La Commissione Libe, convocata per una sessione straordinaria, ha approvato il mandato negoziale sulla proposta del nuovo testo che aumenta la possibilità di detenere, deportare e sorvegliare. «Un’intesa pericolosa», denuncia la piattaforma Picum, che porta «centinaia di migliaia di persone, compresi i bambini, al rischio di detenzione in tutta Europa e consente agli Stati membri di separare le famiglie, inviandole nei centri di espulsione di paesi in cui non hanno mai messo piede»
Anche in Ue l’obiettivo è fare presto. La commissione Libe (per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni) del Parlamento europeo ha approvato il mandato negoziale sulla proposta del nuovo regolamento rimpatri, che in molti hanno rinominato “regolamento deportazioni”.
Ora si avvieranno i triloghi con il Consiglio dell’Unione europea, per discutere una misura centrale nelle nuove politiche migratorie che prevede non solo l’aumento dell’uso della detenzione delle persone in movimento, ma anche l’incremento delle espulsioni delle persone prive di documenti, anche verso paesi fuori dal territorio dell’Unione europea.
La scorsa settimana le modifiche al testo sono state molte e la pressione politica è così alta che è stata indetta una sessione straordinaria della commissione per un voto che ha di nuovo spaccato la maggioranza ufficiale dell’esecutivo di Ursula von der Leyen: un’alleanza tra il partito popolare (Ppe), i conservatori (Ecr) – gruppo di Fratelli d’Italia – i Patrioti, di cui fa parte la Lega, e l’Europa delle nazioni sovrane (Esn), gruppo del partito di estrema destra AfD, ha portato ad approvare il testo con 41 voti a favore, 32 contrari e un astenuto.
La commissione Giustizia ha bocciato gli emendamenti di compromesso del relatore di Renew Europe, Malik Azmani, sostenuti anche dai Socialisti, mentre ha approvato tutti gli emendamenti di compromesso alternativi redatti dal relatore del Ppe, François-Xavier Bellamy, con il sostegno degli europarlamentari Ecr, PfE ed Esn.
«Questo voto sancisce un’alleanza pericolosa tra le forze di centro-destra e di estrema destra, dopo settimane di accordi segreti per eliminare le ultime garanzie rimaste», denuncia Silvia Carta, advocacy officer di Picum (Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants).
Le tappe
Il regolamento era stato proposto dalla Commissione europea un anno fa, l’11 marzo 2025, ponendo come presupposto il fatto che la causa del basso tasso di rimpatri dall’Unione europea fosse, tra le altre cose, il «mosaico di 27 diversi sistemi nazionali, ciascuno con il proprio approccio». Dunque, l’esecutivo dell’Ue ha deciso, in linea con la politica securitaria segnata dal nuovo Patto sull’asilo e le migrazioni (che entrerà in vigore a giugno), di inserire la nuova disciplina in un regolamento, cioè un provvedimento con applicabilità immediata e diretta in tutti gli stati membri, senza il bisogno che quella disciplina venga recepita. Una proposta «approvata di fretta, sotto pressione politica, senza alcuna consultazione significativa della società civile né valutazioni d’impatto», aveva segnalato Picum.
Lo scorso dicembre il Consiglio dell’Unione europea ha votato una posizione negoziale con politiche ancora più dure rispetto alla bozza della Commissione, prevedendo ad esempio le perquisizioni nelle abitazioni private per individuare persone in situazione di irregolarità amministrativa. Gli home raids, una misura che ricalca le politiche dell’agenzia di stampo trumpiano Ice.
Il contenuto
«Tra le principali preoccupazioni ci sono le disposizioni sull’identificazioni e il rintracciamento delle persone, cioè il rischio di un aumento di rastrellamenti, profilazione razziale e sorveglianza», ha denunciato Carta, in una conferenza stampa organizzata con Amnesty International. L’articolo più problematico, ha spiegato, è stato eliminato ma «sappiamo che il Consiglio, nella propria posizione negoziale lo ha sostituito con una disposizione ancora più preoccupante sulle “misure investigative”, che potrebbe di fatto portare a raid migratori nelle abitazioni delle persone».
La bozza infatti potrebbe portare a misure come retate della polizia in abitazioni private, per individuare le persone in situazioni di irregolarità, senza la convalida di un magistrato, controlli capillari in spazi pubblici, come stazioni di treni e autobus. Sarebbe una formalizzazione di pratiche che in Ue sono già state adottate: a giugno 2025, in Francia sono stati dispiegati 4mila agenti per arrestare e detenere le persone prive di documenti sui treni e nelle stazioni. Il Belgio ha rinforzato i controlli alle frontiere interne su autostrade, stazioni ferroviarie e aeroporti.
Si apre la strada a deportazioni nei cosiddetti return hub, in paesi terzi fuori dal territorio dell’Unione: centri di rimpatrio, che nei fatti sono centri di detenzione, dove le persone possono essere portate anche se non hanno alcun legame con quello stato.
Si prevede poi un forte incremento dell’uso della sorveglianza, raccogliendo dati personali in massa e l’adozione di sistemi di identificazione biometrica, della detenzione, che potrebbe estendersi fino a 24 mesi. Così come l’imposizione alle autorità pubbliche di obblighi di segnalazione – che, sottolinea Picum, rischiano di scoraggiare le persone ad accedere ai servizi essenziali – e controlli sulla base dell’aspetto e dell’origine che porteranno ancora di più a casi di profilazione razziale.
«L’Europa sa, dalla propria storia, dove possono condurre i sistemi di sorveglianza, di ricerca di capri espiatori e di controllo», ha denunciato Picum, chiedendo ai decisori politici di respingere il regolamento e politiche, come questa, «che criminalizzano le persone sulla base del loro status di residenza».
In questo modo, continua Carta, si espongono «centinaia di migliaia di persone, compresi i bambini, al rischio di detenzione in tutta Europa e consente agli Stati membri di separare le famiglie, inviandole nei centri di espulsione di paesi in cui non hanno mai messo piede». Un’operazione, conclude, che tradisce i valori che l’Ue sostiene di difendere: «Dignità umana, libertà, uguaglianza».
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