Anche gli azeri di Socar calmierano il prezzo dei carburanti. E la presidente ringrazia. Il precedente del 2012 con il governo di Monti. Ma la riduzione non sarà gratis
Un piccolo sconto val bene una tassa sugli extraprofitti. La campagna elettorale è cominciata dalle pompe di benzina: dopo che l’Eni ha deciso di imporre un tetto al prezzo del carburante a seguito di una conversazione dell’amministratore delegato Claudio Descalzi con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni incassa anche un primo effetto domino: Socar, la società azera che a maggio scorso ha acquisito Ip, ha annunciato di voler imporre a propria volta un limite al prezzo del suo prodotto.
Tutte carte da giocare in vista di una campagna che si fa sempre più prossima. E a fronte di proposte che arrivano dalle opposizioni, con Matteo Renzi che propone la quattordicesima per gli impiegati, serve qualcosa di immediatamente tangibile. Molto più del taglio delle accise, che all’ennesimo rinnovo rischia di non essere più economicamente sostenibile. E allora, luce verde all’intervento personale della premier.
Direttissima Roma-Baku
Che il feeling con gli azeri fosse particolarmente forte era noto già da tempo: due le visite a Baku da parte di Meloni, poi l’interesse del gigante energetico per l’Ip, mentre il governo italiano chiudeva un occhio sulla vicenda del terminal posseduto dagli azeri in Georgia che rischiava di diventare oggetto di sanzioni europee per il passaggio di navi della flotta ombra di Mosca, poi scampate grazie alla promessa di un adeguamento della policy. In Italia – dove come nuovo ad della Ip ha scelto l’ex ministro dell’Economia georgiano, indagato per corruzione – Socar non sembra volersi però limitare alle acquisizioni: giusto qualche giorno fa il gruppo ha sottoscritto un accordo con la Figc per diventare «partner energetico» delle Nazionali fino al 2030, facendo propria una tradizione che negli anni Ottanta e Novanta è stata della Ip che ha acquistato (e subentrando a Eni).
Ora, la scelta di fare seguito – per convenienza economica o su suggerimento di Palazzo Chigi non si sa – alla strategia di Eni è stata premiata. In una dichiarazione, Meloni ha parlato di «un segnale importante di attenzione alle famiglie italiane che conferma che è possibile contribuire concretamente a contenere il caro carburanti». Un intervento che si intesta riconoscendo il contributo esterno: «Desidero ringraziare per questo il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, per il segnale di attenzione che rafforza la nostra cooperazione, e il presidente di Socar, Rovshan Najaf».
Nessun pasto è gratis
Quel che è certo è che la decisione di aderire al tetto allontana la possibilità di una tassa sugli extraprofitti in manovra. «Vince la linea di Forza Italia» festeggia il segretario Antonio Tajani. Ma ciò non significa necessariamente che la prima trattativa per raggiungere il tetto, quella con Descalzi, sia stata facile. Vero è che per aziende che possono ancora contare su un’integrazione verticale – che cioè controllano il prodotto dall’estrazione al serbatoio, come Eni e Socar – ridurre i margini sulla distribuzione è un intervento meno doloroso che per chi compra dai produttori e una parte dello sconto sarà compensato dai maggiori volumi venduti, ma la riduzione dei ricavi sarà comunque tangibile.
Non va perciò dimenticato che i pasti gratis non esistono e la disponibilità dei petrolieri di oggi andrà ricambiata dal governo domani. Per non parlare delle conseguenze che la manovra potrebbe avere, sia in termini di polemica da parte degli operatori che hanno a disposizione meno gioco sulle riduzioni dei prezzi, sia dei piccoli azionisti di Eni che non beneficiano dei dividendi immateriali che guadagna il governo presso gli elettori, ma vedono solo ridursi quelli economici a fine anno.
Da mettere in conto anche la possibilità che lo sconto renda le pompe Eni fin troppo appetibili, portando a lunghe code alle stazioni di servizio con il rischio che il prodotto non basti per tutti gli automobilisti, com’è successo in Francia, dove pure la Total ha calmierato i prezzi.
Sembra dunque verosimile che si sia trattata dell’ultima carta da giocare per Meloni dopo il progressivo esaurirsi della speranza che la situazione internazionale si stabilizzasse. Meglio muoversi con i piedi di piombo, anche perché la premier ha ben presente le conseguenze di promesse troppo ardite: il video sul taglio delle accise ripreso in macchina durante una delle ultime campagne elettorali la insegue ancora.
Alla stessa maniera, anche questa decisione comporterà dei costi futuri (nel frattempo, nonostante questi interventi, tir e taxi hanno comunque minacciato lo sciopero). E così, a valle di un investimento da oltre 2 miliardi in un taglio delle accise che si esaurirà a inizio ottobre, è rimasta la soluzione più immediata, ma potenzialmente più dolorosa a lungo termine: tanto più che il precedente da cui prendere ispirazione, oltre che in Francia, c’era già anche in Italia.
Nel 2012, ai tempi del governo Monti, Paolo Scaroni lanciò il programma di ribassi “Riparti con Eni”: la campagna di sconti fece partire una guerra dei prezzi, con Esso e Q8 che replicarono all’offerta, mentre altre compagnie scelsero formule differenti. Resta da vedere se in un contesto come quello attuale le aziende pronte a muoversi saranno altrettante.
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