A dieci giorni dall’entrata in vigore del nuovo Patto Asilo e migrazione, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno raggiunto un accordo provvisorio sulle modifiche al regolamento rimpatri che prevede l'istituzione dei return hub in Paesi terzi, l’accelerazioni delle deportazioni e la detenzione per i migranti che non collaborano con le istituzioni dei paesi membri. Una stretta ampiamente criticata da associazioni e organizzazioni di vario tipo.

Esulta invece il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi: «L’accordo sul regolamento rimpatri raggiunto a Bruxelles chiude un percorso negoziale lungo e complesso. L’Italia ha sostenuto con convinzione questo provvedimento, consapevole che una politica migratoria europea equilibrata non può prescindere da norme chiare ed efficaci sui rimpatri. Le nuove disposizioni introducono obblighi concreti, rafforzano la cooperazione tra gli Stati membri e prevedono strumenti operativi nei Paesi terzi. È un passo avanti significativo verso una gestione del fenomeno migratorio che sia sostenibile per tutti».

Cosa prevede il regolamento

Secondo il nuovo regolamento, una decisione di rimpatrio emessa contro un cittadino extracomunitario che soggiorna in uno stato membro comporterà l'obbligo di lasciare il paese in questione «immediatamente o entro un termine prestabilito».

I cittadini di paesi terzi potranno essere detenuti, a seguito di valutazione individuale, se non collaborano, presentano un rischio di fuga o costituiscono un rischio per la sicurezza. Il periodo di detenzione può arrivare fino a due anni, con una possibile proroga di sei mesi qualora le circostanze cambino, emergano nuove informazioni o la cooperazione con il paese terzo interessato migliori.

Le nuove norme prevedono anche la possibilità di trasferimenti, esclusi i minori non accompagnati, verso un centro di rimpatrio in un paese terzo che accetti di accogliere la persona migrante.

Le decisioni di rimpatrio saranno incluse in un «ordine di rimpatrio europeo» e rese disponibili, attraverso il sistema di informazione Schengen, in tutto lo spazio Schengen.

«Questo regolamento creerà un sistema draconiano di detenzione e espulsione. Nell’ultimo ciclo di negoziazioni, i legislatori dell’UE hanno raddoppiato la repressione e le punizioni e hanno concordato un testo che esporrà centinaia di migliaia di persone a pericoli e violenze – dal rinchiuderle nei centri di detenzione per immigrati per un massimo di 30 mesi allo smembramento delle famiglie e all’invio di persone in paesi che non conoscono nemmeno – Dall’altra parte dell’Atlantico, assistiamo alla violenza e alla paura generate dalla brutale applicazione delle leggi sull’immigrazione da parte dell’Ice. L’Europa dovrebbe imparare dai danni causati da quel modello, non costruirne una propria versione». È il commento di Silvia Carta, responsabile delle attività di advocacy presso Picum.

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