Alla Camera la conferenza organizzata dal deputato vannacciano Furgiuele con esponenti skihead e di CasaPound. Fontana: «Evento Inopportuno». Lui: «Nessun passo indietro». La tentazione scissionista di Vannacci terremota il partito del nord
L’imbarazzo dei deputati della Lega è palpabile, come anche lo spaesamento rispetto a una partita che si sta giocando a un altro livello. La causa è un evento organizzato, stamattina, nella sala stampa della Camera da Domenico Furgiuele, leghista legato a Roberto Vannacci, sul tema della «remigrazione». Invitati speciali: Luca Marsella di CasaPound, Ivan Sogari di Veneto Fronte Skinheads, Jacopo Massetti ex di Forza nuova e Salvatore Ferrara della Rete dei patrioti. Il generale non avrebbe nulla a che vedere con l’iniziativa, ma il solco in cui nasce è quello da lui tracciato.
Dopo giorni la polemica è esplosa nel pomeriggio di ieri. «Molinari lo convinca a fare un passo indietro e impedisca questa grave offesa alle istituzioni», ha detto la capogruppo dem Chiara Braga, «il parlamento non può diventare una tribuna per ideologie fondate sull’odio». E ha rincarato la dose il Movimento 5 stelle, inviando una lettera al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, per esprimere «indignazione e forte contrarietà» per la presenza di «personaggi che appartengono a sigle dichiaratamente razziste».
Dopo ore di silenzio, è toccato a Molinari intervenire solo per ammettere di avere le mani legate dal punto di vista tecnico, e sottintendendo che sia così anche dal punto di vista politico: «La Lega storicamente non ha mai avuto nulla a che fare con Skinhead e facinorosi. Ogni deputato è libero di organizzare autonomamente un evento senza il consenso del gruppo, come è avvenuto in questo caso». La sala infatti è stata prenotata direttamente da Furgiuele e non dal gruppo leghista, dunque Molinari non ha la facoltà di annullare nulla.
L’unico a poter fare il passo indietro è il deputato. Sarebbe stato molto meglio parlare del lavoro sulla sicurezza dei membri leghisti del governo «invece che di una proposta di legge che non è della Lega», è la chiosa stizzita del capogruppo. La rottura totale è stata certificata infine da Fontana, che ha detto chiaro e tondo di ritenere «inopportuna la conferenza» e «spero che il deputato ci ripensi. Ho fatto quanto era nelle mie possibilità in questi giorni», confermando i numerosi tentativi dei dirigenti leghisti di persuadere il deputato al passo indietro. Proprio questo è il punto critico per la Lega.
La scissione
In un momento di leadership salda a via Bellerio, sarebbe bastata una telefonata per cancellare tutto e forse anche per evitare succedesse. Ora, invece, è lo stesso Furgiuele a ribattere a stretto giro al suo capogruppo. «Nessun passo indietro», definendo la polemica «torcicollismo ideologico» e gli invitati «non sono fuorilegge ma cittadini che vogliono presentare una proposta di legge». Poi arriva lo schiaffo anche al presidente della Camera: «Fontana non parla a nome del mio partito ma ha un ruolo istituzionale» e «non mi piego alla sinistra». Infine, in un lessico che molto richiama quello vannacciano, definisce sé stesso e gli invitati «militanti e combattenti» e quella della remigrazione «è una battaglia per dare un contributo sulla sicurezza della nazione».
Null’altro serve aggiungere: lo scontro è aperto tra il gruppo leghista e Furgiuele, che da settimane è dato in uscita dalla Lega e oggi ha offerto ragioni in più per parlare di una rottura totale con i vertici del partito che lo ha fatto eleggere. L’attesa, per lui come per altri deputati e consiglieri regionali infilati in “quota generale” nelle liste, è però per il segnale di Vannacci: nei giorni scorsi ha depositato il simbolo “Futuro nazionale” con il suo nome in bella vista. Ha negato ci siano intenti scissionisti («è solo un simbolo») ma gli osservatori parlano da tempo della volontà dell’eurodeputato e vicesegretario di staccarsi dal partito di Salvini e creare l’Adf italiana, ricalcando il movimento di estrema destra tedesco.
La temperatura dentro la Lega è bollente: Salvini aveva annunciato un incontro chiarificatore con il suo vice per il prossimo weekend, ma gli eventi sembrano aver preso il sopravvento. Così, nonostante le smentite ufficiali della Lega, continua a venire confermata da fonti interne la richiesta di Luca Zaia (ora più libero di dedicarsi alla politica nazionale) di cacciare il generale considerato troppo estremista per la Lega delle origini. Un appello, questo, che certo non dispiace ai molti dirigenti che in questi mesi hanno espresso fastidio nei confronti delle fughe in avanti e delle prese di posizione personali di Vannacci, dai capigruppo Molinari e Massimiliano Romeo fino ai presidenti della Lombardia, Attilio Fontana, e del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. Ormai la sensazione è che a via Bellerio l’imbarazzo abbia lasciato il posto alla rabbia.
Così, il bivio per Matteo Salvini è arrivato: continuare a difendere Vannacci significa aprire lo scontro con la Lega storica; espellerlo vorrebbe dire regalargli una narrazione favorevole (secondo fonti interne, il generale non aspetta altro e sta facendo di tutto per farsi cacciare), oltre che una ammissione di responsabilità. Per ora tutto tace sul fronte del segretario, formalmente impegnato con l’inaugurazione delle Olimpiadi di Milano-Cortina. Anche per questo il generale non poteva scegliere settimana peggiore da rovinare al vicepremier.
Il punto, però, è tutto politico: secondo i rumors, il movimento vannacciano potrebbe valere anche il 4 per cento, dimezzando così il valore attuale della Lega. Se queste fossero le dimensioni dell’emorragia «difficilmente Salvini potrebbe rimanere ancora alla guida del partito», ragiona una fonte interna da sempre critica con la scelta di candidare Vannacci, «per farci poi rubare elettori». Del resto, Salvini aveva voluto Vannacci nelle liste alle Europee proprio per innestare nel suo partito i voti necessari a non farsi surclassare da Forza Italia. Ora, però, è in corso il violento rigetto del corpo estraneo.
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