L’incontro sarà una conference. Da decidere l’iniziativa comune. Ma anche chi c’è nell’alleanza: da Renzi al Prc, come vuole Schlein
L’appuntamento è stato fissato ieri in serata. L’incontro fra i quattro leader del campo largo oggi sarà in conference call, nella tarda mattinata. I quattro in realtà dovrebbero essere fisicamente tutti a Roma, ma la giornata è di quelle campali: ci sarà lo sciopero generale dei sindacati di base, la Capitale sarà attraversata da cortei studenteschi contro il governo Meloni e contro il carovita; tutti convergeranno a piazza della Repubblica, da dove poi partirà il corteone comune.
E proprio il carovita e la finanziaria saranno il primo punto all’ordine del giorno del confronto del quartetto. Oggi sarà annunciata la data dell’iniziativa unitaria lanciata il 18 ottobre da Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, a cui hanno già aderito Elly Schlein, Giuseppe Conte e Riccardo Magi. Indizio: ieri il presidente M5s sui social ha lanciato un attacco al governo: «Dopo 4 anni ecco la targa del governo: “Carovita, me ne frego”», a cui ha fatto seguire l’appello alle forze dell’opposizione: «Ora dare tutto, senza perdere un secondo. Difendiamo l’Italia». L’annuncio servirà a “comunicare” che l’alleanza non è impantanata nell’infinita diatriba sulle primarie che sta appannando la spinta propulsiva dei leader, logorandone l’immagine. Al Pd la pensano all’opposto sull’importanza dell’incontro di oggi: «È uno dei tanti, che ci sono stati e che ci saranno». In realtà i quattro, insieme, non si vedono dal 10 ottobre, dalla festa del manifesto a Roma. Ancora: dal Pd chiariscono che di gazebo oggi non si parlerà. Lo stato dell’arte è che se le primarie saranno a due, Schlein e Conte, saranno in un turno. Se qualcun altro vorrà partecipare, e sarebbe difficile impedirlo, il ballottaggio sarà obbligatorio.
Discorso sul metodo
Schlein poi imposterà quello che al Nazareno definiscono filosoficamente «un discorso sul metodo». Più prosaicamente: c’è da decidere il perimetro dell’alleanza e le modalità con cui convocare i tavoli tematici per il programma. Toccherà agli sherpa dei diversi partiti. I leader entreranno in campo per sbrogliare i nodi politici, armi all’Ucraina in primis. Ma piange il telefono: però la prima matassa da sbrogliare è quella degli assenti, i convitati di pietra, cioè i potenziali rappresentanti delle liste di centro, non convocati perché ancora non hanno chiarito fra loro chi convergerà con chi: Iv, con la sigla Casa riformista; Progetto civico di Alessandro Onorato, a parole aperto alle convergenze ma nei fatti refrattario a unirsi ad altri; anche se è in corso un dialogo con Più uno di Ernesto Ruffini e Franco Gabrielli, e con +Europa di Riccardo Magi.
Ma come si individua un criterio per scegliere chi si siederà al tavolo del programma, evitando l’effetto autobus all’ora di punta? Il criterio delle forze che hanno un gruppo parlamentare sarebbe troppo stretto: includerebbe solo Pd, M5s, Avs e Iv. Convocare chi ha una componente nel gruppo misto rischia di essere un criterio largo e confuso: +Europa, Centro democratico di Bruno Tabacci e Più uno, ne hanno una in condominio alla Camera (Magi accusa M5s e Iv di non averne consentito la formalizzazione che poteva consentire un ricorso contro la legge elettorale): chi manderebbero? Onorato ce l’ha nel misto di palazzo Madama, grazie a un senatore prestato da M5s e ai socialisti di Enzo Maraio: anche qui, i frontman sono due. Qui c’è anche la componente di Rifondazione comunista, nata grazie alla cessione del senatore Andrea Crisanti da parte del Pd. Quindi, in teoria, anche Maurizio Acerbo, segretario Prc, in questo caso avrebbe i requisiti per essere della partita: se non fosse che lui stesso propone «un accordo tecnico» per «l’emergenza democratica», quindi non intende entrare nel centrosinistra, almeno per ora.
Da Renzi ai comunisti
Sul perimetro dell’alleanza non è impossibile che oggi a Schlein venga chiesta qualche spiegazione: l’aiutino al Prc è stato deciso da lei, senza sentire gli alleati: e questo ha provocato malumori fra i riformisti dem, ma che sono poca cosa rispetto all’irritazione di Avs. «Faremo come in Veneto», ha spiegato lei ai suoi, riferendosi all’alleanza larghissima in quella regione. Che poi non ha vinto le elezioni, ma è un dettaglio. Schlein dovrà spiegare a Avs e a Conte come intende “garantire” sull’affidabilità di Iv. I rossoverdi e M5s si dispongono a ingoiare il rospo Renzi, ma non transigeranno su punti programmatici qualificanti per un «programma di svolta». Sta a lei, leader del principale partito, «esercitare il suo ruolo», cioè organizzare il campo, cioè evitare conflitti interni. Che non fanno bene allo spirito di corpo.
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