Scintille, chiamiamole così per ora, fra Silvia Salis e Casapound. Anche se la stampa locale in queste ore parla di «scontro aperto». La sindaca di Genova oggi ha scritto al questore e alla prefetta della sua città per chiedere loro di valutare la situazione delicata che da tempo si crea intorno a un palazzo storico di via Montevideo, che dal 2017 ospita la sede di Casapound. In realtà si tratta di un subaffitto nei locali di un’associazione, ma quanto basta per essere il luogo di riunioni, feste di tesseramenti, con annessi e connessi. Tutto normale, se non fosse che l’attività dei “fascisti del nuovo millennio” attira spesso la sacrosanta presenza delle forze dell’ordine, con conseguenti disagi per i cittadini del quartiere.

Piazza Alimonda, sede di Casapound

Anche perché Genova non è una città “qualsiasi”, è città medaglia d’oro alla Resistenza, ed è l’unica d’Italia che si è liberata da sola. E quello non è un quartiere qualsiasi, è la zona di Piazza Alimonda, luogo simbolico della Genova antifascista e antagonista, quella in cui durante il G8 del 2001 fu ucciso il giovane Carlo Giuliani (in piazza c’è un cippo che lo ricorda). In questa piazza, per mesi, i suoi compagni hanno attaccato l’insegna di gesso di una toponomastica alternativa, “Piazza Carlo Giuliani, ragazzo”.

Salis ha scritto dunque alla prefetta Cinzia Torraco per «sottoporre alla sua attenzione l’esigenza di convocare con urgenza un comitato per l’Ordine e la sicurezza pubblica al fine di esaminare la tematica della permanenza della sede di Casapound nelle immediate vicinanze di Piazza Alimonda». La decisione è arrivata dopo l’incontro avuto con i rappresentanti del collettivo Genova Antifascista, che marcano stretto l’attività dei (pochi per la verità) militanti di Casapound. 

La remigrazione nomade

La temperatura in città sembra salire. Venerdì scorso, proprio mentre a Bari venivano condannati 12 militanti di Casapound per ricostituzione del partito fascista e manifestazioni fasciste, il convegno sulla proposta di legge sulla remigrazione organizzato dal partito di estrema destra è finito a schiaffi. L’evento doveva svolgersi in centro, all’Hotel Rex, ma poi i titolari dell’albergo hanno revocato la sala e alla fine tutto l’ambaradàm è migrato al Tower Genova Airport Hotel, fuori città. A quel punto ad autoinvitarsi è stato il presidente del Municipio Medio Ponente, il pentastellato Fabio Ceraudo: si è presentato con altri esponenti politici, ha contestato l’iniziativa e ha preso una dose di spintoni e urlacci. 

Presenza non grata

Salis sa che prevenire è meglio di curare, e così ora ha coinvolto le autorità di pubblica sicurezza cittadine per cercare una soluzione. Per gli abitanti di piazza Alimonda la più augurabile sarebbe quella di vedere traslocare altrove Casapound, con tutto l’indotto che si porta appresso, polizia e contromanifestazioni.

Oggi, a margine del consiglio comunale, la sindaca ha parlato esplicitamente di «presenza non gradita dall’amministrazione in città». Non è in discussione il diritto di associazione: «Chiaramente non posso agire come sindaca sulla libertà di manifestazione, legittima, ho portato una mia preoccupazione che è quella di un quartiere che si sente assediato, di una serie di tematiche relative non solo all’ordine pubblico, ma anche alla vivibilità. Io mi sono schierata completamente contro la presenza di Casapound nella nostra città, ma da sindaca devo tutelare la mia cittadinanza sul fronte della sicurezza e dell’ordine pubblico. Questi sono, diciamo, gli elementi che ho messo sul tavolo».

Casapound: sta con gli antagonisti

Casapound non l’ha presa bene: l’accusa di essere «fuori dal diritto», ma soprattutto va al contrattacco: «Più inquietante è la scelta del sindaco di farsi portavoce presso la Questura delle istanze di Genova Antifascista, realtà che negli ultimi anni ha alzato il livello dello scontro con minacce, contenuti violenti e prese di posizione pubbliche inaccettabili per qualsiasi istituzione seria», dice un comunicato; «all’indomani dell’omicidio del giovane Quentin Deranque mettere in programma di cancellare associazioni legittime e sostenere movimenti che diffondono materiale inneggiante alla violenza rappresenta un segnale che non può essere ignorato. Da tempo è evidente l’esistenza di una rete europea di movimenti illegali, in alcuni casi dichiaratamente terroristici, che promuove lo scontro fisico e che avrebbe anche contatti e coperture istituzionali in Italia. Dopo queste dichiarazioni, il sindaco di Genova è chiamato a chiarire il suo rapporto con i collettivi antagonisti della città».

Bucci se ne lava le mani

«Sono parole di chi tenta di ribaltare la realtà parlando di perimetro del diritto quando l'antifascismo è il fondamento stesso della nostra Costituzione», replica Armando Sanna, capogruppo Pd in Regione, «È inaccettabile che si provi a mettere sullo stesso piano chi richiama i principi costituzionali e chi continua a rappresentare un’area politica che si richiama a ideologie condannate dalla storia», «Genova è antifascista. Punto. Le parole della sindaca Silvia Salis sono giuste, legittime e coerenti con la storia e l'identità della nostra città e della nostra regione».

il dem chiama in causa anche il presidente della regione Marco Bucci e la sua giunta, gli chiede di prendere una posizione a sostegno delle scelte della sindaca. Ma il presidente, ponziopilatescamente, non vuole immischiarsi, sperando che la diatriba vocale si trasformi in un problema politico per il centrosinistra cittadino: «Non parlo di queste cose, queste cose sono del sindaco e non riguardano il presidente della Regione»

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