Poco meno di un anno e mezzo fa, il potente sottosegretario meloniano alla Giustizia Andrea Delmastro non tratteneva gli entusiasmi, di fronte alla nuova auto in dotazione alle forze dell’ordine per trasportare i detenuti al 41bis, all’idea che a bordo potessero essere trasportati dei mafiosi: «È un'intima gioia veder sfilare questo mezzo e far sapere ai cittadini come non lasciamo respirare chi sta dietro quel vetro». In mezzo, è arrivata la condanna in primo grado a 8 mesi per rivelazione di segreto d’ufficio per la vicenda dell’anarchico Alfredo Cospito e le parole in aula del compagno di partito di Delmastro, Giovanni Donzelli.

Eppure, oggi che, neanche a dirlo, il sottosegretario è un fervido sostenitore del Sì al referendum sulla giustizia, su di lui e su Fratelli d’Italia si è abbattuta una tegola non da poco. Un’inchiesta del Fatto Quotidiano, infatti, ha svelato i rapporti tra Delmastro e altri esponenti piemontesi del partito di Giorgia Meloni con l’imprenditore romano Mauro Caroccia, ras della ristorazione nel quartiere Tuscolano attualmente in carcere, condannato in via definitiva a 4 anni per intestazione fittizia con l’aggravante mafiosa. Caroccia, infatti, è considerato il prestanome del clan di Michele Senese, detto ‘o Pazzo, che da oltre 30 anni controlla gli affari criminali e semina terrore nella Capitale anche se si trova in carcere.

L’inchiesta giornalistica ha spinto le opposizioni a chiedere alla presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, di acquisire gli atti sulla vicenda, mentre Delmastro ha preso le distanze da Caroccia. 

I fatti

Il Fatto Quotidiano ha scoperto che alcuni esponenti del gruppo biellese di Fratelli d’Italia - oltre a Delmastro, parliamo di Cristiano Franceschini, segretario provinciale di FdI e assessore in comune a Biella, Davide Eugenio Zappalà, consigliere FdI in regione Piemonte, Elena Chiorino, dirigente nazionale di FdI e vicepresidente del Piemonte - hanno dato vita a una società che ha intrattenuto rapporti con esponenti della famiglia Caroccia.

I Caroccia a Roma hanno diversi locali e società, come “Da Baffo”, in via dei Fulvi 8, in zona Porta Furba. Società che, negli anni, sono state chiuse in seguito alle inchieste che hanno appurato il riciclaggio, l’usura e le intestazioni fittizie con cui il clan riproduceva le rendite immense della droga.

Nel 2025, però, dopo la caduta in appello dell’aggravante mafiosa, Caroccia ha ripreso le attività, annunciando l’apertura di un nuovo ristorante, dal nome “Bisteccheria d’Italia”, in via Tuscolana 452. Ed è questo il locale che incrocia Delmastro e i suoi colleghi di partito. Il motivo? La società Le 5 Forchette Srl, che detiene il locale e vanta un capitale di 10mila euro, ha infatti sede legale nel centro di Biella, è stata costituita nello studio del notaio biellese Carlo Scola e ha, tra i soci, proprio Delmastro, Franceschini, Zappalà, Chiorino e Miriam Caroccia, l’erede della dinastia che a soli 18 anni è stata nominata amministratrice unica della società.

Le reazioni

«Chiediamo alla presidente della Commissione Antimafia Colosimo di acquisire gli atti sulla vicenda che riguarda esponenti piemontesi di Fratelli d'Italia, in primis il sottosegretario alla Giustizia Delmastro», hanno chiesto Walter Verini, Giuseppe Provenzano, Enza Rando, Debora Serracchiani, Valentina Ghio, Anthony Barbagallo, Franco Mirabelli, Valeria Valente, membri del gruppo Pd in commissione Antimafia, in riferimento all'inchiesta del Fatto. «La società di cui faceva parte Delmastro avrebbe eletto il suo domicilio romano proprio presso un locale dei Caroccia», aggiungono i parlamentari dem, che parlano di «fatti molto gravi e inquietanti» e auspicano non solo un’audizione dello stesso Delmastro, ma le sue dimissioni da via Arenula.

Il M5s Piemonte punta invece l’attenzione sul presidente della regione, Alberto Cirio, a cui è stata richiesta «un'informativa urgente in Consiglio regionale affinché possa riferire su quanto emerso». Secondo Marco Grimaldi, vicecapogruppo di Avs, c’è un altro profilo di inaccettabilità nella vicenda: «Nel 2025 l'appello bis ha confermato le condanne di primo grado per i Senese e i Caroccia, a quel punto Delmastro avrebbe venduto il 25% di quote a una società che lui stesso possiede al 100%, prima che la Cassazione confermasse l'appello bis e Caroccia finisse in carcere». Grimaldi si chiede se, davanti a tutto questo, Meloni abbia qualcosa da dire.

La replica di Delmastro

Qualcosa da dire l’ha avuta Delmastro stesso, che a margine delle celebrazioni per i 209 anni del Corpo di Polizia penitenziaria a Napoli ha risposto a chi gli chiedeva spiegazioni dopo l’inchiesta giornalistica: «La mia storia antimafia è chiara ed evidente. Il mio livello 2 di scorta certamente non nasce per altri motivi se non per la battaglia contro la mafia che stiamo facendo, quindi questo parla per me. Dopodiché si tratta di una società con una ragazza non imputata e non indagata, che poi si scopre essere figlia di; nel momento in cui si scopre, immediatamente, per rigore etico e morale che mi contraddistingue su questa battaglia, mi sono tolto dalla società. Quindi non c'è nulla da dire», ha dichiarato. 

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