Dopo la paura arriva la rabbia degli attivisti per le violenze subite. Sarebbero più di 30 quelli sottoposti ad accertamenti medici dopo l’abbordaggio israeliano, alcuni colpiti con proiettili di gomma
«Non li lasceremo soli. Possono anche arrestarci tutti ma non abbandoneremo Saif e Thiago». Con la voce roca e il volto teso di chi cerca di trattenere le lacrime, Helena Kearns, 53 anni, irlandese, cresciuta in una cittadina vicino Belfast, esprime la sua preoccupazione per le 175 (o 221, anche i numeri forniti dalle autorità israeliane sono discordanti) persone «rapite illegalmente dalle forze israeliane la notte scorsa in acque che sono sì internazionali ma praticamente europee».
Si riferisce in particolare al fatto che mentre sembra che tutti gli altri partecipanti della Flotilla fermati, tra cui dovrebbero esserci anche 23 italiani, siano stati fatti scendere in un porto isolato vicino Ierapetra, la città più a sud di Creta, grazie al supporto della guardia costiera greca - si mormora - e sarebbero in questo momento su alcuni bus diretti verso l’aeroporto di Heraklion, gli attivisti membri dello steering committee di Global Sumud Flottila, Thiago Avila e Saif Abukeshek saranno portati in Israele per essere interrogati in quanto sospettati rispettivamente di “attività illegali” e “di legami con un’organizzazione terroristica”.
Secondo le informazioni di cui Gsf é in possesso - che durante una conferenza stampa indetta all’ultimo minuto per fare chiarezza sulla situazione fa sapere che «la missione verso Gaza continua» - più di 30 tra attivisti fermati in acque internazionali nella notte tra il 29 e il 30 aprile dalle forze israeliane sarebbero stati sottoposti ad accertamenti medici, sembrerebbe anche che alcuni siano stati colpiti con proiettili di gomma.
le voci
«La sola colpa di Thiago è quella di sostenere il popolo palestinese. Quella di Saif di esserlo. Saif non aveva neppure intenzione di arrivare fino a Gaza. In quanto palestinese sapeva che le forze israeliane si sarebbero accanite su di lui. Così viaggiava su una barca che forniva supporto tecnico alla flottila ma che si sarebbe fermata prima di rompere il blocco sulla Striscia», spiega mentre l’imbarcazione su cui siamo temporaneamente ospiti, Marylin, getta l’ancora in mare, a pochissimi metri dalla costa sud di Creta. Si riescono a vedere i palazzi e persino, aguzzando un po’ la vista, chi si affaccia alla finestra. Accanto a noi già più di una decina di altre barche, arrivate nella mattinata. Intente a riordinare la vita e gli oggetti a bordo nell’attesa che la flotta civile sopravvissuta all’intercettazione israeliana si ricompatti per ripararsi dal brutto tempo che sarebbe in arrivo e per capire come procedere. Sembra che le ultime barche arriveranno in serata.
Kearns si dice furiosa. Proprio come ha comunicato ufficialmente anche Gsf, è convinta che l’Unione europea e tutti i governi dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo non possan fare finta di niente dopo l’azione di Israele: «Sarebbe come legittimare il potere dello Stato ebraico su tutto il mare. Quello che ha fatto con noi questa volta potrebbe farlo con chiunque, barche private, crociere, ad esempio».
Nonostante il vigore delle sue parole, Kearns parla a voce bassa, a tratti coperta dal vento che si è alzato nelle ultime ore. La paura della notte dell’intercettazione è passata. C’è l’attesa a segnare il ritmo della vita a bordo insieme al dondolio delle onde, al suono dell’albero che oscilla e delle bandiere che sventolano. Mentre parliamo nel pozzetto di Meylin, qualcuno pulisce, qualcuno legge, altri sottolineano la necessità di nuovi dispositivi elettronici per continuare la navigazione, arriva la notizia: «Abbiamo provato a fermare gli autobus con i naviganti di Gsf che, scortati dalle autorità greche, si stavano dirigendo verso Heraklion», spiega a Domani Luca Orefice, membro dell’equipaggio di terra: «Volevamo solo renderli consapevoli dei loro diritti. È incredibile quello che sta succedendo in territorio europeo. Le autorità greche non solo hanno permesso ma hanno anche legittimato tutto questo», commenta prima di spiegare che una delle attiviste di Gsf che con lui tentava di bloccare i bus sarebbe stata portata in un commissariato locale: «Ci stiamo già organizzando per tentare altri blocchi dei bus lungo la strada per l’aeroporto».
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