Nell day after della pronuncia della Corte Suprema americana, che ha decretato che i dazi imposti da Donald Trump sono illegali, assestando un colpo fortissimo alla politica protezionista del presidente degli Stati Uniti aggravata dal fatto che la Corte è a maggioranza conservatrice, gli strascichi si fanno sentire anche in Italia. 

Dopo la reazione furiosa del tycoon, che in conferenza stampa ha attaccato i giudici alimentando un clima di scontro totale con la magistratura (un grande punto in comune con quello che sta accadendo nel nostro paese) e annunciando ulteriori tariffe globali al 10 per cento, la linea del governo Meloni è quella della prudenza. L’obiettivo, non nascosto da vari esponenti della maggioranza, è infatti quello di non arrivare a uno strappo con l’alleato americano.

La serenità di Tajani

«È sempre una buona notizia quando si tolgono i dazi, ma è possibile che non ci saranno grandi cambiamenti. L'amministrazione si aspettava questa decisione, non credo che ci saranno effetti particolari sulle nostre esportazioni»: in un’intervista al Giornale, il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, predica tranquillità.

Il ministro lunedì sarà a Bruxelles per il Consiglio degli Affari esteri dell’Ue, ma da lì presiederà una nuova riunione della task force sui dazi per fare il punto su ciò che è accaduto. Alla task force partecipano circa 80 associazioni di categoria e 40 imprese. In quella sede, ha precisato Tajani, «forniremo alle imprese tutte le informazioni direttamente dal governo affinché possano regolarsi, il problema è l'incertezza. Si parla di possibili risarcimenti da parte dell'amministrazione americana, ma la sentenza non è chiara. Il nostro obiettivo è raccogliere informazioni e rassicurare le imprese esportatrici, permettendo loro di lavorare con la serenità di avere un governo che le accompagna».

Alla luce della pronuncia della Corte statunitense, ha puntualizzato Tajani, «l'Europa sta valutando la portata della sentenza, specialmente per la parte dei risarcimenti. Comunque sono più preoccupato del cambio euro-dollaro: un dollaro troppo basso è un fardello per l'esportazione».

Urso: «Giusto aspettare»

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, è intervenuto stamattina invitando al senso di responsabililità: «Serve cautela, come abbiamo fatto quando Trump annunciò i dazi nei confronti dell’Europa. Per noi gli Usa non sono solo un grande, importante, imprescindibile partner commerciale, come dimostrano i dati sull’export italiano del 2025, ma sono anche il più significativo partner politico che l’Europa ha», ha dichiarato a margine della versione invernale del Forum in Masseria, in corso a Saturnia.

Le accuse delle opposizioni

Dalle opposizioni però arrivano bordate. L’attacco è durissimo soprattutto dal Pd: «La Corte Suprema, applicando la Costituzione, ha ricordato che ogni potere incontra un limite. Siamo curiosi di sapere se Giorgia Meloni farà un altro video per attaccare i giudici e difendere il suo amico presidente Trump, oppure se difenderà per una volta gli interessi italiani», ha detto la segretaria Elly Schlein a margine dell'iniziativa L'Italia che riparte, organizzata a Firenze dal Partito democratico.

«Ricordo – ha aggiunto – che sui dazi questo governo ha minimizzato dall'inizio l'impatto molto duro sulle imprese e lavoratori italiani. Aveva promesso un piano da 24 miliardi che poi è sparito nel nulla, diversamente da quanto hanno fatto paesi come la Spagna che ha messo immediatamente in campo un piano da 14 miliardi di sostegno all'economia. Mi chiedo se il governo abbia già convocato le parti datoriali, sindacali e sociali per affrontare questa situazione di grave incertezza, che una volta ancora peserà sull'economia italiana».

Sulla stessa linea il M5s: «I santi giudici hanno detto che la politica sui dazi di Trump è illegale. Lo dicono i giudici americani, noi non siamo stati capaci. Meloni ha detto che era un accordo tutto sommato soddisfacente, salvo puoi promettere alle nostre imprese un intervento sostanzioso di oltre 20 miliardi di cui si è persa traccia. Non ho mai immaginato che ci fosse un leader di governo così debole come Meloni, che peraltro si dichiarava sovranista. Anche di fronte alla sfida dei dazi, Meloni in prima fila e il resto dell'Europa hanno giocato una partita a perdere. Sin dall'inizio, ciascuno ha cercato di far da sé per compiacere Trump e il risultato è stato un disastro collettivo», ha detto il leader pentastellato, Giuseppe Conte.

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