Giorgia Meloni si presenta alle prossime elezioni come la giovane donna, nuova, pronta, a governare l’Italia, dopo essere stata all’opposizione e aver dovuto sopportare la rovina determinata da decenni di malgoverno della sinistra.

È normale e lecito in campagna elettorale alterare a proprio favore alcune verità, ma c’è un evidente rimosso che quasi nessuno sembra avere tempo e memoria per farlo presente a Meloni: la sua esperienza di governo, come ministra della Gioventù, dal 2008 al 2011. 

Di molte iniziative di Meloni in quegli anni è rimasto pochissimo. Non è rimasto nulla per esempio della legge del 2011 sui tassi agevolate per i mutui alle giovani coppie: mai decollata, nonostante un fondo di garanzia di 50 milioni a disposizione. Meloni ha dato la colpa prima alle banche e poi al governo Monti.

Aveva il sospetto che la sua iniziativa potesse fallire. In un’intervista al tempo dichiarava: «È innegabile che alla base occorra un netto cambio di mentalità, che ci avvicini alle altre realtà europee, o a quella americana, dove fare impresa non è certo una prerogativa per “figli d’arte”, come invece accade in Italia. E occorre anche, dall’altra parte, educare le nuove generazioni al fare impresa.

Ci stiamo muovendo su entrambi i fronti, mettendo in campo progetti volti alla promozione della cultura d’impresa, in collaborazione con il mondo universitario, sottoscrivendo protocolli d’intesa con gli ordini professionali, per offrire supporto ai giovani che si apprestano ad iniziare un cammino professionale. Va citato, poi, anche il portale dell’imprenditoria giovanile, www.giovaneimpresa.it, con tutte le informazioni necessarie per avviare un’impresa, come leggi e normative, modalità di accesso a bandi e agevolazioni». 

Stimolare l’occupazione

Innovativo, finalmente accessibile, un riferimento per il futuro, insisteva Meloni, oggi il dominio giovaneimpresa.it, non funzionante da anni, si può acquistare per pochi spicci. 
Sì, se oggi Meloni si oppone duramente al salario minimo, c’è da dire che per le sue iniziative di stimolo all’occupazione non è rimasto nemmeno chi si occupi dei domini dei siti che dovevano essere delle piattaforme istituzionali.

Nel 2011 presentava con enfasi il progetto complessivo Diritto al futuro: 300 milioni di euro di stanziamento, non pochi. Nel pacchetto del progetto c’era anche Campus Mentis, che come recitava la brochure del tempo è «un'azione innovativa e organica di career guidance dedicata ai migliori laureati e neolaureandi provenienti da tutta Italia».

Di fatto, come ricorda una partecipante dell’epoca, «cinque giorni di vacanza tutto spesato, poi dal punto di vista delle opportunità professionali nulla». Campus Mentis era un progetto sperimentale, chiuse di lì a poco. 

Meloni si spese non poco per fare incontrare, come si dice, il mondo del lavoro e il mondo della formazione: a dicembre 2010 sempre in pompa magna il ministero della Gioventù annunciava la pubblicazione di una guida semplice e facilmente consultabile da fornire ai ragazzi che finiscono la scuola.

«Una guida che spieghi quali lavori hanno mercato e anche stile pamphlet che abbiamo intitolato “Buon lavoro”, già accessibile al sito www.ipotesidilavoro.it». Quel sito oggi e da molto tempo è morto. C’era un finanziamento di 4,5 milioni di euro.

A caccia di mecenati

Un’altra iniziativa di Giorgia Meloni ministra era il Fondo mecenati: un finanziamento erogato dal governo a favore di soggetti privati che «intendono investire sul talento giovanile in campo imprenditoriale, artistico-culturale e tecnologico. Si tratta di una dotazione di 40 milioni di euro, che si aggiungono ai 60 stanziati dai cosiddetti “mecenati”: un totale di 100 milioni di euro per promuovere progetti i cui beneficiari sono singoli individui che non superino i 35 anni d’età o imprese costituite per la maggior parte da under 35». Chi dovevano essere questi mecenati? Persone giuridiche private e raggruppamenti temporanei di persone giuridiche private costituite da almeno cinque anni, che non si trovino in stato di fallimento, liquidazione o concordato preventivo e che abbiano realizzato, negli ultimi due esercizi approvati, un fatturato globale di almeno 8 milioni di euro. www.mecenati.ciam.it/progetto/ è chiaramente un altro sito ormai morto, come tutte le altre piattaforme per accedere a informazioni e fondi. 

Delle diverse centinaia di milioni spesi da Giorgia Meloni nel suo ministero non è rimasto nulla, nemmeno il ricordo. A rileggersi i suoi comunicati stampa, in uno dei momenti di massima crisi economica e sociale, mentre in piazza i movimenti degli studenti e degli universitari venivano repressi ferocemente, le sue ideuzze strampalate per i giovani seminavano piccole piantine sterili nel nulla di un deserto di ignoranza ideologica.

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