Non nomina direttamente la presidente del Consiglio, ma Giuseppe Conte vede la sua manina di Giorgia Meloni, anzi la «regia», sull’uso politico della commissione Covid, istituita per investigare sulla gestione della pandemia. «Da Palazzo Chigi, è arrivato l’ordine ai fidi sodali che siedono in commissione Covid, grazie anche alla complicità in particolare dei giornali di Angelucci, di screditare la mia persona», ha detto il leader del Movimento 5 Stelle in un’intervista a Repubblica. Tornando sul tema che la maggioranza sta usando per metterlo sotto attacco. 

La questione riguarda gli affidamenti per gli appalti delle mascherine nel pieno della pandemia.

Per l’ex premier, però, la partita è tutta politica. «Siamo ormai in un clima da campagna elettorale, evidentemente hanno individuato in me e nel M5S il pericolo numero uno».

Nello specifico, Conte ha poiribadito: «Dal 2021 ho chiarito decine di volte che non mi sono mai occupato di contratti per l’acquisto di mascherine e respiratori, né di quali imprese o professionisti fossero coinvolti».

Disponibilità all’audizione 

Conte ha così ridato la disponibilità a farsi sentire nella commissione. «Attendo di sapere la data della mia audizione, perché è in corso un gioco sporco che non posso più permettere». Poi ha aggiunto: «Sono vicende che, da un punto di vista giudiziario, si sono tutte tradotte in un nulla di fatto e che non mi hanno mai nemmeno sfiorato. Eppure FdI continua ad alimentare questo fango diffamatorio».

I meloniani, comunque, sono tornati all’attacco. Dopo le parole di Conte, è intervenuto il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami: «Giuseppe Conte parla dovunque di Covid tranne dove dovrebbe, cioè la Commissione d'Inchiesta».

Il Campo largo

Non c’era solo la vicenda passata della pandemia. Il presidente dei 5 Stelle ha parlato anche della situazione nel Campo largo. Le primarie «rimangono ben in evidenza sul tavolo», ha ribadito rispetto alla selezione della leadership.

Non ha poi chiuso a priori a un’alleanza con Matteo Renzi: «Prima il programma, poi parleremo anche del resto». E sul grande movimento al centro ha auspicato «una semplificazione, che mi pare stia già avvenendo».

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