Via libera in Commissione Giustizia alla proposta della senatrice leghista che diventa il testo base della nuova legge. Cancellata la legge che era stata approvata in modo bipartisan alla Camera. Scontro sulla scomparsa dal testo della parola «consenso». Il concetto viene sostituito da quello di «dissenso»
(notizia in aggiornamento)
La commissione Giustizia del Senato ha adottato come testo base il testo unificato predisposto dalla presidente Giulia Bongiorno (Lega) che sostituisce quello già approvato in maniera bipartisan dalla Camera, togliendo il riferimento al "consenso”. I voti a favore sono stati 12 (ha votato anche Bongiorno) e 10 i contrari. A favore il centrodestra, contrarie tutte le opposizioni (Pd, M5s, Italia viva e Avs).
La proposta Bongiorno, al centro di forti polemiche, ha modificato il testo approvato all'unanimità alla Camera nel novembre scorso, introducendo la "volontà contraria" a un rapporto sessuale, e non più il "consenso libero e attuale" che, se manca, definisce il reato di violenza.
Previsto, inoltre, un aumento delle sanzioni da 7 a 13 anni di reclusione nei casi di atti sessuali con violenza, minacce e abuso di autorità e da 6 a 12 anni per quelli compiuti contro la volontà della vittima. Questi ultimi aspetti sono stati aggiunti nella riformulazione presentata oggi dalla relatrice: nella prima versione, le pene erano di 6-12 anni nel primo caso e di 4-10 nel secondo.
COSA CAMBIA
Il testo attuale dell’articolo 609-bis recita: «Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da sei a dodici anni».
La proposta di modifica che aveva messo d’accordo Elly Schlein e Giorgia Meloni, poi approvata alla Camera diceva: «Chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali ad un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima è punito con la reclusione da sei a dodici anni».
La riscrittura di Bongiorno sarebbe: «Chiunque, contro la volontà di una persona, compie nei confronti della stessa atti sessuali ovvero la induce a compiere o subire i medesimi atti è punito con la reclusione da sei a dodici anni».
Dunque sparisce ogni riferimento al consenso.
La parte successiva prosegue: «La volontà contraria all'atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso. L'atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso».
«La pena – prosegue il testo – è della reclusione da sette a tredici anni (anziché da sei a dodici, ndr) se il fatto è commesso mediante violenza e, minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa. La pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi quando, per le modalità della condotta e per le circostanze del caso concreto, nonché in considerazione del danno fisico o psichico arrecato alla persona offesa, il fatto risulti di minore gravità».
LE REAZIONI
Insorgono le opposizioni, che minacciano battaglia parlamentare. A dare voce all’indignazione è Valeria Valente (Pd): «Faremo tutto quello che il regolamento ci consente per impedire l'approvazione di un testo di cui non condividiamo assolutamente nulla», che annuncia: «A questo punto chiederemo un nuovo ciclo di audizioni».
«Il testo Bongiorno – spiega Valente – straccia il patto Meloni-Schlein perché mette al centro non il consenso della donna, ma il dissenso, facendo quindi un passo indietro rispetto alla giurisprudenza attuale. L'avvocata Bongiorno lo sa benissimo. Dovendo provare il dissenso all'atto sessuale in un'aula di tribunale, una donna che ha subito stupro dovrà provare di essersi difesa, di avere reagito, di avere scalciato. Il carico sarà tutto sulle donne, che saranno rivittimizzate, più di quanto già avviene. Siamo di fronte ad un'inversione a U rispetto alla legge sul consenso approvata all'unanimità alla Camera, faremo tutto quello che potremo per evitare che il Parlamento approvi una legge sbagliata. Lo faremo accanto a tutte le associazioni femminili e femministe e le reti e i centri antiviolenza che in queste ore stanno urlando il loro no. Che dice Giorgia Meloni? Sarebbe un paradosso se il primo governo guidato da una donna peggiorasse addirittura la normativa sullo stupro, contro le donne».
Dal canto suo, Giulia Bongiorno sostiene che «il patto (tra maggioranza e opposizione, ndr) era di mettere al centro di questa legge la volontà della donna, il patto è stra-rispettato». «Secondo me questo testo fa un passo avanti rispetto alla Camera – continua Bongiorno – perché salvo chi parla senza leggere il testo, tutta la parte del freezing (la paura che paralizza, ndr) lì non c'era». «Ho notato una serie di critiche da parte di persone che non hanno letto o non hanno approfondito. Leggete e poi per carità valutate».
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