«Non dovrebbero dimettersi tutti i dirigenti che hanno usato soldi pubblici in modo improprio?», hanno chiesto i componenti Pd della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai in una nota. Piccolotti (Avs): «La destra ha immaginato un’incredibile teoria del complotto»
«Io sono stato intercettato illegittimamente, spiato, distrutto nella mia Privacy: e il Garante? Era in ferie?», ha detto Matteo Renzi a SkyTg24, aggiungendo che per lui «andrebbe abolito». Il leader di Italia Viva è intervenuto sul garante della Privacy all’indomani della notizia sull’inchiesta della procura di Roma che sta investendo quattro dei membri del collegio, indagati per peculato e corruzione, nei cui confronti la Guardia di finanza giovedì ha eseguito un mandato di perquisizione e sequestro.
Al centro le spese dei membri del collegio, i cui costi sono lievitati: si è passati, per i rimborsi, da «circa 851mila euro nel 2021 a un milione di euro nel 2024». E per i costi di gestione da «una spesa marginale nel 2021 poco superiore a 20 mila euro raggiungendo nel 2024 circa 400mila euro».
Se dall’authority dicono di essere «tranquilli» e uno dei componenti Guido Scorza, intervistato da Repubblica, ha affermato di non aver commesso illeciti né aver approfittato del suo ruolo, le opposizioni chiedono le dimissioni.
«Cosa ne pensa la presidente Meloni su quanto è emerso? Non dovrebbero dimettersi tutti i dirigenti che hanno usato soldi pubblici in modo improprio? Quanto è coinvolto Fratelli d’Italia in questa vicenda?», hanno chiesto i componenti Pd della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai in una nota.
«Non era facile oggi trovare argomenti per difendere i membri del collegio del Garante della Privacy, sotto inchiesta per corruzione e peculato e che non si sognano nemmeno di rassegnare quelle dimissioni che sarebbero dovute per tutelare la residua credibilità dell'istituzione», ha commentato la deputata di Alleanza Verdi e Sinistra Elisabetta Piccolotti, sottolineando come i giornali di destra si siano «superati» e abbiano «immaginato un’incredibile teoria del complotto da prima pagina. Secondo loro sarebbe infatti Sigfrido Ranucci il mandante della Procura». Al giornalista e conduttore di Report Piccolotti ha dato la sua solidarietà, di fronte a quello che ha definito l’«ennesimo attacco finalizzato a silenziare le voci scomode».
Per Ranucci, il cui programma ha firmato un’inchiesta che riguarda proprio i vertici dell’autorità garante, senza «blitz della politica» i membri «non se ne andranno mai». «Tu rinunceresti a 250 mila euro all'anno per poi doverti cercare un altro lavoro?», ha detto il giornalista in un’intervista a La Stampa.
È Maurizio Gasparri a rispondere alle accuse lanciate alla destra dalle opposizioni: «Rispetto alle bistecche esagerate dell’Authority, trovo molto più grave il caso del dossieraggio», ha detto a L’Aria che Tira su La7 spiegando che «per quanto riguarda il Garante della Privacy è evidente che dovrebbe essere al di sopra di ogni sospetto, tuttavia ciò che mi scandalizza di più è la vicenda degli archivi di Bellavia, consulente di giustizia di Ranucci e di Report, e il caso di dossieraggio impunito in Italia riconducibile a Striano».
Mentre, secondo il senatore di Fratelli d’Italia Raffaele Speranzon, «il Pd soffre di memoria, o forse fa finta di non ricordare. L’attuale Autorità Garante della privacy è a trazione di sinistra, nominata dalla maggioranza formata dal Partito democratico e dal M5S».
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