Con 389 sì, 206 no e 32 astenuti, la plenaria del Parlamento Ue ha dato il via libera, ora si passa ai negoziati a tre prima dell’approvazione ufficiale. Al centro del testo hub di rimpatrio in paesi terzi, uso della sorveglianza, detenzione, perquisizioni. Strada (Pd): «La destra italiana ha votato per mettere in galera i minori fino a due anni». Picum: «Svolta pericolosa»
La convergenza tra popolari e destre europee è sempre più solida: con 389 sì, 206 no e 32 astenuti, la plenaria del parlamento Ue ha approvato il mandato negoziale dell’Eurocamera sul regolamento rimpatri, rinominato da molti “regolamento deportazioni”.
Il testo votato sarà la posizione ufficiale del parlamento nei triloghi con Consiglio e Commissione Ue. L’ultimo passaggio, dunque, prima dell’adozione del regolamento da parte delle tre istituzioni. L’alleanza che spacca la maggioranza di Ursula von der Leyen era già stata consolidata in commissione Libe (per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni): i popolari sulla questione migratoria hanno sposato la linea dura dei conservatori (Ecr), il gruppo di Fratelli d’Italia, dei Patrioti, di cui fa parte la Lega, e l’Europa delle nazioni sovrane (Esn), gruppo del partito di estrema destra AfD.
Al centro della nuova politica dei rimpatri sempre più vicina al via libera, ci sono misure che avvicinano l’Europa alla polizia anti-immigrazione statunitense, sostenuta e alimentata da Donald Trump. Centri di rimpatrio in paesi terzi, cioè centri in cui detenere le persone anche senza che abbiano legami con quello stato, un forte incremento nell’uso della sorveglianza, della detenzione, di perquisizioni, dell’imposizione di obblighi di segnalazione alle autorità pubbliche e controlli sulla base dell’aspetto e dell’origine che rischiano di ampliare i casi di profilazione razziale.
«L’Europa va finalmente nella direzione giusta, su una linea che l’Italia ha sostenuto con forza», ha commentato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, «un passaggio importante per rendere i rimpatri più efficaci, rafforzare il controllo dei confini e dare all’Europa una politica migratoria finalmente più credibile».
«La destra italiana, quella che dice di difendere la famiglia e i bambini, oggi ha votato per mettere in galera fino a due anni le famiglie con i bambini e i minori non accompagnati. E per deportarli in un altro paese, magari un paese che non hanno mai visto», ha dichiarato l’eurodeputata Pd Cecilia Strada.
Strada, dalla prima approvazione di questo testo, ha segnalato anche la ricattabilità dei paesi europei di fronte agli Stati in cui dovrebbero essere realizzati i centri di rimpatrio. «È il contrario della sicurezza», aggiunge Strada, secondo cui «queste leggi sono pericolosissime per tutti» e avvicinano l’Europa a Minneapolis, dove gli agenti dell’Ice, arrivati in massa, hanno ucciso due cittadini statunitensi che mostravano la loro contrarietà alle politiche di Trump.
«Questo voto segna una svolta pericolosa», avverte Silvia Carta, advocacy officer di Picum (Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants), una piattaforma di organizzazioni che presidia le politiche europee in tema migratorio. L’alleanza con l’estrema destra, che Carta definisce «tossica», fa «passare un programma profondamente repressivo», aprendo «la strada a detenzioni di massa, separazioni familiari ed espulsioni, normalizzando gli abusi a cui abbiamo assistito con l’Ice negli Stati Uniti e mettendo a rischio innumerevoli vite».
Il collasso della maggioranza von der Leyen
Il testo votato dalla plenaria è simbolo del fallimento dei negoziati tra il Ppe, liberali e socialisti in commissione Libe, «mentre i conservatori stringevano accordi segreti con i deputati di estrema destra per votare congiuntamente a favore di un testo di compromesso più repressivo», ricorda Picum.
Il meloniano Alessandro Ciriani è stato uno dei relatori del testo, che, se non modificato, esporrà – ricorda la piattaforma – «centinaia di migliaia di persone, compresi i bambini, al rischio di danni irreparabili», perché prevede la detenzione anche di minori, di separare le famiglie e inviare le persone in centri di rimpatrio in paesi «in cui non hanno mai messo piede».
Germania, Paesi Bassi, Austria, Danimarca e Grecia hanno già iniziato a collaborare a piani per istituire questi “return hub”, anche se non è ancora noto dove intendano realizzarli. La posizione del Consiglio Ue ha poi aggravato le misure, avallando raid di polizia negli spazi pubblici.
Si è arrivati a questa ulteriore approvazione in tempi rapidissimi: la proposta era stata presentata dalla Commissione nel marzo 2025. Il 9 marzo 2026 la Commissione Libe ha adottato la sua posizione negoziale sul regolamento, mentre a dicembre è stata raggiunta la posizione del Consiglio.
«Negoziati frettolosi privi di adeguati controlli e di effettive valutazioni sui diritti umani», li ha definiti la direttrice dell’ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee, Eve Geddie, che lo considera «il segnale della crescente tendenza verso politiche dannose, escludenti e spietate in materia d’immigrazione, con preoccupanti ripercussioni per il giusto processo e per le procedure decisionali che devono essere basate sulle prove». Proposte, che secondo la direttrice di Amnesty, rischiano d’intrappolare le persone in situazioni pericolose.
Ora, si passa ai negoziati a tre, dopodiché tocca all’approvazione ufficiale, che – avverte Amnesty – arriverà presto.
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