Nel libro di Marco Galluzzo il racconto di una “guerra mediatica” che, dal 2001 al 2011, si è combattuta attorno all’ex premier: «Gli economisti avrebbero parlato di eccesso di offerta, ma il paradosso era che il prezzo del bene, la parola del Cavaliere, valeva al di là del merito, e raggiungeva sempre nuovi record»
Pubblichiamo di seguito degli estratti del libro di Marco Galluzzo, Berlusconi confidential – Biografia non autorizzata di dieci anni al potere (Rubettino) in libreria dal 5 giugno 2026
Venti giornalisti e una preda. Ma il valore della preda era così alto che le tecniche della caccia dovevano essere fantasiose, tanto da apparire a tratti incredibili. Alla preda non veniva risparmiato nulla, in termini di ingegno e cattiveria. La preda era un uomo, Silvio Berlusconi, animale politico per eccellenza, ma anche molto sui generis: ogni tanto smetteva di scappare e si consegnava ai cacciatori, quasi con rito liberatorio.
«Allora, sempre voi, eccomi, sono qua, ditemi tutto».
Per dieci anni, dal 2001 al 2011, fu una guerra mediatica senza regole, se non quelle parossistiche di una febbre dell’oro. Gli economisti avrebbero parlato di eccesso di offerta, ma il paradosso era che il prezzo del bene, la parola del Cavaliere, valeva al di là del merito, e raggiungeva sempre nuovi record.
«Cosa ha detto? Quando e dove? Chi ci ha parlato?»
È una storia mai raccontata. C’erano trucchi, strategie, codici, segni di riconoscimento. Dappertutto: a New York come nei vicoli di Roma, nei mercati di Tokyo o in una dacia del Cremlino. Berlusconi spesso era complice, felice di evadere dal cordone di una serie di badanti istituzionali, sospettoso ma dipendente di fronte alla forza magica di un microfono, un taccuino, una telecamera. Un’attrazione fatale.
Noi cronisti avevamo un solo obiettivo: non perderlo mai di vista. Le storie di questo libro sono un insieme di casi di scuola in cui la realtà supera l’immaginazione, con aspetti che sconfinano in comportamenti borderline.
Una camera a Manhattan
L’assedio dei cronisti si trasferiva ovunque, per esempio sotto il Millennium, hotel blasonato di fronte alle Nazioni unite: grattacielo iconico, 56 piani, dove una decina di giorni all’anno va in scena una fetta dello spettacolo dell’Assemblea dell’Onu.
Berlusconi andava quasi ogni anno al Millennium. Il tempo era sempre perfetto: fine settembre, Upper East side di Manhattan. In una di quelle occasioni, un anno prima dell’attacco degli Stati Uniti all’Iraq, mentre i cuochi preparavano la cena da servire in camera, un servizio a domicilio di altra natura bussò alla suite del Cavaliere: 4 agenti del Secret service, uno dei quali munito di una valigetta attaccata al polso con una manetta.
Quando gli agenti entrarono fu chiaro a tutti di cosa volevano parlare: delle armi di distruzione di massa che si presumeva avesse Saddam Hussein.
La prova regina fu estratta, quale documento solenne: una sola foto, in formato più grande del solito, deposta nelle mani di Berlusconi. Il premier sgranò gli occhi, li strizzò, infine diede alla riunione il tono che forse meritava. Cominciò a girare di 180 gradi la foto stessa, per cercare di mettere a fuoco, invertendo le mani in modo plateale, cercando un segno distintivo in un fondo di grigi, contornato da grigi più chiari.
«Io non distinguo nulla».
Chi era nella stanza, ricorda: «Non c’era nulla che potesse essere riconosciuto». A quel punto, forse anche un tantino stizzito, il Cavaliere sorprese tutti e disse in modo serio e insieme leggero: «Non avete bisogno delle foto, conosco i sacrifici che avete fatto per liberarci dalla dittatura, non c’è altro da aggiungere, potete andare».
La ribellione del figlio
Ma le storie di una caccia giornalistica senza fine ci portavano anche dentro le case di Berlusconi.
«Ragazzi, come state? Vi state divertendo? Ma dove avete lasciato le donne?»
Una giornata estiva, qualche anno dopo, a villa Certosa, con un gruppo di amici del figlio più piccolo del Cavaliere, Luigi. I ragazzi, molti bocconiani, sono attratti dall’ingombrante padre dell’amico. Berlusconi non li delude. Si siede a tavola e decide di fare qualcosa che ogni genitore sconsiglierebbe a sé stesso.
«Allora, ora vi racconto come si conquistano le donne».
Il pranzo era stato sino ad allora allegro e spensierato. Luigi capisce al volo la piega che sta prendendo la discussione. La pruriginosa consulenza del padre viene accolta con entusiasmo dall’uditorio, ma non da lui.
Quando la particolare lezione sfiorò i toni del machismo e della volgarità, non resistette e gelò il padre. Con tono basso ma fermo ne fermò l’eloquio. Gli occhi di tutti cambiarono posizione e si rivolsero all’amico, e lui pronunciò una sola frase.
«Papà, basta! Le mie idee sulle donne sono molto lontane da quelle tue».
La perentoria intimazione fece battere in ritirata il Cavaliere. Chi era a quel tavolo ricorda anche le parole che Miriam Bartolini, in arte Veronica Lario, scrisse al marito, anche per «aiutare mio figlio a non dimenticare mai il rispetto per le donne».
Marco Galluzzo vive a lavora a Roma. Cronista parlamentare dal 2002, per il Corriere della Sera ha seguito e coperto l’attività dei presidenti del Consiglio, da Silvio Berlusconi a Matteo Renzi, da Mario Draghi sino a Giorgia Meloni. In particolare, ha raccontato da inviato la politica internazionale, diplomatica ed europea di 9 diversi capi del governo italiano degli ultimi 23 anni. Ha scritto Giubilei, la storia segreta degli Anni Santi dal 1300 ad oggi (Solferino, 2025)
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