Il presidente della Repubblica da Marsiglia affronta le proteste sul piano della gestione dell’ordine, aggiungendo ai precedenti divieti quello a protestare nei centri. Lecornu incontra – volutamente in ordine sparso – i rappresentanti degli studenti: «Ci dà solo briciole»
«Se ne parla lunedì»: così, già prima delle manifestazioni del weekend, governo ed Eliseo avevano rinviato per l’ennesima volta una risposta politica alle istanze degli studenti.
Il lunedì è arrivato: è cominciato con un dispiegamento a sorpresa del presidente della Repubblica a Marsiglia, con Emmanuel Macron visibilmente concentrato sul tema dell’ordine pubblico e dei divieti; è proseguito con l’incontro tra il primo ministro e gli studenti, spacchettati tra loro e ricevuti dopo gli influencer («si ha come la sensazione di esser presi in giro», hanno detto i rappresentanti degli studenti).
Lecornu, che aveva ventilato nuove misure, ha lasciato in serata ai due ministri competenti l’annuncio di nuove misure tampone, che – a detta degli studenti stessi – non sono sufficienti per interrompere le proteste. Gli annunci toccano ad ogni modo alcune delle istanze degli studenti, come il problema delle classi sovraffollate, degli insegnamenti vacanti e degli edifici fatiscenti: si parla di un limite di 28 studenti per i licei, da raggiungere nel tempo; di 15mila nuovi posti per insegnanti, e di «miliardi a tasso agevolato» per rinnovare gli edifici. Tra le novità, l’indicizzazione all’inflazione per le borse di studio.
Nei giorni precedenti, in aula il primo ministro aveva già anticipato di voler lasciare le vere risposte politiche «di medio e lungo termine» alle presidenziali. Mercoledì il dibattito torna in Assemblea nazionale.
Capitolo 1. Le dichiarazioni di Macron
Marsiglia è una delle città i cui sindaci avevano lamentato che il 17 ottobre le forze dell’ordine fossero state assenti dove i casseurs distruggevano le attività commerciali, mentre erano intervenute duramente contro gli studenti. «Non c’erano abbastanza forze dell’ordine il 17, lo si sa bene, perché non era stato affatto anticipato quel che poi è successo: le forze di ultrasinistra si mobilitano presto la mattina, in modo atipico, e non avevamo anticipato che ci sarebbe stata anche della delinquenza che ci si infilava».
«Sappiamo che il sabato prossimo sarà ancora a rischio, in una cronaca che potrebbe ripetersi ogni sabato: proteggeremo i centri città, beni e persone». Pensando al 5 novembre, data in cui da tempo i sindacati hanno annunciato mobilitazione, Emmanuel Macron ha detto che: «Continueremo ad avere dei tracciati dichiarati per i sindacati e le forze rappresentative, e che però si terranno fuori dal centro per non mettere i commerci a rischio».
La scorsa settimana Macron aveva già vietato le manifestazioni ove possibile e lasciato un percorso autorizzato per i sindacati a Parigi, percorso che però – dopo essere stato concordato coi rappresentanti – era stato cambiato alla vigilia, suscitando le proteste anche dei partiti.
Capitolo 2. Gli studenti a Matignon
«Provano a dividerci», hanno detto i rappresentanti degli studenti, finalmente a Matignon: era da settimane che chiedevano di essere ricevuti direttamente da Sébastien Lecornu, il primo ministro. Che questo lunedì pomeriggio, dopo aver lasciato il compito ai suoi ministri per settimane, ha finalmente accolto i sindacati degli studenti, anche se frammentandoli: «Prima di noi ha voluto ricevere gli influencer, poi ci ha divisi, tra rappresentanti dei licei e delle università. Ma non ha capito che siamo compatti? E che aspettiamo ancora questi dieci miliardi per l’istruzione», ha ribadito Sabrine Kharbach, che è portavoce dell’Union étudiante, ricordando anche la richiesta degli studenti di abolire la controversa piattaforma Parcoursup.
«Continueremo la mobilitazione», con le prossime date del 31 ottobre e del 5 novembre, hanno detto gli studenti dopo aver incontrato il governo.
Capitolo 3. Le promesse di Lecornu
Già gli studenti che avevano incontrato Lecornu nel pomeriggio avevano anticipato la sua intenzione di fare modifiche “cosmetiche” alla piattaforma Parcoursup, «rendendola più comprensibile», ventilando solo per un secondo momento (in vista del 2028) interventi più decisi. La sostituzione di Parcoursup «dal 2028» era in effetti nel pacchetto di misure il cui annuncio è stato delegato al ministro dell’Educazione nazionale Édouard Geffray e a quello dell’Istruzione superiore e della ricerca, Philippe Baptiste.
Tra le ulteriori misure: entro due anni, ha assicurato Geffray, le classi di seconda liceo non avranno più di 28 allievi. Tra le istanze degli studenti c’era l’insostenibilità di classi sovraffollate che arrivano anche a 35 ciascuna. «Dal rientro nel 2027 ci sarà una soglia limite di massimo 28 alunni a classe nella metà dei licei più sfavoriti. Nella seconda metà, cioè nei licei più favoriti, ciò avverrà al rientro nel 2028», ha detto il ministro.
Il collega Baptiste ha promesso l’apertura di 15mila nuovi posti nell’insegnamento superiore tra 2027 e 2028. Tra le novità, anche l’indicizzazione all’inflazione per le borse di studio.
E la richiesta di 10 miliardi di investimenti da parte degli studenti? Tra gli annunci, «l’apertura di quattro miliardi di linea di credito supplementare per trovare risorse a tassi preferenziali per rinnovare gli edifici di collegi e licei». Sul fronte delle università, «un miliardo per operazioni di rinnovo».
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