Poche settimane dopo che l’Assemblea delle Nazioni Unite aveva definito la tratta degli schiavi «il più grande crimine contro l’umanità», si scopre che la tratta non è mai finita. Questa volta gli Stati Uniti, che peraltro non avevano firmato la dichiarazione dell’Onu, non sono più la meta finale, ma il punto di partenza e l’Africa quello di arrivo. Il 17 aprile, infatti, quindici cittadini sudamericani vengono caricati in manette su un aereo in partenza da Alexandria, in Louisiana. La destinazione è Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo.

Il governo congolese, infatti, ha stabilito un accordo con l’amministrazione trumpiana, per accettare persone ritenute dal governo statunitense “irregolari”. Persone che né in Congo né in Africa hanno mai messo piede. Ma non si tratta di un’eccezione, come dimostra Stefano Pancera sul Fatto, anche il Camerun, l’Uganda ed Eswatini hanno stipulato accordi in cambio di forti somme in denaro o concessioni per l’estrazione di materie prime rare, di cui l’Africa è ricca. Le persone deportate sono oltre venticinquemila.

Come non bastasse, anche oltre mille afghani, che collaborarono negli Usa e ora sono in una base statunitense a Doha, potrebbero essere trasferiti in Congo. L’alternativa? Tornare in patria sotto i talebani.

Difficile dire se sia più vergognoso il governo di una nazione che si dice democratica, o quello di una repubblica africana, che ha anche il coraggio di chiamarsi “democratica”, che la deportazione dei propri figli e delle proprie figlie l’ha vissuta sulla sua pelle. Se è più disumano il governo di un paese che ha proliferato sul lavoro forzato degli schiavi, che ne ha fatto commercio, che ha emanato leggi razziali disumane o quello che accetta oggi di diventare terra di esilio forzato di persone senza colpa alcuna, in cambio di denaro.

Da una parte un folle vendicativo, che sembra compiacersi nel causare dolore o forse neppure se ne accorge, dall’altra dei dittatori corrotti, avvinghiati al potere da decenni, quei cosiddetti leaders-dealers, che si arricchiscono grazie alle risorse della loro terra, senza fare nulla per migliorare le condizioni dei loro popoli. Barattando vite umane per denaro.

Per quanto vergognosa, la cosiddetta “remigrazione” è stata superata dalla deportazione. Non si propone un rimpatrio forzato, già in contrasto con ogni elementare diritto umano. Si impone uno scambio: vi do dei soldi perché li teniate a casa vostra. Donne e uomini ridotti a merce, è questa la nuova schiavitù, che si presenta con il volto inespressivo di uno scambio economico. Ed è per questo ancora più volgare e abietta. Non scatena la reazione di un gesto violento, viaggia sottotraccia, finisce per confondersi con i tanti compromessi a cui ci siamo assuefatti.

Serve ricordare che Adolf Hitler aveva un piano per deportare gli ebrei in Madagascar o forse in Congo? Hitler era uno spietato dittatore, razzista e violento. E ora?

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