Il ministro della Cultura Alessandro Giuli non ha ancora detto una parola sul mancato riconoscimento dei contributi pubblici a Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, il documentario di Simone Manetti, vincitore del Nastro della Legalità 2026, sulla storia del ricercatore sequestrato, torturato e ucciso nel 2016 al Cairo, in Egitto. Una risposta forte però c’è stata, ed è arrivata da due esperti consulenti della commissione del Mic chiamata a selezionare le opere cinematografiche e documentaristiche destinatarie del sostegno pubblico.

Massimo Galimberti, consulente editoriale e story editor per progetti cinematografici e televisivi, e Paolo Mereghetti, importante critico cinematografico, martedì mattina hanno lasciato la commissione con una lettera al capo della Direzione cinema e audiovisivo, Carlo Giorgio Brugnoni.

Nella lettera Mereghetti ha motivato la sua decisione: ha a che fare con il documentario su Regeni, ma «volevo sottolineare la mia distanza da certe scelte, un discorso di coerenza», ha detto a LaPresse. E ha ricordato di aver «già difeso il documentario su Regeni su Io Donna». 

Allo stesso modo Galimberti, che ha parlato con Ansa, ha «sentito una sorta di incompatibilità ambientale legata a vari fattori», dopo anni di lavoro e collaborazione con il ministero. Incompatibilità osservate sia «nell’approccio alle procedure, nell’analisi e nella valutazione degli elementi dei progetti. Ci sono modalità che non condivido», ha concluso.

Il question time

Le doppie dimissioni, «con effetto immediato», sono arrivate alla vigilia del question time in aula, atteso per l’8 aprile, durante il quale il ministro Giuli sarà chiamato a rispondere e motivare le scelte della commissione. Partito democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e +Europa già lunedì avevano annunciato interrogazioni sulla vicenda, che oggi sono state depositate. 

L’atto presentato dal Pd porta la prima firma della segretaria Elly Schlein e oltre a contestare «fortemente la decisione del ministero della Cultura», critica anche il sistema di sostegno pubblico al cinema: «Le nuove norme che hanno politicizzato il finanziamento delle produzioni cinematografiche e non è un caso che oggi due componenti della commissione di valutazione si siano dimessi», scrive il Pd in una nota. Questo caso, denuncia Elisabetta Piccolotti di Avs, «è l’ennesima prova di un sistema che proclama il merito a parole e lo calpesta nei fatti», un sistema che definisce «clientelare» e da cui invita a prendere le distanze.

La scelta di escludere il documentario dai contributi selettivi per le opposizioni è «soltanto politica», perché innegabile il valore sociale e culturale dell’opera. «È inaccettabile», aggiunge Piccolotti, che un film già ampiamente riconosciuto «venga liquidato con valutazioni opache e indifendibili». Oltre ad aver vinto il Nastro della Legalità 2026, il documentario verrà mostrato in 76 università, grazie all’iniziativa promossa dalla senatrice a vita Elena Cattaneo.

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