La annuncia il senatore Alfieri, al lavoro per il sì anche di M5s e Avs. Ma bisogna fare presto: se Trump decidesse di intervenire le differenze sbarrerebbero la strada comune. Il Pd aderisce alla manifestazione di Donna Vita Libertà, venerdì 16 a Roma. Provenzano: «Sarà la volontà del popolo a portare al cambiamento dall’interno, non gli interventi unilaterali esterni»
Una mozione unitaria delle opposizioni sull’Iran si stava rivelando impraticabile e la destra cominciava a ironizzare sulle divisioni fra Pd e M5s? E allora il Pd rilancia: compagni, meglio una mozione bipartisan. Lo ha annunciato oggi, martedì 13 gennaio, al Senato, naturalmente con altre parole, Alessandro Alfieri, capogruppo Pd in commissione Esteri e difesa.
Domani, mercoledì, in commissione Esteri e difesa, si lavorerà per il sì a una risoluzione bipartisan: «La situazione in Iran è totalmente fuori controllo. Migliaia di manifestanti uccisi, moltissimi giovani. Le continue violazioni dei diritti umani, la repressione nel sangue del dissenso e la negazione delle libertà fondamentali non possono più essere condannate con mere dichiarazioni di rito», dice Alfieri. «La comunità internazionale, e in particolare l'Europa ha il dovere di assumere un ruolo attivo: non con la forza, ma attraverso iniziative coerenti e credibili, capaci di imporre sanzioni vere e al tempo stesso di sostenere una transizione democratica guidata dagli iraniani».
Prima che arrivi Trump
Il Pd ha lanciato il cuore oltre l’ostacolo, a ora il sì degli alleati del Movimento Cinque stelle e di Avs non c’è ancora. Ma i dem faranno di tutto perché arrivi.
Meglio che il gesto unitario del parlamento arrivi presto. Finché è possibile. E cioè finché eventualmente in Iran non intervenga, come annuncia in queste ore, la mano pesante di Trump. Che fatalmente divaricherebbe il giudizio fra maggioranza e opposizione, e forse non solo.
Venerdì il Pd in piazza
C’è un’altra questione su cui il Pd è corso ai ripari. Nelle ultime ore il partito stava finendo sulla graticola con l’accusa di doppiopesismo della solidarietà: fortissima con il popolo di Gaza contro la pulizia etnica del governo israeliano, tiepida con il popolo iraniano massacrato dalla polizia morale degli ayatollah. Bonariamente, ma anche con una punta di malizia, a sfidare Elly Schlein a organizzare una manifestazione di solidarietà con l’Iran in rivolta era stato anche Paolo Mieli su La7, durante la trasmissione In Onda.
La segretaria ha sfoderato una delle sue risposte rimbalzanti come un muro di gomma: «Voglio rassicurarla, il Pd è sempre stato accanto al movimento Donna Vita Libertà», le eroiche donne che non hanno mai smesso di scendere in piazza contro gli ayatollah, «e ribadisco l’impegno a sostenere il popolo iraniano, in continuità con quanto fatto finora. Saremo parte delle prossime mobilitazioni».
Ma Schlein ha capito l’antifona. Anche quando ha sentito ripetere la richiesta da Piero Fassino, diretta a lei: «Schlein ha dichiarato che è favorevole a indire una manifestazione per l'Iran. Mi auguro che sia fatta rapidamente» perché «in Europa c'è timidezza a mettere in campo una mobilitazione forte a sostegno degli iraniani che stanno combattendo nelle strade di Teheran, anche a sinistra».
In realtà la questione nel Pd si è già posta qualche giorno fa. Il 3 gennaio il senatore Filippo Sensi ha lanciato, con un gruppo di volenterosi, un appuntamento a Roma, a Villa Borghese, davanti alla statua del poeta persiano Firdusi. Dove sono state deposte rose bianche in onore ai coraggiosi e alle coraggiose di Teheran e delle altre città. Sono arrivati esponenti di Italia Viva, di Più Europa, Libdem. Anche una nutrita delegazione dem, soprattutto colleghe vicine al movimento Donna Vita Libertà: Cecilia d’Elia, Cristina Tajani, Lia Quartapelle; e il segretario di Roma Enzo Foschi e un gruppetto di Giovani democratici.
Ancora Sensi, insieme agli esponenti delle altre opposizioni, per domani mattina ha organizzato alla sala Nassiriya del Senato, alle 11.15, un incontro con le attiviste e gli attivisti iraniani Pegah Moshirpour, Shervin Haravi, Rayhane Tabrizi e Ashkan Rostami.
Bene, per Sensi. Ma non benissimo per il Pd. Cioè non abbastanza per certificare che il partito è in piena e convinta mobilitazione.
No agli interventi esterni
Per questo nel pomeriggio, alla Camera durante l’audizione del ministro Antonio Tajani, il responsabile esteri Peppe Provenzano ha annunciato l’adesione del partito all’appuntamento – e al drammatico appello – dell’associazione Donna Vita Libertà a Roma. Sarà venerdì 16 alle 16. «Ogni nostro pensiero va all’Iran. Le immagini che hanno superato il blocco di Internet raccontano le straordinarie proteste, senza precedenti per dimensione e diffusione, contro i crimini e i fallimenti di un regime marcio, che sta uccidendo in massa, che spara alla nuca alle ragazze, che avvolge in sacchi neri cadaveri a migliaia e migliaia, secondo quello che ha detto la fondazione Madi della Premio Nobel di cui ancora una volta chiediamo la liberazione», ha detto Provenzano in aula. «Gli artisti, gli attivisti, anche gli analisti ci stanno dicendo con chiarezza che sarà la volontà del popolo a portare al cambiamento dall’interno, non gli interventi unilaterali esterni, non i bombardamenti israelo-americani, ma un popolo che sta dando la lezione di coraggio al mondo».
Anche il capogruppo dem in Senato Francesco Boccia vuole dimostrare che il Pd ha tutte le carte in regola per non essere accusato di doppio standard: «Il Pd è il partito che ha presentato più atti parlamentari di sostegno alla resistenza iraniana di tutti gli altri gruppi messi insieme, sfido tutti a guardare i numeri. Noi siamo vicini alla resistenza iraniana da sempre e facciamo iniziative ovunque e continuamente». E con le altre opposizioni, nessuna divisione: anzi «massima unità, «noi in prima linea con la resistenza iraniana».
© Riproduzione riservata


