Nonostante il blocco di internet imposto dal governo, dai social media continuano a emergere le immagini dei cadaveri ammassati e coperti da sacchi di plastica in Iran, dove le proteste iniziate il 28 dicembre scorso contro l’inflazione galoppante non accennano a placarsi, nonostante il tentativo del governo degli ayatollah, il 12 gennaio, di portare in piazza decine di migliaia di persone a manifestare contro le rivolte.

Iran International, media di opposizione iraniano con sede a Londra, citando un'analisi basata su fonti e dati medici parla di «almeno 12mila persone uccise nel più grande massacro nella storia contemporanea del paese», avvenuto in gran parte nell'arco di due notti consecutive, l'8 e il 9 gennaio. Diversi i numeri “ufficiali” forniti dal governo degli ayatollah: un funzionario iraniano, parlando con Reuters in condizione di anonimato, ha affermato che circa 2mila persone sono state uccise nelle proteste e che tra le vittime ci sono anche membri delle forze di sicurezza, almeno un centinaio.

Le tv di stato, senza internet, sono le uniche a diffondere notizie in Iran. Secondo quanto riporta l'agenzia statale iraniana Fars, citata da Sky News, in una conferenza stampa il governo iraniano ha parlato di un nuovo piano economico «che aumenterebbe il potere d'acquisto di molti iraniani», intervenendo cioè sulle condizioni economiche che hanno scatenato le proteste, inizialmente nei bazar di Teheran. In precedenti dichiarazioni, il regime e i suoi sostenitori hanno invece affermato che le proteste sono il risultato di interferenze straniere, soprattutto degli Stati Uniti e di Israele.

L’azione di alcuni paesi stranieri è lo stesso motivo, secondo il regime, per cui si è resa necessaria l’interruzione di internet: «Il governo stava dialogando con i manifestanti. Internet è stato interrotto solo quando ci siamo trovati di fronte a operazioni terroristiche e ci siamo resi conto che gli ordini provenivano dall'estero», ha dichiarato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ad Al Jazeera. Oggi gli iraniani hanno potuto invece chiamare all'estero con telefoni cellulari per la prima volta da quando le comunicazioni sono state interrotte.

Intanto, secondo l'organizzazione Hengaw per i diritti umani, citata dalla Bbc, un ragazzo di 26 anni, Efran Soltani, fermato giovedì scorso è già stato condannato a morte. Secondo l'organizzazione, la famiglia sarebbe stata informata che l'esecuzione avverrà domani, mercoledì 14 gennaio, sebbene non abbia ricevuto alcuna informazione sulla data del processo o sulle accuse a suo carico. «Non abbiamo mai visto un caso procedere così rapidamente», ha dichiarato alla BBC Awyar Shekhi dell'organizzazione. «Il governo sta usando ogni tattica a sua disposizione per reprimere le persone e diffondere la paura».

Le minacce di Trump

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è rivolto ai manifestanti iraniani invitandoli a non mollare, perché un aiuto è in arrivo. «Patrioti iraniani, continuate a protestare. Prendetevi le vostre istituzioni», ha scritto su Truth. «Annotatevi i nomi degli assassini e di chi si macchia di abusi. Pagheranno un prezzo alto», ha assicurato. «Ho annullato tutti gli incontri con i funzionari iraniani fino a quando l'insensata uccisione dei manifestanti non si fermerà». «L'aiuto sta arrivando». A queste parole ha risposto la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova: «Le minacce di Washington di lanciare nuovi attacchi militari contro l'Iran sono inaccettabili». 

Inoltre, Donald Trump ha annunciato che imporrà dazi del 25 per cento nei confronti di qualsiasi paese che faccia affari con l'Iran (con un chiaro riferimento a Pechino). La Cina ha risposto di opporsi a «tutte le sanzioni unilaterali illegali e alla giurisdizione remota». Secondo una dichiarazione dell'ambasciata cinese a Washington citata da Reuters, «la posizione di Pechino contro l'imposizione indiscriminata di dazi è coerente e chiara. Le guerre tariffarie commerciali non hanno vincitori, e coercizione e pressione non possono risolvere i problemi. La Cina prenderà tutte le misure necessarie per proteggere i suoi legittimi diritti e interessi».

Trump, scrive Cbs citando due funzionari del Dipartimento della Difesa, è stato informato su una vasta gamma di strumenti segreti e militari da utilizzare in Iran. Gli attacchi missilistici a lungo raggio rimangono un'opzione per un potenziale intervento statunitense, ma i funzionari del Pentagono hanno anche presentato operazioni informatiche e risposte psicologiche alla campagna. Il team per la sicurezza nazionale di Trump dovrebbe tenere una riunione alla Casa Bianca oggi, martedì, per discutere le opzioni. Non è chiaro se il presidente stesso sarà presente.

«Questo ciclo di violenza orribile non può continuare», ha dichiarato invece l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk. «L'uccisione di manifestanti pacifici deve cessare, ed è inaccettabile etichettare i manifestanti come “terroristi” per giustificare la violenza contro di loro», ha aggiunto.

Türk ha affermato che i manifestanti hanno cercato di ottenere «cambiamenti fondamentali» nella governance del paese, «e ancora una volta la reazione delle autorità è quella di usare la forza brutale per reprimere le legittime richieste di cambiamento». L’esponente dell’Onu ha definito inoltre «estremamente preoccupanti» alcune dichiarazioni pubbliche di funzionari giudiziari che menzionavano la possibilità di ricorrere alla pena di morte contro i manifestanti attraverso procedimenti giudiziari accelerati. «Gli iraniani – ha concluso – hanno il diritto di manifestare pacificamente. Le loro lamentele devono essere ascoltate e affrontate, e non strumentalizzate da nessuno».

Tajani: «Repressione inaccettabile»

Nella sua informativa di stamattina in Senato, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha definito la repressione di questi giorni in Iran contro i manifestanti «assolutamente inaccettabile». Il leader di Forza Italia ha parlato di «valore della libertà» come «presupposto della nostra azione di governo. Quella libertà per la quale, non posso non ricordarlo, in questi giorni le donne e gli uomini dell'Iran si stanno battendo nelle strade e nelle piazze, pagando un altissimo prezzo di sangue, di sofferenze, di carcerazioni, probabilmente di torture».

Tajani ha poi esortato il regime a cessare «l'uso della pena di morte contro gli oppositori pacifici».

Le tensioni con l’Ue

Lunedì 12 gennaio il Parlamento europeo ha introdotto il divieto di accesso ai suoi locali a tutto il personale diplomatico e ai rappresentanti della Repubblica islamica. Ma potrebbe non essere l’unica misura messa in campo dall’Unione europea.

«Il crescente numero di vittime in Iran è sconvolgente. Condanno inequivocabilmente l'uso eccessivo della forza e la continua limitazione delle libertà», ha scritto su X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. «L'Ue ha già inserito l'intero Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica nel proprio regime di sanzioni in materia di diritti umani», ma «in stretta cooperazione con l'Alta rappresentante/Vicepresidente Kaja Kallas saranno rapidamente proposte ulteriori sanzioni nei confronti dei responsabili della repressione. Siamo al fianco del popolo iraniano, che sta marciando con coraggio per la propria libertà», ha concluso von der Leyen.

A stretto giro è arrivata la risposta del regime, tramite il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, ancora su X: l'Iran, ha scritto, «non cerca inimicizia con l'Unione europea, ma ricambierà qualsiasi restrizione. Più di due anni di genocidio a Gaza, che ha causato la morte di 70mila palestinesi, non hanno portato il Parlamento europeo a intraprendere alcuna azione reale contro Israele. Anche se Netanyahu è ricercato per crimini di guerra dalla Corte penale internazionale, vola liberamente sullo spazio aereo europeo. Al contrario, bastano solo pochi giorni di violente sommosse in Iran perché il Parlamento europeo bandisca fisicamente i nostri diplomatici. La gente non è stupida. Vede ciò che sta accadendo con i propri occhi».

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