La sicurezza è sempre più terreno di scontro tra maggioranza e opposizione, rilanciata dalla bozza del nuovo decreto Sicurezza che il ministro Matteo Piantedosi porterà «in consiglio dei ministri entro fine mese per essere approvato», ma amplificata da due drammatici casi di cronaca che non possono essere ridotti a statistica.

Il 16 gennaio, infatti, un ragazzo di 18 anni è morto in seguito a una coltellata infertagli da un compagno in una scuola superiore di La Spezia; ieri invece uno studente è stato ferito da un altro con un coltello, per fortuna in modo lieve, davanti al liceo di Sora, in provincia di Frosinone.

«Ci dobbiamo interrogare come sia possibile», ha detto il ministro dell’Interno al Tg5 commentando la cronaca, «ci deve essere qualcosa che vada oltre i sistemi di sicurezza, i sistemi di prevenzione tradizionali, qualche cosa che riguardi anche la cultura, l’educazione di questi ragazzi. E anche un po’ la sollecitazione del senso di responsabilità. Con il provvedimento che abbiamo messo in campo qualche cosa di questo c’è», ha rivendicato.

Per il centrodestra, tuttavia, i fatti di questi giorni sono stati l’occasione per ribadire la necessità di nuove norme «a tolleranza zero» – come le ha definite il viceministro Matteo Salvini – e anzi la Lega vorrebbe spingere anche per un anticipo dell’entrata in vigore del nuovo pacchetto con un decreto legge.

Il leader di Italia viva, Matteo Renzi, ha invece guidato il contrattacco delle opposizioni lanciando però una provocazione rivolta a Pd, Avs e Movimento 5 Stelle: «Centrosinistra, sulla sicurezza non è il momento di essere timidi, adesso la destra ci spieghi perché dopo quattro anni ci sono i coltelli a scuola», ha detto dal palco dell’assemblea nazionale del partito a Milano, dove ha lanciato la Margherita 4.0 con i delusi del Pd, «sfidiamo il governo di Giorgia Meloni che sulla sicurezza è un governo di sciacalli, che ha preso tutti i casi di cronaca per aumentare i reati e tiene 500 poliziotti in Albania quando sa che non servono a niente».

Su questo, tuttavia, una convergenza del centrosinistra è stata trovata: con il capogruppo in Senato del Pd Francesco Boccia che ha detto «il governo Meloni non è il governo della sicurezza. Non è facendo decreti o mostrando la faccia feroce o repressiva che si affronta un problema difficilissimo. Servono politiche di prevenzione e deterrenza» e anche il leader Cinque stelle Giuseppe Conte ha parlato di «un governo legge e ordine, hanno fatto un decreto Sicurezza per prenderci tutti in giro. Ora faranno un decretino sulle armi da taglio, ma sono stati bravissimi ad alimentare le paure e non hanno nessuna risposta».

Del resto, il nuovo pacchetto Sicurezza effettivamente interviene soprattutto su questo: nuovi reati, nuovi aumenti di pene e nuove aggravanti, pur accanto ad una serie di norme amministrative.

Il ddl Sicurezza

Il ddl infatti introduce il «divieto assoluto» di porto di coltelli di lunghezza superiore ai 5 centimetri, che da che era una semplice contravvenzione diventa reato, punito con la reclusione da uno a tre anni e che può essere seguito da sanzioni amministrative accessorie come la sospensione della patente, del passaporto o del permesso di soggiorno. Non solo: la pena può aumentare da un terzo alla metà se il reato è commesso nei pressi di scuole, giardini pubblici o stazioni. Nel caso in cui a commettere il reato siano i minorenni – ai quali è stato introdotto il divieto di vendere armi improprie e in particolare «strumenti da punta e taglio» – è stata prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 1.000 euro a carico del «soggetto tenuto alla sorveglianza del minore», ovvero i genitori.

Proprio nei confronti dei minorenni viene introdotta la norma più severa: se vengono fermati e trovati con un coltello le forze dell’ordine potranno decidere per «l’arresto facoltativo in flagranza», inoltre c’è l’ampliamento dei reati per i quali si può applicare l’ammonimento del questore nei confronti di ragazzi di età compresa tra 12 e 14 anni: vengono inserite anche le ipotesi di lesione personale, rissa, violenza privata e minaccia qualora commessi con l’uso di armi. Infine, viene previsto un registro elettronico in cui i venditori hanno l’obbligo di «inserire giornalmente le singole operazioni di vendita» e, in caso di inottemperanza, prevede la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 2.000 a 10.000.

Che non bastino i nuovi reati, però, è stato ripetuto anche dal segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, che ha risposto a chi gli chiedeva cosa serve per intervenire sull’emergenza: «Più valori, più educazione», poi ha aggiunto che «ci vogliono evidentemente anche delle misure di sicurezza, ma non sono sufficienti».

Più educazione meno repressione, dunque, è il monito che arriva anche dalla Santa Sede. L’interrogativo, però, è anche chi farà rispettare queste nuove regole: Piantedosi durante un question time ha annunciato «30mila ingressi programmati entro il 2027» e sostenuto che nell’ultimo triennio sono entrati in servizio il 50 per cento in più di nuovi agenti rispetto al passato. Il punto, però, è il saldo reale tra ingressi e uscite, e in molti territori i pensionamenti superano le nuove immissioni.

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