La battaglia commerciale di Donald Trump ha provocato nuove tensioni nel centrodestra. E ha fornito spunto alle opposizioni per accusare il governo di subalternità all'America. Per la Lega, che rappresenta l'ala anti-militarista della coalizione, «la smania di annunciare l'invio di truppe di qua e di là raccoglie i suoi amari frutti. Bene per l'Italia essersi chiamati fuori da questo bellicismo, parolaio e dannoso, dei deboli d'Europa». A rincarare è stato il senatore Claudio Borghi, uno di quei leghisti che, nei giorni scorsi, non ha votato la risoluzione della maggioranza per l'invio di armi a Kiev: «Vado a festeggiare i dazi di Trump alla Francia e alla Germania».

«Non capisco cosa ci sia da festeggiare nell'indebolimento (economico) di nostri alleati che sono anche tra i nostri maggiori partner commerciali ed industriali. Non stiamo facendo il tifo tra Milan ed Inter e quindi dovremmo auspicare che tra i nostri alleati prevalgano dialogo e buon senso. E quando non accade lavorare per ricrearlo. In un mondo polverizzato dove si torna alla logica “ognuno per sé e Dio per tutti” o a quella della potenza militare e delle risorse naturali noi non siamo un vaso di ferro», è stata la risposta del ministro della Difesa, Guido Crosetto, su X.

«Provare a ragionare potrebbe sembrare un'impresa disperata quando si è circondati da persone o nazioni che si comportano più da tifosi di squadre avversarie che da alleati, ma è doveroso farlo: si chiama responsabilità», ha aggiunto Crosetto.

Malgrado la questione ruoti attorno al tema divisivo delle armi, le opposizioni hanno avuto reazioni analoghe. «Se l'Ue non risponderà compatta insieme alla Gran Bretagna minacciando contro-dazi scriverà ingloriosamente la sua fine - ha detto il presidente del M5s, Giuseppe Conte - E se Meloni permetterà a Trump di spaccare l'Europa, l'Italia non se ne avvantaggerà perché un attimo dopo non saremo più uno Stato sovrano ma uno Stato vassallo».

Sulla stessa linea Angelo Bonelli di Avs: «L'esenzione dell'Italia dai dazi - ha spiegato - è il segno di una sovranità limitata, di un paese trattato come il 51° Stato degli Usa, silente di fronte a una prepotenza che calpesta il diritto internazionale e la dignità dell'Europa. Questa non è diplomazia, è estorsione: paghi finché non cedi».

Sarcastico il senatore del Pd Filippo Sensi: «E pensare che a Palazzo Chigi penseranno di avere fatto una mandrakata sulla Groenlandia. Zitto che non ci ha visto». Per il segretario di Azione, Carlo Calenda, invece «siamo arrivati al dunque tra grandi paesi europei (Italia esclusa per codardia) e Trump», ma «qualsiasi dazio imposto per ragioni geopolitiche, nello specifico imperialiste, è illegale».

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