incontrato i vigneti di Celler Abadal», una cantina che si trova sulle colline della denominazione di origine Pla De Bages.

«Mentre il fuoco si avvicinava ai filari, separati dal limite degli alberi solo da pochi metri di terreno brullo, è successo qualcosa di strano: l’incendio si è fermato». Dal 2025 Fire Wine è diventato un marchio: le cantine che mantengono pulita la vegetazione tra i filari e gestiscono “fasce tampone” tra le vigne e i boschi circostanti possono richiedere e ottenere la certificazione “Fire Wine Resilient Landscape”.

Luoghi decisivi: questi vigneti creano infatti discontinuità di combustibile per gli incendi, riducendone potenzialmente propagazione e intensità. Celler Abadal è stata la prima e a oggi i soggetti coinvolti tra aziende e denominazioni sono 41, per la grande maggioranza proprio in Catalogna.

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