Nove anni dopo l’omicidio di Daphne Caruana Galizia, e arrivati alla scadenza per il recepimento della direttiva Ue Anti Slapp, nota anche come “Legge Daphne” proprio in memoria della giornalista investigativa maltese, i cronisti in Italia continuano fronteggiare sistematicamente intimidazioni legali.

Le Slapp (Strategic Litigation against Public Participation), comunemente note come querele bavaglio, sono una pratica comune. La minaccia dell’azione legale o la sua formalizzazione emergono come un automatismo dell’élite politica ed economica a qualunque forma di critica; un’intimidazione estesa ad altre categorie: intellettuali, attivisti, e comici.

Le pratiche di questo tipo a Eni sono valse ben tre riconoscimenti dello Slapp Contest Award, il concorso che premia gli aficionados delle Slapp promosso dalla Coalition Against Slapps in Europe (Case), la rete europea contro le azioni temerarie.

L’ultimo riconoscimento accordato a Eni è di quest’anno per le contestazioni nei confronti di ReCommon. Le vicende giudiziarie che hanno coinvolto lo scrittore italiano Roberto Saviano ed esponenti dell’attuale governo hanno portato all’attenzione della cronaca europea la tendenza della classe politica italiana a ricorrere alle azioni vessatorie.

La querela per diffamazione penale con annessa richiesta di 20.000 euro di risarcimento per danni psicologici, ancora in corso, avanzata dalla premier nei confronti del comico romano Daniele Fabbri ci ricorda che nemmeno la satira è al riparo dai potenti.

L’Intolleranza del potere

Se l’approvazione di una direttiva Ue, datata 2022, indica che il fenomeno delle molestie legali è transnazionale, quello che preoccupa in Italia è la crescente intolleranza della coalizione al potere verso qualunque forma di critica.

Una dinamica che aggrava ulteriormente il fenomeno, amplificando uno degli elementi strutturali delle Slapp: il marcato squilibrio di potere tra le parti, tra chi promuove l’azione legale e chi ne è destinatario. L’anomalia sta nel fatto che a ritrovarsi nel ruolo di querelanti e ricorrenti siano membri dell’esecutivo, una contingenza che ci affianca a un caso studio che non è da prendere a modello, quello di Malta negli anni in cui diversi ministri del governo maltese, incluso l’allora premier, cercavano di mettere a tacere proprio le inchieste di Daphne Caruana Galizia.

I dati messi a disposizione dalla Case e dal consorzio europeo Media Freedom Rapid Response (Mfrr) confermano questa tendenza nel nostro paese. Per due anni di seguito Case, ha attribuito all’Italia il primato negativo di paese europeo con il maggior numero di casi Slapp censiti: 26 nel 2023 e 21 nel 2024. Dal 2020 ad oggi, Mfrr ha registrato 112 allerte legali in Italia. Nel 44,6 per cento dei casi, iniziative promosse da esponenti politici, spesso funzionari pubblici di altissimo livello.

La lettera

Nonostante il problema delle molestie legali sia grave nel nostro paese, il recepimento della direttiva Ue non si annovera tra le priorità dell’agenda politica di questo governo. Per questo motivo Case Italia, il nodo italiano della coalizione europea, mercoledì ha inviato al ministro della Giustizia Carlo Nordio ed al viceministro Francesco Paolo Sisto, una lettera aperta in cui si appella al governo per ribadire l’importanza di introdurre nel nostro ordinamento di tutele efficaci contro questa forma di abuso del diritto.

La legge di delegazione europea, approvata lo scorso marzo, conferisce mandato all’esecutivo di recepire la direttiva europea, e delega al governo la definizione della nozione chiave di cosa si intenda per carattere transfrontaliero.

Questa formulazione, insieme alla posizione espressa dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la conferenza stampa di gennaio, suggerisce che il governo intenda limitarsi a una trasposizione della Direttiva minimale e puramente formale. Come più volte ribadito da Case, oltre il 90 per cento dei casi di Slapp nel nostro paese, così come nel resto d’Europa, ha un carattere nazionale.

Senza una tutela dei procedimenti nazionali, qualunque intervento legislativo sarà inefficace. Come già fatto dalla maggior parte degli altri paesi Ue, il governo italiano deve recepire la direttiva tenendo conto delle raccomandazioni integrative dell’Ue e del Consiglio d’Europa, prevedendo garanzie procedurali estese a tutti i procedimenti, inclusi quelli di carattere nazionale, nonché a quelli di natura penale e amministrativa.

L’Italia rimane uno dei pochi stati membri Ue, insieme ad Ungheria, Portogallo ed Austria, a non avere un testo di recepimento alla data di scadenza della trasposizione, rischiando, da oggi, una procedura di infrazione. In vista del 2027, anno di elezioni in Italia, la tenuta della libertà di espressione assumerà un ruolo centrale, come spesso accade nei periodi di cambiamento politico.

Come ricordano di frequente le istituzioni dell’Ue, i giornalisti e gli attivisti svolgono una funzione di “cani da guardia” della democrazia: facilitano il dibattito pubblico e forniscono informazioni che garantiscono ai cittadini l’accesso a una pluralità di punti di vista. Per questo motivo la tutela della libertà dei media e di espressione rappresenteranno uno dei principali banchi di prova per la solidità democratica del paese.

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