Il caso Almasri continua a bruciare dentro l’esecutivo, tanto più che il 22 gennaio l'Ufficio di presidenza della Camera svolgerà il dibattito sul conflitto di attribuzione sollevato in merito al caso Bartolozzi, la capa di Gabinetto del ministero Carlo Nordio ad oggi indagata dalla procura di Roma.

Un suo eco si può ritrovare anche nel decreto Sicurezza bis. Per ora il contenuto è noto solo nel documento di sintesi e manca ancora il dettaglio letterale di ogni articolo. Tuttavia, l’articolo 16 salta agli occhi perché introduce «la possibilità di disporre la consegna allo Stato di appartenenza della persona la cui permanenza sul territorio nazionale possa compromettere la sicurezza della Repubblica o l’integrità delle relazioni internazionali e diplomatiche dello Stato, ovvero quando la consegna sia necessaria in adempimento di obblighi derivanti da accordi internazionali di sicurezza».

La formulazione sembra attagliarsi perfettamente al caso Almasri – il libico ricercato dalla Corte penale internazionale che è stato rimpatriato dalle autorità italiane – che tanti grattacapi ha provocato all'esecutivo. Proprio questa è l’accusa del Verde Angelo Bonelli, secondo cui si tratta di «una norma costruita ad hoc per sanare politicamente e giuridicamente la liberazione del criminale Almasri», un tentativo di «riscrivere ex post» la vicenda ma soprattutto, «coprire la posizione della capo di gabinetto».

La risposta del Viminale

In realtà, il rimpatrio di Almasri era avvenuto con un provvedimento di espulsione conforme alle norme sulla sicurezza nazionale già vigenti al momento dei fatti. La contestazione, piuttosto, era stata di aver proceduto a questo atto senza tenere conto della richiesta di estradizione della Corte penale internazionale. Il riferimento normativo è stato fornito dallo stesso ministro Piantedosi, che alla Camera il 5 febbraio scorso ha detto che «il 21 gennaio ho adottato un provvedimento di espulsione per motivi di ordine pubblico e di sicurezza dello Stato, ai sensi dell’articolo 13, comma 1, del testo unico in materia di immigrazione».

Un provvedimento di espulsione che dall’insediamento del governo Meloni è stato adottato dal Viminale in circa altri 200 casi.

L’articolo 13 è molto scarno: stabilisce solo che «per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato» il Ministro dell'interno può disporre l'espulsione dello straniero anche non residente nel territorio dello Stato, dandone preventiva notizia a palazzo Chigi e alla Farnesina. La previsione del nuovo decreto Sicurezza sarà una sorta di “specificazione”, inserendo nel dettaglio una serie di casi in cui il Viminale potrà adottare il provvedimento. In particolare, prevedendo non più solo l’espulsione ma più precisamente la «consegna allo Stato di appartenenza», proprio come avvenuto con Almasri.

Fonti del Viminale, tuttavia, smentiscono categoricamente la possibilità che la nuova norma possa incidere sul caso del libico ricercato dalla Cpi. Dopo il no della Camera all'autorizzazione a procedere, il Tribunale dei ministri ha infatti archiviato l'indagine sui tre membri del governo indagati (Nordio, Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano). Rispetto a Bartolozzi, invece, qualsiasi ipotesi di reato a suo carico – e ora è quella di false informazioni al pm - nulla c’entrerebbe con una norma che riguarda gli atti nel potere del ministero dell’Interno.

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