Il report sulla realizzazione del Piano in regioni, comuni e province mostra che si arranca per concludere entro giugno: «Preoccupazione» dei magistrati per i tempi
«Preoccupazione legata ai tempi di completamento degli interventi» a causa della presenza di «lievi ritardi per circa metà dei progetti». Questo emerge dal report della Corte dei Conti, Sezione autonomie, sullo stato di attuazione del Piano di ripresa e resilienza riferito agli enti territoriali e dunque allo stato di completamento dei progetti da parte di comuni (63.530 progetti sui 96.082 totali per 24,5 miliardi), province e regioni (29.049 interventi per 18,2 miliardi).
Il controllo è aggiornato al 28 agosto 2025 ed è fatto attraverso i dati presenti nella piattaforma digitale dedicata e i controlli effettuati dalle sezioni regionali della Corte e i dati accendono un campanello d’allarme sul rispetto del cronoprogramma che dovrebbe portare al completamento di tutti i progetti entro giugno 2026 anche se «una media ponderata dei tempi di realizzazione, nella maggioranza dei casi, evidenzia tuttavia un recupero dei ritardi iniziali durante la fase in corso» e dunque lascia «presupporre un'accelerazione nella realizzazione del cronoprogramma da parte dei soggetti attuatori, in vista delle scadenze prefissate».
In termini di avanzamento finanziario, è stato impegnato quasi il 60 per cento delle risorse complessive per gli interventi, ma i pagamenti sono ancora intorno al 30 per cento del costo totale e questo perché ad oggi risulta realizzato circa «un terzo dei progetti finanziati con fondi Pnrr».
I progetti che procedono in modo più lento e sono circa al 30 per cento del completamento sono quelli che riguardano i lavori pubblici, che tuttavia sono anche quelli che assorbono la cifra maggiore, circa 40 miliardi (pari al 68 per cento delle risorse messe a disposizione). La sintesi, dunque, è che allo scorso agosto tre quanti dei progetti di cui la Corte dei Conti disponeva di tutti i dati erano ancora in fase di esecuzione.
Le carenze
Nel rapporto, vengono anche messe in luce le ragioni di questa lentezza: carenze nel coordinamento tra amministrazioni e soggetti attuatori; difficoltà nel raccordo tra livelli statali, regionali e locali; insufficiente integrazione tra strutture politiche e apparati tecnici. In altre parole, molti enti locali hanno avuto problemi organizzativi, aggravati «dalla carenza di personale tecnico specializzato e dall'elevato turn-over». Anche sotto il profilo dell’attuazione è emerso un quadro «strutturalmente critico», in cui il sistema di controlli è stato essenziale per intercettare le fragilità attuative e attivarsi per correggerle.
Un ambito particolarmente monitorato è stato quello sanitario, in cui la fase attuativa è delegata alle singole aziende sanitarie, e le regioni più in difficoltà sono risultate l’Umbria, la Liguria e la Toscana. «Sui ritardi nell’attuazione dei progetti la SRC Umbria segnala il rischio di mancato rispetto dei target del 31 marzo 2026», «la SRC Liguria evidenzia rallentamenti che possono compromettere il rispetto delle scadenze europee», anche «la Regione Toscana riconduce le motivazioni della tardiva esecuzione di alcuni progetti all’incremento del costo delle materie prime e alla difficoltà di reperire imprese appaltatrici disponibili ad accettare incarichi con stretti tempi di esecuzione».
Il problema, ora che si è arrivati all’ultimo miglio del Pnrr, è che proprio la fase finale di attuazione del piano sia quella più complessa e più esposta alle difficoltà.
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