Una nota del ministero dell’Istruzione del 17 dicembre 2025 regola in maniera più dettagliata la pratica dell’homeschooling, attribuendo alla scuola di riferimento territoriale e al dirigente una maggiore responsabilità. Il ministro leghista si distacca quindi dalle posizioni familiar-privatiste del suo partito
La nota del ministero dell’Istruzione del 17 dicembre 2025 regola in maniera più dettagliata la pratica dell’educazione parentale. Il documento è in sintonia con la linea del ministro Giuseppe Valditara, tesa a restaurare autorità, valori comuni identitari con echi di cultura gentiliana. Nella nota emerge in materia una maggiore vicinanza alle posizioni di Fratelli d’Italia, un tempo di decisa impronta statalista piuttosto che alle posizioni anticentraliste e familiar-privatiste della Lega, verso cui l’attuale ministro, anche per appartenenza, ha sempre guardato.
La Lega aveva manifestato interesse per le pratiche di homeschooling già con il ministro Lorenzo Fontana nel 2018; Valditara ha partecipato nell’ottobre 2024 a un incontro con la Fondazione Libera Schola e il network Edupar in vista di relazioni più distese tra lo Stato e i genitori che scelgono l’educazione parentale.
Le regole
La possibilità di istruire in casa i figli è garantita dalla Costituzione. L’articolo 30 sancisce che «è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire, educare i figli. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti». L’articolo 34 afferma che «l ’istruzione inferiore, impartita per almeno 8 anni, è obbligatoria e gratuita».
Dagli articoli emerge il dovere dei genitori nell’assolvere il compito dell’istruzione ma, nel caso vi siano impedimenti, possono subentrare altri soggetti come lo Stato. Le norme consentono inoltre ai genitori di non adempiere all’istruzione in strutture pubbliche o paritarie ma di farlo in autonomia, fatta salva la capacità di dimostrare di esserne in grado.
Dal 1994 si dispone che i genitori che intendano provvedere privatamente o direttamente all’istruzione dei loro figli devono dimostrare di averne la capacità tecnica o economica e darne comunicazione anno per anno alla competente autorità.
I genitori che desiderano educare a casa i propri figli notificano al dirigente scolastico la loro dichiarazione. La recente nota conferisce, invece, alla scuola una maggiore responsabilità nel vigilare e impone ai genitori di presentare un progetto educativo.
Da quasi dieci anni il ministero dà indicazione agli uffici scolastici di imporre l’esame annuale di idoneità ma molte famiglie in istruzione parentale non intendono sottoporsi a questo vincolo. Da qui il braccio di ferro con i dirigenti che premevano per sottoporre gli alunni a verifica.
Nel tempo alcuni genitori si sono rivolti alle associazioni di homeschooling, opzione che ha provocato un irrigidimento delle autorità scolastiche perché, rimanendo facoltativo l’esame ne eludeva l’obbligatorietà, salvo che la famiglia desiderasse rientrare nel percorso scolastico riconosciuto.
Questo fino al decreto legislativo del 2017, che ha previsto per legge l’obbligo di esame di idoneità. Dall’anno 2017/2018 è obbligatorio che i minori in istruzione parentale sostengano, alla fine di ogni anno scolastico, un esame di idoneità in una scuola statale o paritaria, fino all’assolvimento dell’obbligo.
La recente nota conferisce, dunque, alla scuola di riferimento territoriale e al dirigente una maggiore responsabilità.
Frange estreme
Queste indicazioni sono respinte dai genitori libertari che intendono praticare non un semplice homeschooling ma l’unschooling. In particolare dai fautori di quella forma estrema che potremmo definire radical unschooling, stella polare della frangia estrema dell’educazione parentale che teorizza l’apprendimento guidato dagli interessi esclusivi del bambino. In questa concezione educativa i genitori offrono il loro supporto e gli strumenti per reperire e organizzare le informazioni, rispettando le scelte e i tempi dei propri figli.
Coloro che vogliono praticare l’unschooling e mal sopportano le imposizioni dello Stato si rifanno, così, a un modello educativo precedente lo sviluppo della specializzazione, anche organizzativa, contemporanea. La scuola di oggi, con le sue strutture e i suoi apparati, il suo “governo” dell’educazione e degli educati, è fatta di standard da raggiungere, figure mediatrici, circolari, regolamenti, divisione del tempo, spazi fisici delimitati, organizzazione e gerarchizzazione.
Chi ha una visione radicalmente libertaria dell’insegnamento non tollera l’intromissione dello Stato nell’educazione dei figli, tanto che alcune famiglie cercano di sfuggirvi spostandosi, viaggiando (i travelling homeschoooler), praticando una sorta di mimetismo nomadico che consenta di sfuggire al controllo pubblico.
© Riproduzione riservata


