Parigi si barrica. Dopo la terza notte di coprifuoco, le vetrine della capitale scompaiono dietro pannelli di compensato o, nei quartieri più ricchi, dietro enormi griglie protettive. I netturbini rimuovono con i bulldozer le carcasse delle auto incenerite, mentre il Comune invita i cittadini a sgomberare le bici dal suolo pubblico e a lasciare i cassonetti della spazzatura nei cortili.

Istruzioni analoghe anche nelle altre principali città francesi, all’alba del secondo atto del movimento nato una settimana fa dall’incontro tra gilet gialli e studenti.

Rientrato dal viaggio nei Paesi del Golfo, il presidente Emmanuel Macron ha annunciato, al termine di un Consiglio di sicurezza straordinario tenutosi giovedì, una restrizione inedita della libertà di manifestare. «La raccomandazione generale è che non ci siano manifestazioni», ha detto il Capo dello Stato, precisando che «quando non si tratta di organizzazioni sindacali, le manifestazioni verranno vietate ovunque sia possibile […] non è il momento, vogliamo un ritorno alla calma».

Parole forti, presentate come «semplice buonsenso» contro quei gruppi di «ultrasinistra» che puntano a nientemeno che «far cadere la Repubblica». Per evitare di rivivere le scene di guerriglia urbana di sabato scorso, i prefetti di polizia hanno vietato cortei e assembramenti nella maggior parte dei centri città, da Nizza a Le Havre, da Lione a Bordeaux.

Cortei vietati, droni e idranti antisommossa

A Parigi, l’unica manifestazione autorizzata è quella della CGT, principale sindacato del Paese, che attraverserà l’est della capitale, da Bastille a Nation. Vietato invece il corteo dei Gilet gialli e dell’Interfac diretto al quartiere di Opéra, troppo vicino alle boutique di lusso e ai grandi centri commerciali come le Galeries Lafayette e Printemps. Uno scandalo per la segretaria della CGT Sophie Binet, secondo cui «i sindacati non possono avere il monopolio del diritto a manifestare».

Anche a Marsiglia la prefettura ha vietato qualsiasi corteo, prima di autorizzare eccezionalmente una manifestazione dei sindacati nel pomeriggio, a condizione che si tenga lontana dalle principali arterie commerciali.

«È sicuramente la settimana più repressiva della storia della Quinta Repubblica» ha dichiarato Romain Boulet, copresidente dell’Associazione nazionale degli avvocati penalisti, ai microfoni di France Inter, aggiungendo che in termini di considerazione da parte delle autorità, «oggi è meglio essere una vetrina che una donna violentata o un bambino picchiato».

Il ministro dell’interno Laurent Nuñez ha promesso il 20 per cento di effettivi in più nelle strade del Paese, con 70mila agenti schierati, tra cui le forze d’élite del Raid, BRI e GIGN, dispiegate solitamente nelle operazioni antiterrorsimo, oltre al pattugliamento delle forze armate nell’ambito della missione Sentinelle.

Pronti anche una ventina di veicoli blindati Centaures, quindici idranti antisommossa e, a sorvolare i tetti delle capitali, dei droni di sorveglianza.

Orléans: la sinistra sfila contro il congresso del Rassemblement national

Benché imponente, il dispositivo di sicurezza non sembra dissuadere i manifestanti. Sui canali Telegram e Signal, nei gruppi Facebook o sui siti creati appositamente come 17octobregiletjaune.net, circolano appelli a scendere in piazza in oltre 111 località.

Tra queste anche Orléans, dove il Rassemblement national terrà il proprio congresso il 24 e 25 ottobre, alla presenza di 10mila iscritti per incoronare Jordan Bardella altri cinque anni a capo del partito. Olivier Faure, segretario del partito socialista, Bally Bagayoko, sindaco insoumis di Saint-Denis e numerosi volti della sinistra parteciperanno al corteo di circa 30mila persone previsto sabato, insieme a un folto gruppo di 2mila militanti antifascisti.

Le autorità si preparano quindi al peggio e tentano di riprendere il controllo sul mantenimento dell’ordine pubblico, anche a costo di restringere le libertà fondamentali. Dopo gli eventi di sabato scorso, il ministero della Giustizia ha reso noto che 217 persone sono state incarcerate, perlopiù giovani uomini sotto i 25 anni. Poco più della metà senza precedenti.

Nelle strade della capitale adiacenti al percorso della manifestazione, la fiducia nella capacità delle autorità di garantire la sicurezza è però ai minimi. Molti commercianti prevedono di chiudersi dentro ai propri negozi per scongiurare danni e furti.

Una preoccupazione condivisa dal sindaco socialista Emmanuel Grégoire, in un incontro con circa 500 parigini davanti al municipio questo giovedì. Il primo cittadino teme soprattutto che, come il 17 ottobre, la maggior parte delle forze dell’ordine abbandoni l’est della capitale per proteggere le zone più benestanti dell’ovest.

Un «fiasco» dello Stato per il suo collega David Belliard, sindaco dell’undicesimo arrondissement: «In una grande democrazia come la Francia, non poter garantire la libertà di manifestare è triste».

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