La norma sui compensi avvocati che portano a compimento un rimpatrio volontario, e i suoi dubbi profili di costituzionalità, sono solo la punta dell’iceberg. Le opposizioni mercoledì in aula, durante le dichiarazioni di voto sulla fiducia chiesta dal governo sul decreto Sicurezza, hanno criticato tutta l’impostazione del provvedimento, di cui la modifica introdotta è «la norma incostituzionale, in modo conclamato», ha detto il deputato di +Europa Riccardo Magi.

I voti a favore sono stati 203. Il decreto, che altrimenti sarebbe decaduto il 25 aprile, è stato blindato. E verrà modificato contestualmente alla sua promulgazione. «È la 115esima fiducia», ha ricordato Magi. Ma per le opposizioni il governo la fiducia, quella degli italiani, l’ha già persa. Come dimostra la sconfitta al referendum costituzionale.

L’articolo 30 bis

La strategia per correggere l’incostituzionalità dell’articolo 30 bis sui rimpatri volontari, per ora rimane quella di un decreto legge correttivo che dovrebbe essere varato dal Cdm subito dopo il voto finale della Camera, previsto nella tarda mattinata di venerdì.

La partita è in capo a palazzo Chigi ma la linea della maggioranza è univoca: rivendicare la scelta e mostrarsi aperti di fronte alle osservazioni del Colle e del mondo dell’avvocatura. «Non è un passo indietro, ma una rimodulazione», ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio.

«La norma mantiene una sua utilità e nobiltà: rilanciare il tema dei rimpatri volontari», ha spiegato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, mostrando però di accogliere i rilievi della categoria degli avvocati, a cui peraltro è «onorato di aver appartenuto». E, soprattutto, le «osservazioni pervenute dal Quirinale» su cui, dice, il decreto correttivo è basato. Se per governo e maggioranza si tratta solo di questioni tecniche, per le opposizioni la norma è invece espressione di un’idea di Stato e democrazia.

È come se l’avvocato venisse pagato dallo Stato «che è l’avversario del cliente, per convincere il cliente a sottoscrivere un’assoluzione contro il suo interesse», ha detto il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte in aula. E, ha aggiunto, che lo convincesse a commettere due reati: patrocinio infedele e corruzione. «Noi avvocati – ha tuonato – non saremo mai i servitori del governo di turno». Una disposizione che rende evidente, per il deputato del Partito democratico Matteo Mauri che, secondo l’esecutivo, non tutti debbano avere gli stessi diritti.

Il capo del Viminale ha cercato di smorzare le tensioni con l’avvocatura, sostenendo che non era «nelle intenzioni immaginare un ruolo diverso da quello nobile dell’avvocato». Già nella prima norma, poi, le coperture rischiavano di non essere sufficienti. Ora è stata ampliata la platea dei beneficiari, ma non si può ancora «dire quale sarà l’esito dell’esame della Ragioneria», ha fatto sapere il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Dall’esecutivo il messaggio è che tutto verrà corretto con il nuovo decreto.

Sicurezza

In coro le opposizioni hanno considerato i modi di approvazione dell’ennesimo pacchetto Sicurezza una mancanza di rispetto verso il Parlamento e uno sfregio alla Costituzione. «Un ulteriore decreto di propaganda», ha detto la segretaria Pd, Elly Schlein. «Dimostrazione di incapacità e inefficienza di una classe dirigente», per Filiberto Zaratti di Avs, un tentativo, per Mauri, di avere «mano libera per calpestare la Costituzione».

Non è la sicurezza per come la intende il governo Meloni a rendere il Paese più sicuro. Aumentare le pene e i reati, ha aggiunto Zaratti, porta in realtà «maggiore insicurezza nelle strade». Servono invece interventi nel sociale, illuminazione pubblica, investimenti per i quartieri.

Prevenzione, che non significa prevenire l’individuazione di un reato e di un colpevole, come nel caso del fermo preventivo. «Qui», ha concluso il deputato di Avs, «non siamo più nel regime fascista». Ma c’è chi ha chiesto al governo «un decreto più duro», come il deputato di Futuro nazionale (partito di Roberto Vannacci) Rossano Sasso. Fuoriuscito dalla maggioranza, ha votato la sfiducia.

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