Una manovra senza spazio per miracoli. Ma che vuole dare una mano al ceto medio, sempre più in sofferenza di fronte all’inflazione e all’incertezza dell’economia globale. Giancarlo Giorgetti ha confermato la rotta tracciata nei giorni scorsi, quando ha indicato le priorità della prossima legge di Bilancio. Anche al prezzo di scontentare i leader della coalizione, a cominciare dal segretario del suo partito, Matteo Salvini

Ceto medio al centro

«Tenuto conto dei vincoli di finanza pubblica e di queste situazioni di carattere internazionale, noi abbiamo intenzione di continuare nella direzione di intervenire in modo selettivo e il più possibile equo e intelligente per la riduzione della pressione fiscale su determinate categorie. Qui si ricorda il ceto medio», ha detto Giorgetti, in videocollegamento con la festa dell’Udc a Roma.

Il ministro dell’Economia ha quindi aggiunto un altro pezzo del suo ragionamento: «Il ceto medio non è importante soltanto in termini economici, ma anche in termini politici, perché sappiamo perfettamente che quando la società fa aumentare il gap e piano piano la dimensione del ceto medio si riduce, questo inevitabilmente genera tensioni sociali e politiche». 

Nell’ultima manovra c’è stato il taglio dell’aliquota Irpef, dal 35 al 33 per cento, che tuttavia non ha prodotto grossi effetti. Gli aumenti in busta paga sono stati minimi.

Il leghista ha quindi ricordato che bisogna evitare «il rischio di duplicare delle misure per determinate classi di reddito ed escludere totalmente le altre». Da qui l’opzione di una sorta di «inventario» rispetto a quello che è stato fatto negli ultimi anni. 

Flat tax giovani

Sul tavolo resta l’ipotesi della flat tax, al 5 per cento, per gli aumenti ai lavoratori giovani. «Gli aumenti di stipendio per giovani sotto una certa età potrebbero avere un trattamento agevolato», ha sottolineato Giorgetti, senza comunque sbottonarsi sull’ampiezza della misura.

Il ministro dell’Economia si è poi lasciato andare a un po’ di autocelebrazione: «Il governo in questi quattro anni ha raggiunto dei risultati in termini di standing internazionale, relativamente alla gestione della finanza pubblica, senza fare interventi che vengono chiamati di austerità». 

Sui conti, insomma, Giorgetti non vuole fare concessioni alle eccessive richieste dei leader. «Il recente aumento dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea, per contrastare l'inflazione, si traduce per chi è indebitato, come famiglie imprese e anche per lo Stato, in maggiori oneri», ha ricordato. Perciò, «in questi momenti i cui i tassi aumentano si capisce quanto sia importante tenere sotto controllo il debito, e avere la possibilità di riuscire a collocarlo e avere la fiducia di mercati e risparmiatori».

© Riproduzione riservata